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CRONACA

Crotonese colpito con spray agli occhi e picchiato per strada a Milano per un telefonino

GiuseppeF. si difende e, soprattutto, ancora malconcio continua a non fregargli nulla della nazionalità o razza degli aggressori

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Sabato 07 Ottobre 2017 - 14:0

Lo picchiano per arraffare un telefonino e lui trova la lucidità per offrire una lezione di come si dovrebbe dare una notizia, senza strumentalizzazioni, fronzoli e/o pietismi: rimanendo solo ancorato ai fatti!

Abbiamo letto questo post su facebook (che vi pubblichiamo integralmente assieme a parte della foto originale) ed abbiamo subito chiamato il malcapitato crotonese, da tempo, residente al nord.

Gli abbiamo chiesto se era possibile pubblicarlo in queste giornate di distrazione di massa dai veri problemi e, soprattutto, di latitanza totale di possibili soluzioni proposte, condivisibili ma anche imposte, qualora manganellari che vanno a cena a sbafo, imprestati impropriamente alle istituzioni, fossero in grado di attuarne.

La sua sconfinata educazione e, soprattutto, la sua lucidità ha fatto si che rispondesse naturalmente al nostro messaggio: “Ciao Procolo! Sto un po' meglio, grazie. Se serve per spostare l'attenzione dall'immigrato alla violenza, che non ha colore, per me va bene. Ti chiederei solo di anonimizzare il cognome (del tipo "Giuseppe F."), non cerco pubblicità sulle disgrazie”

Basta leggere il suo scritto con allegata foto, ed ecco a voi la notizia descritta perfettamente, con l’integrale post copiato:

"Questo è parte del risultato di una notte agitata.
Attendo l'autobus notturno alla fermata. Due ragazzi mi affiancano, mi chiedono l'accendino, lo cedo con cortesia. Pochi minuti, sento il rumore di uno spray, non vedo più. Mani addosso, nel tentativo di portarmi via il telefonino. Reagisco perché "se le prendi di santa ragione, tu insisti di più". Ne prendo abbastanza, ne do di più. Getto a terra uno dei due aggressori e, mentre urlo, alla cieca, meno.

Si accorge della colluttazione un netturbino che tenta di avvicinarsi armato di cacciavite, mentre gli aggressori fuggono.

Non mi portano via nulla, solo un po' di pelle che si riformerà in pochi giorni. (vedi foto n.d.r.).
In un bar una signora mi dà ospitalità. Vi collabora un ragazzo di colore, giura e spergiura: "Non siamo tutti così". Lo tranquillizzo, non faccio caso al colore della pelle. "Avrebbe potuto farlo un bianco o un giallo, un italiano o un coreano. Non sono contro nessuno".
Prendo un taxi, devo raggiungere la stazione, ho un volo tra due ore da Bergamo, destinazione mamma. La tassista nota il mio disagio, mi offre un cerotto e un fazzoletto imbevuto. "Queste sono le risorse della Boldrini". Con gli occhi semichiusi, una gamba distrutta e un gomito sbucciato, ho la reazione più veemente di tutta la nottata: "Signora, metta da parte la Boldrini, non c'entra nulla. Forse dobbiamo ripensare i modelli di sicurezza e welfare di questo Paese".
Non lo racconto per farmi compatire, non me ne frega niente. È capitato a me, per fortuna, che ho fisico e forze per difendermi.
Lo racconto perché molti altri avrebbero tirato fuori vecchi slogan del tipo "aiutiamoli a casa loro". No, non funziona così. Aiutiamoci tutti a capire che ci sono delle regole in questo Paese e vanno spiegate, prima ancora che rispettate. Che la microcriminalità ci sta consumando e non abbiamo una chiara strategia per combatterla. Che non esistono culture e razze più aggressive di altre, solo che "il bisogno costringe l'uomo a compiere atti impuri".
Sottolineo, in chiusura, la straordinaria generosità di questa comunità. Dalla locandiera che mi ha accudito al netturbino pronto a intervenire, dalla tassista coi cerotti nel cruscotto al bigliettaio del bus per Bergamo che mi ha fatto lo sconto di un euro, non avendo altri contanti a disposizione.
Milano è una città che ama, una città che non s'arrende all'indifferenza, che non sa voltarsi dall'altra parte.
Milano è una città che unisce.
PS: lo spray al peperoncino usato su un calabrese ha scarso effetto, garantisco!"



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