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E’ risorto per darci un motivo di speranza

Il messaggio di Pasqua di Mons. Angelo Panzetta.

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Cari fratelli e sorelle nel Signore,

nell’imminenza della Pasqua intendo farvi giungere un messaggio per invitarvi a vivere questa solennità con la gioia della fede, sebbene tutti avvertiamo ancora il peso di una condizione di grande prova, a motivo della pandemia che tiene col fiato sospeso l’umanità intera. Mi piace in questo contesto riprendere alcune parole di un sermone di S. Agostino nelle quali si illustra lo stretto legame che unisce la Pasqua e la speranza cristiana: «È risorto infatti per darci un motivo di speranza, poiché risorge ciò che muore; affinché, essendo destinati alla morte, non disperassimo e non pensassimo che con la morte la nostra vita è totalmente finita. Eravamo infatti preoccupati perfino della sorte dell’anima; ma lui risorgendo ci ha dato la certezza anche sulla sorte del corpo. (…) Diciamo pertanto a Cristo che risorge: Tu, Signore, sei la mia speranza» (S. Agostino, Sermone 261). Gesù è risorto per darci un motivo di speranza. Questo messaggio, che ha attraversato tanti secoli della storia umana, risuona con una forza del tutto particolare negli ultimi mesi nei quali, a motivo di una crisi sanitaria che ha provocato tantissime vittime, gli esseri umani hanno dovuto fare i conti con temi che, nella complessità della vita quotidiana, rischiavano di essere accantonati e, in particolare, si sono dovuti confrontare con la realtà della vulnerabilità e della morte. Si tratta di questioni spesso trascurate, in alcuni casi anche “tabuizzate”, che la crisi sanitaria ha squadernato di fronte ad un’umanità che ha dovuto tornare a misurarsi con domande di significato ineludibili. Penso che gli eventi che stiamo vivendo costringano tutti a fare i conti con la questione di senso e particolarmente con domande che toccano il mistero della vita e della morte: dove porta l’esistenza umana? Cosa c’è dopo di essa? A questa domanda il mistero pasquale di Gesù ci permette di rispondere che la morte non costituisce la fine di tutto, perché, nella luce di quello che è accaduto a Lui, possiamo dire che, alla fine, la Vita ha trionfato. Questa è la certezza che sottende la fede cristiana: Gesù Cristo, che è stato ingiustamente ucciso, è risorto con il suo corpo glorificato. Egli, pur essendo stato crocifisso, ha sconfitto la morte e ha lasciato la tomba. Essa è «il luogo dove chi entra non esce. Ma Gesù è uscito per noi, è risorto per noi, per portare vita dove c’era morte, per avviare una storia nuova dove era stata messa una pietra sopra. Lui, che ha ribaltato il masso all’ingresso della tomba, può rimuovere i macigni che sigillano il cuore» (Papa Francesco, omelia di Pasqua 2020). Per questo, all’alba del primo giorno dopo il sabato, Pietro e Giovanni hanno trovato la tomba vuota. Anche altri testimoni lo hanno visto: alcune donne lo hanno incontrato; lo hanno riconosciuto due discepoli di Emmaus; il Risorto è apparso anche agli Apostoli la sera nel Cenacolo e quindi a molti altri discepoli in Galilea.

Quest’evento straordinario della vita di Gesù ci riguarda perché il Signore è risorto anche per noi che, credendo in lui, possiamo ricevere il dono della vita eterna. Quindi, l’annuncio della risurrezione illumina le zone buie della vicenda umana che è liberata dal vuoto e dalle illusioni effimere, in quanto nella Pasqua, come si dice nella liturgia, «Morte e vita si sono affrontate in un prodigioso duello: il Signore della vita era morto; ma ora, vivo, trionfa» (Sequenza di Pasqua). Tale vittoria, tale novità è capace di trasfigurare l’esistenza di chi l’accoglie, come è attestato nella vita di tanti credenti che hanno vissuto al ritmo liberante del mistero pasquale. Certo, anche se, dopo la risurrezione di Cristo, la morte non ha più potere sull’uomo e sul mondo, tuttavia rimangono, sia pure ormai provvisoriamente, ancora visibili nel mondo alcuni segni di morte. Cristo ha sconfitto il male e la morte, ma ora è necessario che gli uomini offrano la loro collaborazione perché la vittoria del Risorto si prolunghi nei loro vissuti segnati dalla giustizia, dalla verità, dalla misericordia, dal perdono e dall’amore. Se Gesù risorto è la speranza del mondo, noi credenti abbiamo la responsabilità storica di piantare e coltivare semi di speranza nei nostri contesti di vita. È seme di speranza per il mondo un’esistenza umana vissuta nell’amore, nella gioia e nella pace, nella pazienza, nella benevolenza, nella bontà, nella fedeltà; è seme di speranza per il mondo una vita umana aperta alla ricerca di tutto ciò che è vero, nobile, giusto, puro, ciò che è amabile e onorato, ciò che è virtù e merita lode.

Nella luce di queste considerazioni, che riprendono alcuni aspetti fondativi dell’annuncio cristiano, invito tutti i credenti a essere fermento di speranza in mezzo alla nostra gente e nel nostro territorio sapendo che Cristo è risorto per darci un motivo di speranza, per regalarci il diritto di sperare. A Pasqua, infatti, «conquistiamo un diritto fondamentale, che non ci sarà tolto: il diritto alla speranza. È una speranza nuova, viva, che viene da Dio. Non è mero ottimismo, non è una pacca sulle spalle o un incoraggiamento di circostanza, con un sorriso di passaggio. No. È un dono del Cielo, che non potevamo procurarci da soli» (Papa Francesco, Pasqua 2020). Questo “diritto speranziale” ci impedisce di cedere alla rassegnazione o alla disperazione. Tutti possiamo sperare per la fedeltà di Dio, per la sua compagnia e la sua cura nei confronti degli uomini.
Animato da tali sentimenti, voglio che giunga a tutti voi il mio augurio di una Pasqua piena di consolazione e di speranza, vissuta nella pace e nella comunione con Dio. L’augurio è rivolto in modo particolare a tutti coloro che hanno perso la fiducia e per questo rischiano di abbandonare uno sguardo positivo al presente e la passione per il futuro. A tutti sento di poter dire: sorella, fratello, anche se stiamo passando giorni difficili, non seppellire la tua speranza, non arrenderti perché, nella luce della risurrezione di Cristo, le tenebre e la morte non hanno l’ultima parola. Coraggio, nel Signore niente è perduto, tutto può rinascere! A tutti giunga la mia benedizione e la certezza della mia preghiera.

Angelo Raffaele
Arcivescovo

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