Quantcast

“Pitagora la scelse fra tutte”

Grande successo per Gianluca Facente che ha aperto la II Edizione di “Percorsi e visioni pitagoriche”, al Museo e Giardini di Pitagora.

Nella bellissima cornice che offre sempre il Museo e Giardini di Pitagora, è partita la seconda edizione di “Percorsi e visioni pitagoriche” (link), il lungo itinerario inserito all’interno delle “Summer Invansion” che racconta la storia di uno dei protagonisti dell’antica Kroton. Ad aprire questa serie di incontri è stato lo scrittore, divulgatore e poeta Gianluca Facente. A dare il via alla la piacevole serata, moderata dalla giornalista Giusy Regalino, è stato il padrone di casa Santo Vazzano, presidente del Consorzio Jobel, che dopo aver salutato il numeroso pubblico accorso per l’occasione, ha voluto sottolineare l’intento di questo percorso culturale, che diventa un modo anche per tornare ad incontrarsi ed attraverso la socialità discutere di quello che è il territorio crotonese. Fare tutto questo partendo dalle radici della nostra terra diventa così un atto dovuto e non poteva non essere che Gianluca Facente a fare da apripista in questo cammino.

gianluca facente

Era una grossa responsabilità quella di far parte e far partire questo percorso, nel corso del quale si alterneranno altri amici ed altri relatori e questo mi rende felice ed orgoglioso.

Per chi si aspettava la classica lezione “monografica” su Pitagora e la sua filosofia, pensiamo sia rimasto deluso, perché quello a cui abbiamo assistito Mercoledì non è stato un dotto monologo o la presentazione di un testo sul filosofo di Samo, è stato qualcosa di più. Un dialogo “con” una persona, sicuramente straordinaria, ma dotata di un lato umano. Ed è forse questo lato umano che abbiamo sempre tralasciato per guardare più al pensiero che non all’individuo, più agli insegnamenti che non alla persona. Gianluca Facente ha deciso di ribaltare completamente questa visione per cercare di “far parlare” il Pitagora uomo, che ha espresso emozioni, prima ancora che pensieri. Il liberarsi di quell’aura di maestro/docente che deve per forza cercare di insegnare qualcosa a chi lo ascolta, ha permesso a Gianluca di condurre l’intera conversazione su un piano inedito, dove non era più lui a parlare ma era lo stesso filosofo che raccontava di se stesso. Un uomo umile e consapevole, non, un santo o un supereroe ma una persona normalissima che sceglie la città di Kroton considerandola mèta ideale per dare sfogo a quelle che sono le sue passioni e la sua sete di conoscenza.

La grandezza degli uomini consapevoli risiede nella loro umiltà. Colui che ha necessità di essere arrogante evidentemente non è consapevole, ma semplicemente un insicuro.

Ed dunque il cardine di tutta la narrazione condotta in maniera magistrale e lo diciamo senza sorprenderci troppo, è stato lo stesso del titolo dato all’incontro “Pitagora la scelse fra tutte”. Un motto che per chi consce Gianluca Facente non è nuovo, ma nonostante tutto ha avuto un impatto emotivo tale da lasciare la platea intera in religioso silenzio, intenta solo nell’ascolto.

Accade così qualcosa di unico nel VI secolo. A Crotone, dove già esisteva una scuola medica ed una scuola atletica, arriva Pitagora convinto che possa dispensare sapere, ma è anche convinto che possa attingere a quello che è la cultura di Kroton. Crotone è la città che affascinò di più Pitagora e permettetemi di dire che questo è forse uno step superiore.

Ed effettivamente il tema della “scelta” è stato quello che ha colpito maggiormente il pubblico che, e vogliamo sottolinearlo, nonostante l’imminente gara della Nazionale contro la Svizzera, non sembrava avesse fretta di alzarsi dal proprio posto. L’amore per la storia, per la cultura e per la loro divulgazione ha da sempre caratterizzato il lavoro di Gianluca, che nonostante le difficoltà che si possono riscontrare su un territorio già di per se povero di input culturali, non ha mai perso quella voglia di mettersi in gioco, andando sempre oltre quella che è mera comunicazione didattica, ma esprimendo e mettendo tutto il proprio essere e la propria forza di volontà, in tutte quelle attività che puntano alla valorizzazione del territorio. Un tesoro non tenuto per se stesso o preso e trasferito in altre sedi, lontane da Crotone, ma avendo come obbiettivo principale il “prima la mia città”. Ed è qui che anche si incarna il detto citato nel corso dell’incontro: “Koina ta ton philon – Che tutto sia comune tra gli amici”, una delle massime che Pitagora era solito dispensare ai crotoniati. Massima che mette in evidenza il bisogno di collettività che già il filosofo aveva intuito servisse ad una comunità per crescere e che oggi rappresenta un nodo cruciale da cui ripartire, soprattutto dopo questo lungo periodo pandemico. E qui vogliamo scomodare forse in maniera impropria ma adatta al contesto (giudicate voi) una delle menti più importanti prima di tutto di Napoli e poi di tutta Italia: Luciano De Crescenzo. “…perché anche l’amore per una città può essere incondizionato” scriveva in “Non parlare, baciami: La Filosofia e l’Amore”. Ed è questo amore che traspare dallo slancio con cui Gianluca si rivolge al pubblico. Un amore con la “A” maiuscola; un fuoco sacro che investe chiunque sia disposto ad ascoltare per diventare protagonista nella ricerca della bellezza della propria terra. La storia, non è una soluzione ai problemi della modernità, ma può divenire il pungolo per spingerci a metterci in gioco, per provare a salvare e rilanciare la nostra amata terra.
Infine un ultimo punto toccato, e lo citiamo per ultimo solo per una questione cronologica, è stato quello relativo al pensiero se vogliamo, del “misticismo” di Pitagora. Come per tutto il resto dell’incontro, il pubblico ha continuato ad ascoltare rapito, le parole dello scrittore crotonese, che è riuscito a dare rapide pennellate dell’antica intelligenza di cui si faceva portatore il filosofo. Un pensiero che nel corso del tempo si è auto conservato penetrando non solo nella cultura occidentale odierna ma anche nel mondo religioso. Una linea temporale del pensiero che non si è mai interrotta, ma che anzi rappresenta un ideale ponte tra il nostro passato e l’oggi; quasi ad invitarci a tronare ad essere curiosi nei confronti di una storia che è più presente di quanto immaginiamo.