La docente Stellatelli in Spagna per costruire ponti di umanità per i rifugiati attraverso l’insegnamento della lingua

"Incontrare tanti rifugiati nelle varie strutture spagnole che abbiamo visitato mi ha permesso di sfiorare con l’anima le loro storie, ma soprattutto scoprire cosa significa guardare la loro realtà da un’altra prospettiva".

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La parola è l’espressione del pensiero e dei sentimenti, unisce le persone creando ponti di umanità. Ne è profondamente convinta Eleonora Stellatelli, docente di lettere presso l’Istituto Nautico “M. Ciliberto” di Crotone, reduce da un’esperienza formativa, come collaboratrice volontaria al progetto “Rethinking the Environment and Migrant Inclusion” promosso dall’Associazione culturale Itaka Training in Spagna, tenutosi a Siviglia dal 12 al 18 giugno scorso. Nell’ambito del Programma ERASMUS+ KA1 – Learning Mobility of Individuals KA104 – Adult education staff mobility, il training course ha raccolto 28 partecipanti giunti da Regno Unito e Italia: studenti universitari britannici, coinvolti nel Master e Progettazione per lo studio del fenomeno delle migrazioni in Europa, mediatori culturali, operatori di centri di accoglienza e docenti di italiano per stranieri. Tra questi ultimi non poteva mancare la professoressa Stellatelli, negli ultimi mesi impegnata anche nel progetto della Società Dante Alighieri di Crotone che prevede lezioni di italiano per i rifugiati ucraini approdati nella città pitagorica.

Incontrare tanti rifugiati nelle varie strutture spagnole che abbiamo visitato, tra cui il Centro de Acogida Refugiados de Sevilla, un’eccellenza tra i centri di accoglienza, mi ha permesso di sfiorare con l’anima le loro storie, ma soprattutto scoprire cosa significa guardare la loro realtà da un’altra prospettiva che parte dai bisogni primari e si dirige verso i bisogni relazionali» racconta la docente crotonese richiamando i bisogni essenziali che, secondo lo psicoterapeuta Erskine, favoriscono la qualità della vita e il senso di sé nella relazione. Colma delle emozioni vissute durante la settimana intensa di attività teorico-pratiche e visite in strutture che si occupano dell’inclusione dei rifugiati nel tessuto sociale, confida: «In your Shoes, in italiano questa espressione significa immedesimarsi nelle condizioni altrui, mettersi nei panni di qualcuno. Dinanzi all’invito a metterci a nudo e provare ad entrare nei panni di un rifugiato, ho pensato che le scarpe dei migranti, talvolta, sono la prova tangibile del loro cammino verso la salvezza. Sono scarpe consumate dopo aver percorso centinaia e migliaia di chilometri, scappando da guerre, persecuzioni, torture, alla ricerca della salvezza in Europa.

Il momento formativo si è rivelato utile per apprendere e confrontare conoscenze ed esperienze con altri professionisti europei al fine di costituire una rete. «Sono certa che, presto, condividerò con colleghi, operatori e altri volontari del nostro territorio quanto imparato da quest’esperienza, favorendo la creazione di nuove attività che coinvolgano rifugiati» conclude Stellatelli sottolineando quanto apprendere la lingua del paese ospitante sia fondamentale per facilitare la comunicazione e garantire l’autonomia di ogni profugo, volgendo lo sguardo insieme verso l’inclusione.

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