E’ la cruda lettura del massacro in medio oriente di Cecilia Sala a vincere la XV edizione del Caccuri

Si chiude la manifestazione che in quindici anni ha indubbiamente portato ribalta nazionale, forse bisognevole di altra prospettiva

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    “I figli dell’odio” della giornalista Cecilia Sala vince la XV edizione del Premio Caccuri. E’ certamente la notizia più importante di questa edizione che va radicalizzando la kermesse in una serie di passerelle sempre interessanti, ma certamente non più appuntamenti imperdibili. Se la giornalista infatti propone nuda e cruda la radicalizzazione di Israele, la distruzione della Palestina, l’umiliazione dell’Iran in questo bel libro Mondadori edizione 2025, un reportage profondo sulla prospettiva dell’evento culturale di punta della provincia di Crotone e tra i più attesi del mezzogiorno, andrebbe pure fatta, forse. Varrebbe la pena poter tentare di misurarsi con una lettura collettiva e non solo scolastica di questo libro che esplora la radicalizzazione delle nuove generazioni in Israele, Gaza e Iran, e si conclude con la drammatica esperienza di detenzione vissuta dall’autrice, che non è nemmeno diventata oggetto di studio nel paese che si azzuffa in “comiche” provinciali piuttosto che in risorgimento civile.

    Non vuole essere una critica tranchant, anzi. Un invito a seguire e non inseguire. E Caccuri se lo può permettere: se lo deve concedere alle soglie della maturità!

    Ora che le luci si sono tornate a spegnere, ci permettiamo di suggerire di ragionare sulla divulgazione ed il coinvolgimento, ancora prima che al palco dell’anno prossimo. Le storie che scorrono ed attraversano la bellissima Torre d’Argento del Maestro orafo Michele Affidato, meritano approfondimento ed umanità; come quella messa in campo anche dalla sfida che ha posto di fronte quattro libri e quattro sguardi diversi sul nostro tempo. Con Sala, in gara c’erano infatti Luca Sommi, autore di “Solo amore. Appunti per un manifesto in difesa degli animali”; Pietro Grasso, con “U Maxi. Dentro il processo a Cosa Nostra” e Tommaso Cerno, autore di “Le ragioni di Giuda”; non facciamo scivolare, anche sulla pelle dei libri, che è importante che si accendano fari, per quanto belli; o solo polemiche da bar della tv più o meno colta (ma al fallimento); lasciando i nostri ragazzi in balia del fascino delle luci, che ad accenderle, sempre più spesso, c’è gente che si nutre solo di quelle, a scapito proprio della capacità di alzare la testa dei nostri giovani, non più capaci e vogliosi di guardare a quante anatre arrivino, senza essere capaci di distinguere il crudo dal morto.

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