Imboscata dal Mare, tre sere in cui Crotone ha ospitato il giornalismo italiano foto

La quarta edizione di Imboscata dal Mare ha portato nell’Arena del Teatro Scaramuzza tre serate di giornalismo, confronto e partecipazione con ospiti nazionali e voci del territorio. Un pubblico numeroso ha confermato che Crotone ha trovato in questa rassegna un appuntamento culturale ormai identitario.

La quarta edizione di Imboscata dal Mare si è chiusa lasciando dietro di sé la sensazione di una città che, almeno per tre sere, ha respirato giornalismo, confronto e partecipazione. Quest’anno la rassegna,  organizzata dall’associazione Esperienze in collaborazione con il Comune di Crotone, ha trovato una nuova cornice nell’Arena del Teatro Scaramuzza, uno spazio che ha dato aria agli incontri e ha permesso al pubblico di riempire gli spalti fino all’ultimo posto.

A condurre le serate, come sempre, Federico Casanova, che ormai è diventato il filo rosso della manifestazione. La sua presenza garantisce continuità, ritmo e quella capacità di far dialogare ospiti molto diversi tra loro senza mai perdere il senso del percorso.

La prima serata ha avuto un protagonista che non ha bisogno di presentazioni: Piercamillo Davigo, magistrato del Pool di Mani Pulite, figura centrale della storia giudiziaria italiana. La sua intervista è stata un viaggio dentro le pieghe della giustizia, tra le promesse che non diventano mai riforme, le distorsioni che rallentano i processi e il rapporto sempre complesso tra opinione pubblica e magistratura. Davigo ha dedicato un passaggio importante al sistema carcerario italiano, mettendolo a confronto con quello federale statunitense: un paragone che ha fatto emergere differenze strutturali, culturali e politiche, e che ha acceso un dibattito vivo tra il pubblico, particolarmente attento, quasi rapito da un racconto che non si limita alla teoria ma affonda nella realtà.

La seconda serata ha portato sul palco Peter Gomez, direttore de Il Fatto Quotidiano, che ha parlato del giornalismo d’inchiesta nell’epoca della velocità, delle notizie che si sovrappongono, della difficoltà di distinguere ciò che è verificato da ciò che è solo “virale”. Gomez ha insistito sulla responsabilità del giornalista, che non può permettersi di inseguire il rumore ma deve restare fedele ai fatti. Accanto a lui, come da tradizione, sono saliti due giornalisti crotonesi: Giuseppe Pipita (Il Crotonese) e Gigi Abbramo (La Gazzetta del Sud). Le loro voci hanno riportato il discorso sul territorio, sulle sue contraddizioni e sulle sue ferite aperte. Sanità fragile, trasporti insufficienti, servizi che non reggono il passo con i bisogni reali: una fotografia che non vuole essere pessimista, ma che chiede attenzione e impegno. Il confronto tra la dimensione nazionale e quella locale è stato uno dei momenti più significativi dell’intera rassegna, perché ha mostrato come il giornalismo, quando è onesto, sappia tenere insieme le grandi questioni e le piccole battaglie quotidiane.

La terza serata si è aperta con Francesco Vignis, portavoce del Comune di Crotone da vent’anni, attraversando quattro amministrazioni di colori politici diversi. Presentando il suo libro “Parole pubbliche. 20 anni da portavoce”, Vignis ha raccontato il mestiere dell’addetto stampa dall’interno: un ruolo che richiede equilibrio, trasparenza e soprattutto la consapevolezza di essere, prima di tutto, un giornalista. Ha insistito sul fatto che chi comunica per le istituzioni non deve mai dimenticare di far parte dello stesso sistema informativo della carta stampata e delle televisioni, e che il rapporto con la stampa non è un accessorio, ma una responsabilità.

A seguire, il palco ha ospitato un incontro che molte testate hanno definito “il più vivace”: quello tra Piero Sansonetti, direttore de L’Unità, e Pietro Senaldi, direttore di Libero. Due visioni opposte, due sensibilità politiche lontane, due modi diversi di intendere il giornalismo. Il loro dialogo, acceso ma rispettoso, ha toccato il tema del pluralismo, della polarizzazione del dibattito pubblico, del ruolo del giornalismo d’inchiesta in un Paese dove spesso la discussione si trasforma in tifoseria. Il pubblico ha seguito con grande partecipazione, confermando che Crotone ha voglia di ascoltare voci diverse e di confrontarsi senza paura.

Gli spalti dell’Arena del Teatro Scaramuzza sono stati gremiti per tre sere consecutive. Una partecipazione così ampia non è mai scontata, soprattutto in una città che spesso si sente lontana dai grandi circuiti culturali. Imboscata dal Mare dimostra invece che Crotone ha fame di luoghi di confronto, di parole che aiutano a capire, di spazi dove la comunità possa ritrovarsi non solo per assistere, ma per pensare insieme.

La quarta edizione si chiude con un bilancio più che positivo. Ospiti di rilievo, dialoghi intensi, territorio protagonista, pubblico presente e curioso. Una rassegna che non porta solo nomi importanti, ma costruisce un tessuto culturale, un’abitudine al confronto, una consapevolezza collettiva. E mentre le luci dell’arena si spengono, resta la sensazione che Crotone abbia trovato in Imboscata dal Mare un appuntamento che non è più solo un evento, ma un pezzo della sua identità culturale.