Roma-Crotone, il volo che non voleva partire: cronaca di un’odissea aerea
Il decollo era previsto alle 17:30. Poi alle 21:05. Anzi no, alle 19:30. Anzi, alle 20:30. Poi la porta bloccata, il pullman che se ne va, i passeggeri sulla pista. Alla fine si parte alle 21:39 e si atterra a Crotone alle 22:52. Benvenuti sul Roma-Crotone, dove l'orario è un'opinione.
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Ci sono voli che partono in ritardo e poi c’è il Roma-Crotone di ieri venerdì 11 settembre. Qui non siamo più nel semplice campo dell’aviazione commerciale, qui siamo dalle parti della fantascienza applicata agli orari aeroportuali. Perché se avete acquistato un biglietto per un volo previsto alle 17:30, normalmente vi aspettate di partire più o meno a quell’ora.
Errore!
Ore 14:30: tutto sembra normale
I passeggeri arrivano a Fiumicino alle 14:30, il volo Sky Alps per Crotone è programmato per le 17:30. C’è tutto il tempo, peccato che poco dopo arrivi il primo messaggio: Volo posticipato alle 21:05. Quattro ore abbondanti di ritardo.
Va bene. Ci si organizza. Si aspetta. D’altra parte, cosa può andare storto?
La risposta arriverà nelle ore successive.
Ore 16:02: sorpresa! Il volo torna indietro
Alle 16:02 arriva un nuovo messaggio: il volo è stato anticipato alle 19:25. Avete letto bene, prima posticipato alle 21:05, poi anticipato alle 19:25.
Una specie di macchina del tempo aeroportuale.
I passeggeri si adeguano e aspettano.
Ore 18:38: no, scherzavamo
Due ore dopo, altra notifica: il volo è nuovamente posticipato: 20:15, anzi no 20;10, anzi no 20;15, anzi no 20:10. Quattro messaggi in un minuto con due orari diversi.
A questo punto il passeggero medio potrebbe iniziare a chiedersi se stia aspettando un aereo o partecipando a una lotteria, ma nessuno perde la pazienza.
Si aspetta ancora.
E alle 19:36, finalmente, iniziano le operazioni di imbarco.
Evviva. È fatta.
No… Non è fatta!
La porta decide di non collaborare
I passeggeri iniziano a imbarcarsi, si fa vedere il biglietto alla hostess insieme al proprio documento di identità e si supera l’ultimo controllo certi di andare, finaslmente, a sedersi in aereo, ma c’è un piccolo dettaglio: la porta che conduce verso l’uscita dall’aerostazione rimane bloccata.
Il pullman è fuori, aspetta i passeggeri per portarli all’aereo. Peccato, però, che i passeggeri siano dentro e la porta non abbia alcuna intenzione di aprirsi.
Passano i minuti.
Poi mezz’ora.

I passeggeri escono di nuovo dall’area di imbarco, ci si può sedere nella sala d’attesa intanto che qualcuno provi a capire cosa diavolo non va in quella porta.
Passa un’ora. Alla fine bisogna aspettare circa un’ora e un quarto, un’ora e venti prima che la porta venga finalmente sbloccata.
Missione compiuta: sono le 21:02 e i passeggeri possono finalmente uscire dall’area imbarco per prendere il pullman e andare sull’aereo.
Ma nel frattempo c’è un altro problema: il pullman è andato via.
E così si passa direttamente dalla categoria “passeggero in attesa” alla categoria “passeggero parcheggiato sulla pista”. Tutti fuori, in attesa del pullman che dovrà riportarli… pardon, portarli finalmente all’aereo.
Se fosse una sceneggiatura, qualcuno avrebbe già chiesto di riscriverla perché troppo surreale.
Ore 21:30: arriva la ciliegina
Alla fine il pullman arriva. Alle 21:28 passeggeri salgono sull’aereo. Sono tutti seduti.
Finalmente!
Alle 21:30, però, arriva l’ennesima comunicazione sulla chat dell’aeroporto: Nuovo orario di partenza: 21:35.
Perfetto! Peccato che siano le 21:30 e che i passeggeri siano già tutti seduti dentro l’aereo, sembra quasi di essere su “Scherzi a Parte”.
È probabilmente la prima volta nella storia dell’aviazione in cui l’orario di partenza deve ancora essere comunicato mentre l’aereo è già pieno di gente pronta a partire.
A quel punto qualcuno potrebbe aver pensato che, vista la giornata, sarebbe stato più prudente non fidarsi neppure dell’orologio.
Alle 21:39, finalmente, si vola
Dopo tutto questo, alle 21:39 il volo decolla davvero da Fiumicino.
E questa volta è vero.
Nessun nuovo messaggio.
Nessun anticipo.
Nessun posticipo.
Nessuna porta bloccata.
Nessun pullman che scappa.
Solo un aereo che, finalmente, fa quello per cui era stato prenotato: volare.
Alle 22:52 l’atterraggio a Crotone.
Sipario.
In tutta questa storia, una sola cosa ha funzionato
C’è però un aspetto che merita di essere raccontato e forse è quello più bello: i passeggeri.
Perché dopo ore di attesa e una sequenza di comunicazioni che avrebbe fatto perdere la pazienza anche a un monaco tibetano, nessuno ha perso la testa.
Ci sono state lamentele, naturalmente e ci mancherebbe altro, ma sempre con educazione.
Nessuna scenata.
Nessun urlo.
Nessun comportamento sopra le righe.
Nessuno che abbia trasformato il disagio in una guerra.
Tutti hanno aspettato, hanno chiesto spiegazioni, si sono confrontati e hanno continuato ad aspettare.
Una bella dimostrazione di civiltà da parte dei passeggeri, proprio mentre tutto intorno sembrava funzionare secondo regole tutte sue.
E poi, naturalmente, c’è l’11 settembre
A voler aggiungere un’ultima nota di amara ironia, resta il calendario: ieri era 11 settembre.
Una data che non ha certo bisogno di spiegazioni quando si parla di aerei e che porta con sé una tragedia che il mondo non ha dimenticato. Ed essere bloccati in aeroporto proprio nel 25esimo anniversario dell’attacco alla Torri Gemelle, alimenta ansia e paure.
Per fortuna, oggi, la storia è stata soltanto quella di un volo tremendamente in ritardo. Perché, alla fine, dopo aver visto cambiare l’orario più volte, una porta bloccata, un pullman scomparso e una notifica che annunciava le 21:35 mentre tutti erano già seduti… l’unica cosa che è davvero precipitata, oggi, è l’immagine del migliore aeroporto italiano.



