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Forse non tutti sanno che…

Rifiuti "pericolosi",sulla banchina del nostro porto e deposito costiero di rigassificazione per il GNL; una bomba per Crotone.

Mentre le altre città della Calabria si candidano come capitali della cultura, ci sorge il dubbio in merito ad un altro ipotetico titolo cui attualmente la città di Crotone potrebbe aspirare stante la situazione che è sotto gli occhi di tutti e alla quale ognuno di noi sembra ormai assuefatto e/o rassegnato.

Personalmente non ci stiamo e riteniamo che tutti i cittadini che amano la loro città debbano ribellarsi a questo trend che ci vede sempre più legati al business dei rifiuti e del loro trattamento nonché ai tentativi reiterati di realizzare le idee più strampalate, antigieniche e pericolose che possano esserci sicuramente senza alcun vantaggio per la collettività, ma, altrettanto sicuramente, con un ritorno economico significativo solo in favore dei geniali e perspicaci ideatori i quali si lanciano entusiasticamente nel caos della terra di nessuno nella quale, tuttavia, sembra davvero che solo qualcuno possa affermare che “si puote ciò che si vuole“.

E’ recente, infatti, la notizia della prosecuzione dell’istruttoria per consentire il rilascio dell’autorizzazione all’esercizio di un’attività imprenditoriale che dovrebbe avere come oggetto lo stoccaggio e la movimentazione di rifiuti sulla banchina del nostro porto.

Attenzione, non si tratta come qualcuno ha voluto far credere dei nostri rifiuti che salpano verso lidi diversi, bensì di un punto di approdo, transito e ripartenza di rifiuti provenienti da qualsiasi parte d’Italia e d’Europa.

Rifiuti identificati anche con codici pericolosi che hanno portato ad ipotizzare, negli ultimi tempi, addirittura il transito di scorie radioattive provenienti dalla dismessa centrale di Montalto di Castro.

Qualcuno si ostina a parlare di merce, e probabilmente per gli operatori questa è la corretta definizione, ma pur cambiandone la definizione, la sostanza resta tristemente e tragicamente la stessa.

Rifiuti.

Anche pericolosi.

Mentre a Corigliano Rossano la cittadinanza, in situazioni analoghe, è insorta chiedendo di risolvere radicalmente la questione a tutela della salute e delle attività dei pescatori a Crotone tutto fila liscio come l’olio verso la soluzione finale e sicuramente non a vantaggio della collettività cui ancora una volta si chiede di abbandonare ogni ipotesi di sviluppo legata alla bellezza del patrimonio artistico e culturale della nostra terra in favore dei progetti di pochi.

E se qualcuno pensa che solo i rifiuti siano il fulcro della new green economy crotonese, si tranquillizzi.

A tutta tutela dell’ambiente già martoriato e della salute pubblica, nella terra di nessuno si cerca di avviare, nel silenzio più assoluto e per questo ancor più preoccupante, una ulteriore iniziativa imprenditoriale che, a nostro avviso, porrebbe la pietra tombale su ogni vocazione di sviluppo turistico del territorio.

La realizzazione di un deposito costiero di rigassificazione per il GNL (gas naturale liquefatto) di “appena” 20.000 mc che prevede la costruzione di un pontile a mare dove attraccheranno le navi che trasportano il gas, una condotta in parte sottomarina ed in parte sulla terraferma che trasferirà il gas in un deposito da ubicare in area CORAP.

Il tutto, insomma, in un’area del SIN ed in un territorio che certo non si ignora essere ad elevato rischio sismico, come peraltro abbiamo sperimentato anche di recente.

Una vera e propria bomba, in quiescenza, alle porte di Crotone.

Immaginate, poi, il successivo trasferimento del gas sugli autotreni che lo trasporteranno fuori dal perimetro crotonese verso la loro destinazione avviandosi sulla nostra già “sicura” SS 106 sulla quale aumenteranno il traffico in maniera esponenziale; immaginateli attraversare paesi e centri abitati con il loro carico esplosivo.

Ma immaginate, poi, l’ulteriore danno per i pescatori di Crotone che già subiscono le limitazioni alla loro attività per le piattaforme di estrazione ed ai quali, come se non bastasse, viene negato l’accesso alle royalties che potrebbero in parte ristorarli delle loro perdite.

Se tutto ciò fosse teatro, forse Amleto avrebbe cambiato il proprio quesito: Si tratta di una regia preordinata che gratifica il nostro territorio la cui sorte minoritaria è stata decisa da tempo immemorabile o è solo colpa nostra che continuiamo a girarci dall’altra parte salvo poi a lamentarci quando i danni sono fatti cercando un capro espiatorio per il nostro colpevole silenzio?

Ai posteri, forse, l’ardua sentenza.

 

Margherita Corrado M5S Senato

Elisabetta Barbuto M5S Camera