Altro rinvio (breve) del processo per il disastro sul lavoro di Crotone

Le difese hanno sollevato un’altra eccezione, il giudice si è riservato la decisione per il 4 novembre. La discussione entrerà finalmente nel vivo nell’udienza del 20 novembre

Altro rinvio, oggi, venerdì 30 ottobre 2020, in tribunale a Crotone, avanti il giudice Romina Rizzo, dell’udienza preliminare del processo per il disastro sul lavoro del 5 aprile 2018, dove tre operai hanno perso la vita, travolti dal crollo di un muro del cantiere durante i lavori di ampliamento del lungomare di viale Magna Grecia: le vittime sono Giuseppe Greco, 51 anni, e Mario De Meco, 56, entrambi di Isola di Capo Rizzuto, e l’appena 35enne di origini rumene Dragos Petru Chiriac, di Crotone. Tra i familiari già costituitisi parte civile nel processo vi è anche la mamma di Chiriac, che è assistita, unitamente ad altri congiunti giovane operaio, attraverso il consulente personale dott. Giuseppe Cilidonio, da Studio3A-Valore S-p.A.

Nell’udienza odierna si sarebbe dovuti finalmente entrare nel vivo con la discussione sulle richieste nei confronti degli imputati da parte del Pubblico Ministero titolare del procedimento penale per il reato di omicidio colposo in concorso, il dott. Andrea Corvino. Il magistrato, a chiusura delle indagini preliminari, ha chiesto il rinvio a giudizio per tre figure apicali della Crotonscavi Costruzioni generali S.p.a., l’impresa incaricata dal Comune di eseguire i lavori “incriminati”, e per il progettista. Si tratta del geom. Gennaro Cosentino, 58 anni di Crotone, rappresentante legale dell’impresa, appaltatore delle opere, redattore del Piano Operativo di Sicurezza, datore di lavoro di fatto e di diritto e direttore tecnico di Crotonscavi; il geom. Massimo Villirillo, 57 anni, di Crotone, dirigente e procuratore della società, a cui erano conferiti specifici poteri di vigilanza e organizzazione del lavoro; il geom. Giuseppe Spina, 45 anni, pure di Crotone, capo-cantiere preposto della ditta, e l’architetto di origini vicentine residente a Como Sergio Dinale, 58 anni, legale rappresentante dello Studio veneziano “D:RH architetti e associati” con sedi a Mestre e Como, firmatario del Psc (Piano di Sicurezza e Coordinamento), progettista dell’opera e direttore dei lavori e coordinatore della sicurezza in fase di progettazione (Csp) ed esecuzione (Cse).

Agli imputati il Pm contesta a vario titolo, ciascuno per le proprie funzioni, gravissime violazioni in ordine alla “inosservanza di leggi, regolamenti, ordini e discipline” alla base dell’incidente. Le indagini hanno portato ad accertare che “l’evento si verificava perché nel corso delle lavorazioni di un nuovo muro di contenimento a valle del preesistente (a 2,5 metri), veniva trascurata la situazione di fatto costituita dalla presenza di un basamento in cemento la cui rimozione, e successiva asportazione del terreno sottostante (per 70 cm di profondità), senza previa valutazione e senza cautele, comprometteva l’equilibrio statico del muro poi collassato, privo di fondazioni, da cui conseguiva una concreta situazione tale che una occasionale, minima causa perturbativa, quale la vibrazione indotta da un mezzo di cantiere o la presenza di una zona maggiormente scavata al piede, già scalzata per la rimozione del basamento, ne provocava il rovinoso ribaltamento” scrive il magistrato nella sua richiesta di rinvio a giudizio.

I legali degli imputati, tuttavia, hanno lamentato una lesione al diritto alla difesa sollevando questa volta una questione di legittimità inerente le modalità di svolgimento dell’incidente probatorio disposto durante le indagini preliminari. Il giudice si è riservato la sua decisione in merito, che sarà resa nota nell’udienza ri-calendarizzata, esclusivamente per questa ragione, con rinvio breve, al prossimo mercoledì 4 novembre. Già fissata, poi, al 20 novembre l’udienza per la prosecuzione dell’udienza preliminare e la decisione definitiva circa la richiesta di rinvio a giudizio.