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La provincia di Crotone ad un punto di non ritorno?

Scegliere un nuovo inizio Ripartire dall’aiuto concreto e dalla costruzione della comunità

La provincia di Crotone in 31 anni di classifiche compilate in occasione dell’indagine de “Il Sole 24 Ore” è passata dalla 101esima posizione all’ultima (LINK). Un tracollo infinito, nonostante i numerosi dibattiti sulle strategie di sviluppo e le molteplici azioni portate avanti dalle istituzioni ad ogni livello. Il nostro territorio è agli ultimi posti in tutte le classifiche per reddito, occupazione, consumi, servizi. Un tracollo che segna il fallimento di quanto avvenuto finora, dalla chiusura delle fabbriche ad oggi.

Se leggiamo tali dati – spiega il Presidente dell’Ente camerale Alfio Pugliese – alla luce di un ulteriore indicatore, l’indice di permeabilità dei territori alla criminalità analizzato nell’omonima indagine realizzata da Eurispes (nell’ambito del Protocollo d’intesa tra Eurispes e Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo), aspetto che vede in prima posizione la nostra provincia, la lettura dei fenomeni assume toni ancora più drammatici: la crisi del sistema sociale ed economico rende possibile la scalata della criminalità organizzata per il controllo del territorio. Come spiega anche il magistrato Nicola Gratteri nei suoi testi, le cosche utilizzano, infatti, l’enorme liquidità accumulata con i proventi di attività illecite per accedere all’imprenditoria sana e lo fa in due modi: o aggredendo direttamente le imprese in crisi rilevandole, oppure fingendo di andar loro in soccorso con prestiti a tasso di usura per poi ridurre gli imprenditori sul lastrico e finire per rilevare comunque le imprese ormai giunte al collasso. E’ la mimetizzazione dell’illegalità nel legale che reca un grave danno alle realtà imprenditoriali più virtuose, nonché all’intero territorio.

Tale situazione scaturisce dalla difficoltà di accedere al credito, soprattutto in particolari situazioni di crisi come quella generata dall’attuale pandemia, calata come una spada di Damocle su un territorio già minato da un’atavica fragilità, o a seguito di drammatiche catastrofi, come le recenti alluvioni. Non bisogna cadere nell’errore di pensare che la crisi economica non abbia conseguenze sociali, essendo le due dimensioni legate a doppio filo: il crollo del sistema economico genera disagio sociale, disgregazione e disperazione, come attesta il grado di indigenza che potrebbe indurre a disordini sociali e azioni illecite. In aeronautica si utilizza l’espressione “punto di non ritorno” per intendere un punto della rotta superato il quale non si ha più la possibilità di ritornare alla base. La crisi nel crotonese ha raggiunto ormai un “punto di non ritorno”? Difficile dire se vi è ancora la possibilità di innescare delle dinamiche inverse ma, senza dubbio, servono delle azioni forti dalle istituzioni a livello locale, regionale e nazionale mediante il coinvolgimento del sistema bancario, dei sindacati, delle associazioni di categoria, degli ordini professionali, per dare delle risposte concrete alle famiglie ed ai piccoli imprenditori travolti dalla crisi.

Le nostre proposte di sviluppo prendono le mosse da un immediato aiuto concreto con tutte le risorse disponibili alle imprese in attesa di liquidità immediata, avvalendosi dei fondi antiusura della Legge 108, per supportarle nel difficile accesso al credito. L’allarme certificato lanciato dagli studi e dalle indagini menzionati sopra, sulla situazione della provincia rende urgente una manifestazione concreta di disponibilità e sensibilità da parte delle istituzioni al mondo delle PMI per traghettare questo periodo di particolare difficoltà. E’ necessario in questo momento storico per la città di Crotone un immediato tavolo di raccordo con Governo, Regione, Comune ed ENI per avviare insieme un’azione straordinaria per la nostra provincia partendo dalla forte capacità economica, professionale e progettuale della multinazionale. È il momento che ENI e il governo dimostrino un atto di solidarietà nei confronti di questa comunità.

Al contempo, mutuando le parole dell’Arcivescovo della Diocesi di Crotone-Santa Severina mons. Panzetta in occasione della presentazione di Polos, bisogna iniziare a costruire “comunità”. Ciò lo si può fare solamente rinunciando alle logiche centraliste (che stanno portando all’implosione dello Stato Nazione) per aderire definitivamente allo “sviluppo del locale”. Come ricorda Don Francesco Occhetta nel significativo articolo “Scegliere un nuovo inizio”, per fare ciò è necessario attuare una serie di riforme, a partire da quella costituzionale, passando per quella del sistema industriale e finanziario, ma soprattutto attraverso una “nuova politica dei territori”: “questa nuova economia – scrive Occhetta – dev’essere progettata su scala locale, creando un tessuto territoriale che valorizzi le culture, le tradizioni e le risorse esistenti sul territorio (…) la sostenibilità esige politiche di solidarietà a partire da quei beni comuni – come l’acqua, l’aria pulita, il cibo sano – che non possono essere gestiti secondo logiche di mercato”.
Noi tutti ben sappiamo quali e quanti risorse inespresse abbia, ancora oggi, la provincia di Crotone, ma per disvelarle e valorizzarle occorre un appello alla “responsabilità per il proprio territorio”, inteso, prima di tutto, come costruzione e cura della comunità di cittadini che si relazionano nella gestione e nell’uso di beni comuni.