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Associazioni e cittadini per Moussa Balde

"La storia di Moussa, è l’altra faccia della medaglia del nostro Paese fatto di leggi, norme e regole, che di fatto, intrappolano uomini, donne e bambini provenienti dalla parte sbagliata del mondo”.

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Riceviamo e Pubblichiamo:

A Moussa,
Che la terra ti sia lieve!
Non possiamo che stringerci al dolore di quanti conoscevano Moussa, un ragazzo di 23 anni la cui unica colpa è stata quella di trovarsi nel posto sbagliato, l’Italia! Si, perché la storia di Moussa, è l’altra faccia della medaglia del nostro Paese fatto di leggi, norme e regole, che di fatto, intrappolano uomini, donne e bambini provenienti “dalla parte sbagliata del mondo”, in un sistema burocratico senza fine. Moussa si trovava rinchiuso nel centro di rimpatrio della città di Torino da giorno 9 Maggio, data in cui, dopo aver subito un’aggressione brutale per mano di tre ragazzi Italiani nel pieno centro cittadino di Ventimiglia, che lo aveva costretto ad un ricovero in ospedale e ad una prognosi riservata di ben 10 giorni, gli è stato consegnato un foglio di via e disposta l’immediata reclusione nel centro di Corso Brunelleschi.
Un gioco beffardo, il cui schema è sempre lo stesso, da vittima si diventa improvvisamente colpevoli. La colpa di Moussa è stata quella di non possedere un permesso di soggiorno ed essere per tanto diventato per il nostro paese un migrante “irregolare”; ma sappiamo realmente che cosa ci sia dietro questa ed altre “irregolarità rilasciate” dal governo Italiano? Per quel che ne sappiamo, Moussa potrebbe essere stato tranquillamente uno dei tanti ragazzi, uomini, donne o bambini, diventati irregolari a seguito della legge 113 del 2018, conosciuta meglio come Decreto Salvini. Uno dei tanti, troppi, a cui è stata dapprima riconosciuta la protezione umanitaria e successivamente alla legge 113, al momento del rinnovo, negata la possibilità qualsiasi altro tipo di protezione. Uno dei tanti, lasciato dunque in balia dei cedolini di rinnovo senza tempo o ad una sequela di dinieghi ed intimidazioni di rimpatrio. Oppure potrebbe essere uno dei cosiddetti “Migranti Economici”, quelli di cui tanto parla il nostro paese ma che nei fatti, nulla fa per dare risposte e trovare soluzioni, finendo poi per lasciarli nella morsa della criminalità organizzata che ne fa braccia e manodopera da sfruttare nei campi, come badanti o per qualsiasi altro lavoro sottopagato, in nero! Moussa era un ragazzo di 23 anni, che come tutti i suoi coetanei, sognava un lavoro, una casa, una persona con cui passare insieme il resto della vita, sognava la felicità. Moussa era una persona che come molti, specialmente in questo delicato periodo storico che ci ha gettati
nell’incertezza, avrebbe avuto bisogno di un supporto. Sicuramente Moussa, non avrebbe mai pensato di poter un giorno essere vittima di una xenofobia folle, di essere picchiato e rinchiuso in un centro per trovare poi, come sua unica via di fuga dai propri problemi, la morte. Non possiamo fare altro che augurarci che la terra gli sia live e allo stesso tempo, non possiamo esimerci dal chiedere la chiusura immediata dei Centri di Rimpatrio. Campi di detenzioni al limite della legalità in cui, lontano dagli occhi di tutti, nella completa indifferenza di tanti e per volontà di troppi, uomini e donne vengono privati della loro libertà personale, negati di qualsiasi diritto di base e lasciati alle proprie sofferenze. Chiediamo con forza che chi ha aggredito brutalmente Moussa venga condannato. Chiediamo che venga fatta luce sulla vicenda, sul perché Moussa sia stato rinchiuso in un Cpr nonostante ritenuto altamente vulnerabile e su come sia possibile che nell’indifferenza di chi aveva attorno, Moussa, un ragazzo di soli 23 anni, proveniente dalla Guinea, dopo aver attraversato l’oceano, abbia deciso di togliersi la vita.
Affinché la storia di Moussa non si disperda nel nulla e non rimanga una delle tante voci inascoltate di questo paese, chiediamo al Governo che vengano presi provvedimenti, che il tema immigrazione non sia più demandato al ministero degli interni e che sia abolita la legge 113 del 2018. Chiediamo invece che venga istituita apposita legge che condanni penalmente chi, approfittando del proprio ruolo Istituzionale e servendosi di una propaganda spicciola e becera, incita all’odio e alla violenza. E’ diventato quanto più inaccettabile che atti di xenofobia come quello subito il 9 Maggio da Moussa, siano diventati all’ordine del giorno e ancor più grave è che ci possa essere la libertà di patteggiare ed esultare per tali aggressioni servendosi dei nuovi mezzi di comunicazione digitale, rimanendo di fatto impuniti.

c.s. per Moussa Balde con firme

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