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La propaganda non è informazione

Ieri è apparso l'ennesimo articolo sul Park and ride che strumentalizza a fini politici l'esperienza del Park and ride.

Riceviamo e Pubblichiamo:

L’informazione dovrebbe avere il compito di informare per l’appunto, portare a conoscenza di qualcosa. Diversamente, diventa semplice propaganda, vuota retorica di chi, non avendo contenuti, utilizza strumentalmente i fatti, senza tener conto di chi magari, quei fatti li ha vissuti in prima persona. Ieri è apparso l’ennesimo articolo sul Park and ride che strumentalizza a fini politici l’esperienza del Park and ride. Un’esperienza che è fatta di persone, di idee e di impegno e che, nonostante il fallimento della mancata continuità, ha rappresentato un temporaneo laboratorio di idee e di progetti per il futuro. Utilizzare questi fatti, per propaganda politica “su ordinazione”, non solo svilisce quindi l’impegno dell’associazione e di tutti quelli che, orbitando intorno ad essa, hanno contribuito per quel breve periodo a riqualificare la zona; sminuisce anche il senso di ciò che è stato fatto: non una semplice attività di erogazione di un servizio, ma il tentativo di immaginare un nuovo modo di concepire gli spazi e le relazioni che all’interno di questi spazi si creano.

Sorvolando sulla totale mancanza di coerenza di chi scrive (nel 2018, all’inizio di quell’avventura, secondo la “testata” il park and ride era uno spreco di soldi, che non serviva a nessuno e che non avrebbe avuto futuro; oggi è un bene primario negato alla comunità) ci troviamo nostro malgrado a dover ribadire che, se il park and ride è in queste condizioni, la colpa è da attribuire sicuramente e principalmente alla precedente amministrazione (non quella commissariale, sarebbe ovvio ma meglio ribadire), per il semplice fatto che avendo avuto l’opportunità di dare continuità a quell’esperienza, non è stato in grado di farlo: se per incapacità o per mancanza di volontà non spetta a noi stabilirlo. L’attuale amministrazione è sicuramente carente da questo punto di vista, ma al momento del suo insediamento i mezzi erano già in stato di abbandono da circa un anno e quindi rimetterlo in funzione aveva costi maggiori perché la maggior parte dei mezzi andavano revisionati se non riparati o sostituiti del tutto. Addossare interamente la colpa della chiusura del park and ride all’attuale amministrazione, lodando invece la precedente per averlo reso fruibile, non solo è meschino, ma anche lesivo della dignità di chi quel posto lo ha fatto funzionare veramente. L’apice di questa pochezza infatti, l’articolo lo raggiunge con le didascalie delle foto che lasciano intendere come il park and ride funzionasse grazie alla precedente amministrazione, e non già grazie all’impegno dei soci e delle socie di Ciclofficina, nonché di tutte quelle persone che intorno Ciclofficina orbitano. Tutto questo per ribadire un concetto: le nostre esperienze e il nostro impegno sono volti alla costruzione di una nuova visione della solidarietà sociale e della condivisione dei beni comuni; non tollereremo quindi passerelle mediatiche, utilizzi strumentali e attacchi politici, fatti sulle nostre spalle, come nel caso del summenzionato articolo, che senza aggiungere nulla alla questione park and ride, si appropria di quell’esperienza, mistificandola a fini commerciali (perché ribadiamo, di informazione non ne vediamo traccia). Nessuno, a parte noi, che abbiamo dedicato quasi due anni al park and ride, può esprimere giudizi di merito sulla questione, perché a parte interessi sporadici e comunque interessati, a nessuno in questa città è mai interessato veramente di quello spazio.