Crotone, da Centro Storico a Città Storica

Riflessioni sulla fragilità urbana di Crotone, proponendo di sostituire il concetto di “Centro storico” con una Città storica più ampia e inclusiva.

Riceviamo e Ripubblichiamo:

Con questa “riflessione”, oggi scritta a due mani , domani , auspicabilmente, a più mani, iniziamo una lunga serie di “riflessioni” per accentrare l’attenzione su alcune tematiche /problematiche che interessano la città di Crotone, in particolare la sua fragilità .

La fragilità della sua area urbana.

Riflessioni non estemporanee che pubblichiamo con l’auspicio di non ritrovarci più, nei prossimi mesi, da soli e in solitudine. E iniziamo questa serie di riflessioni con una che c’interessa e c’intriga molto e sulla quale ci piacerebbe aprire una riflessione e una discussione corale. L’uso della definizione “Città Storica”,  che comprende anche la “Città Vecchia” , rispetto al consueto “Centro Storico”.

Cambio di definizione che non è, e non può essere, almeno nelle nostre intenzioni, solo una prassi e un vezzo nominalistico in quanto le due definizioni, Città Storica e Centro Storico , secondo alcuni studiosi che hanno approfondito la tematica, descrivono approcci alla parte storica della città differenti seppur non antitetici.

Centro storico è una zona di città con un’identità culturale e storica forte, spesso protetta per la sua conservazione”, anche se quest’assunto non è e non sempre è stato valido per Crotone , come sappiamo, e come sperimentiamo quotidianamente, nella Città Vecchia. Una parte dell’area urbana violentata e abusata con la presenza di superfettazioni, aggiunte abusive , inutili e superflue, che l’hanno in parte abbrutita e resa completamente anonima e marginale rispetto al resto della città .

Sotto quest’aspetto la Città Storica, meglio che Città Vecchia, la città racchiusa dentro le mura, può riferirsi a un’area più ampia che può includere certamente e non solo la Città Vecchia , ma anche altre zone significative della città , anche i quartieri nati attorno alla Città Vecchia, penso ai quartieri Marina e Marinella. Penso al quartiere nato attorno al Convento San Giovanni di Dio fuori le mura, poi divenuto Ospedale Civile, e oggi teatro Scaramuzza, e penso al quartiere oggi non più esistente di Borgata Giardini e al quartiere di Via Libertà e il quartiere Carmine, quello nato sulle rovine del vecchio quartiere meglio conosciuto come quartiere Shangai , oggi non più esistente, alle spalle di Viale Antonio Gramsci .

Città storica non è quindi per noi una sottigliezza nominalistica ma “l’introduzione di un concetto nuovo più aderente all’evoluzione di ciò che nel tempo è stato considerato il patrimonio storico artistico di una città. Un significato che dal dopoguerra in poi è andato progressivamente mutando, per cui dalla volontà di salvaguardare singoli monumenti si è passati alla salvaguardia unitaria del luogo dove la maggior parte di questi monumenti sono concentrati”.

“Uno spazio dai confini ben definiti chiamato Centro storico, definizione con la quale era inteso il centro di una città circondato dalla periferia. Una specie di stella con quartieri periferici satelliti intorno” che per quanto riguarda Crotone invece di allargarsi , com’è nella natura della storia, si è paradossalmente rimpicciolito nella percezione degli abitanti fino a ridurre l’idea del centro della città a Piazza Pitagora , (parte di ) Via Veneto, Via Paternostro, Via Tedeschi , (parte di) Via Venezia, (parte di) Via Roma, (parte di) Via Firenze , (parte di) Via Cutro , (parte di) Via Mario Nicoletta , (parte dei) portici di Viale Regina Margherita e (parte dei) portici di Via Poggioreale , escludendo di fatto Via Poggioreale , Via Reggio , Via General Tellini e Corso Messina.

Città storica, invece, “è un concetto che rispetto al luogo dà priorità alla storia e alla memoria e prende atto del fatto che [a Crotone , come in tutte le città] la storia densa e compatta scritta nella città vecchia si è seguitato a scriverla diffusa nel territorio”, una storia data da piccoli nuclei abitativi (penso in primis ) al quartiere Marina e quartiere Marinella e al quartiere Carmine ( quello delle baracche lungo tutto il fronte mare, oggi non più esistente) .  E, naturalmente, “quella storia è inscritta nell’edilizia contemporanea di qualità sociale come quella popolare, o artistica come il liberty, o architettonica come la razionalista sulla quale spesso si è abbattuta la furia speculativa con abbattimenti scriteriati”, come nel caso di Crotone , in cui la furia speculativa si è abbattuta su Piazza Pitagora , Via Cutro , Via Mario Nicoletta, Via Veneto, Via Poggioreale, Via Reggio ,Via General Tellini, Corso Messina , Viale Cristoforo Colombo, Via Antonio Gramsci  nella città .

In definitiva per noi Centro storico è una definizione troppo centrica, troppo limitante, troppo amministrativa, dai confini troppo rigidi. Mentre “le conoscenze acquisite e le riflessioni fatte su com’è stato inteso negli ultimi decenni e sulle politiche di salvaguardia e recupero stanno conducendo,  anche se questo comporta sempre resistenze, alla convinzione che memoria e storia sono sempre vive e attive e non possono essere circoscritte dentro il confine fisico della città vecchia con la quale di fatto fino al primo, e in parte, al secondo dopoguerra hanno coinciso. È ovvio che questa continui ad avere un forte ruolo simbolico e di identificazione civica e sia lo spazio denso e stratificato dove si concentrano i valori più rilevanti da salvaguardare, ma è altrettanto ovvio che oramai è acquisita l’idea che si debba valicare il confine delle mura cittadine per far arrivare sguardi, cuore e attenzione a parti di città e territorio oltre quel confine riconoscendogli la qualità storica che hanno”.

“Passare [quindi] dal concetto di Centro storico a quello di Città storica più dinamico e permeabile, i cui confini si insinuano nella parte di città che si può definire contemporanea e viceversa (la contemporaneità la si trova  all’interno della cinta muraria ) introduce la memoria storica nell’intero corpo della città, mettendo insieme la città storica entro le mura formatasi sulla struttura e sul modo di vivere ‘medievale’, sulle addizioni successive addossate , e adiacenti, alle mura medievali con la quasi totale scomparsa di orti e giardini” [ a questo riguardo nella città storica di Crotone gli unici giardini e orti superstiti sono rimasti Orto Tellini , proprietà pubblica, e il giardino adiacente Palazzo Lucifero, proprietà privata -] e “la città storica dell’espansione novecentesca a volte pianificata”,  [a Crotone grazie alla lungimiranza di alcuni sindaci sino al 1926 e di alcuni podestà dal 1927 al 1943] , “altre volte sorta sulla base di modifiche impreviste date da varianti, cambiamenti a decisioni già prese, abusivismo e relativi condoni”[ se pensiamo alla città di  Crotone, pensiamo  alle storture, che gridano vendetta,  inferte a Piazza Pitagora , Viale Poggioreale , Via Reggio , Via General Tellini, Piazza Umberto , Lungomare Cristoforo Colombo e Lungomare  Viale Antonio Gramsci,  Corso Messina , Via Cutro, Via Mario Nicoletta, Viale Regina Margherita] .

Tutte queste considerazioni svolte a volo d’uccello portano a riprendere quest’ulteriore riflessione finale : “Allargare lo sguardo ai beni storico-artistici diffusi nel territorio rende più armonica la gestione del territorio, apre prospettive nuove e amplia al tempo stesso la dimensione del termine “patrimonio” inglobando in esso quei luoghi sparsi nel territorio comunale che hanno un riconosciuto valore sociale, simbolico, storico, artistico” [ e quindi la] Città storica non è la semplice sostituzione un pò gattopardesca,  soluzione per lasciare tutto come prima,  di un termine (centro) con un altro (città) più accattivante ma un significativo cambio di prospettiva che nasce da una visione in grado di associare storia, memoria e progetto che spesso tendono a contrapporsi aiutando a trovare le risposte all’eterna contesa tra conservazione e trasformazione . Tra permanere e divenire”.

Su queste basi e da queste basi vorremmo partire per iniziare una discussione e un dibattito esteso a tutta la comunità, nessuno escluso, al fine di creare le condizioni per trasformare Crotone nella città dei quartieri e delle periferie diffuse con un waterfront dal Promontorio Lacinio passando per il fiume Esaro, il fiume sacro, alla foce del fiume Neto. Una città con una forte identità popolare.

Una città compatta raggiungibile dai quartieri e dalle periferie al centro e viceversa in 15 minuti.

Giovanni Lentini

Cesare Nicoletta

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