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CRONACA

Affari di ndrangheta nell'eolico, arrestato il sindaco di Cortale (NOMI - VIDEO)

Operazione dei carabinieri e della Dda di Reggio Calabria. Francesco Scalfaro, accusato di concussione, va ai domiciliari: avrebbe chiesto tre assunzioni per favorire la realizzazione di opere necessarie al parco eolico di Amaroni. In manette anche 6 imprenditori (I NOMI)

 

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Giovedì 12 Luglio 2018 - 10:0

di Antonio Capria

È in corso dalle prime ore di questa mattina, in varie località del territorio nazionale, una vasta operazione dell’Arma dei Carabinieri di Reggio Calabria, denominata "Via col vento",  in esecuzione di un’ordinanza di applicazione di misura cautelare emessa dal gip Maria Cecilia Vitolla nei confronti di 13 persone, ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, estorsione, illecita concorrenza con violenza o minaccia e danneggiamento, aggravati dal metodo o delle finalità mafiose, e induzione indebita a dare o promettere utilità. Tra gli arrestati vi sono il sindaco di Cortale Francesco Scalfaro, che è stato sottoposto alla misura dei domiciliari, e 6 imprenditori.

Scalfaro, in particolare, è accusato di concussione, perché, abusando della qualità e dei suoi poteri di sindaco del Comune di Cortale - si legge nel capo d'accusa - induceva un altro indagato, Giuseppe Evalto, referente di zona di una società, a promettergli indebitamente l'assunzione di tre operai, quale ricompensa per non aver creato problemi nell'iter amministrativo di approvazione dei lavori di costruzione del cosiddetto "by-pass di Cortale",  un'opera necessaria per permettere di trasportare le pale eoliche dal porto di Crotone al parco eolico di Amaroni. A fronte nel ritardo nell'assunzione, spiegano i magistrati, il sindaco poneva in essere atti pregiudizievoli, come ad esempio la chiusura al transito per dieci giorni della strada appena fuori dal centro di Cortale abitualmente percorsa dai camion che lavoravano per l'azienda.

In carcere sono finiti:

  • Giuseppe Evalto (’63), nativo di Spilinga e residente a Pizzo;
  • Antonino Paviglianiti (’65), nativo di Reggio Calabria e residente a Bagaladi;
  • Rocco Anello (’61) di Filadelfia;
  • Giuseppe Errico (’54) di Cutro;
  • Romeo Ielapi (’72) di Filadelfia;
  • Pantaleone Mancuso “Luni Scarpuni” (’61) di Limbadi;
  • Giovanni Trapasso (’48) di Cutro:

Il gip ha disposto l’applicazione della misura degli arresti domiciliari per:

  • Domenico Fedele D’Agostino (’58), nativo di Mileto e residente a Vibo;
  • Francesco Scalfaro (’59), sindaco di Cortale
  • Riccardo Di Palma (’72) nato in Australia e residente a San Lupo (BN);
  • Mario Fuoco (’59) di Crotone;
  • Giovanni Giardino detto Giancarlo (’72) di Maida;
  • Mario Scognamiglio (’77) di Napoli.

Sono state inoltre sequestrate 6 imprese per un valore di 42 milioni di euro. 

Si tratta delle imprese: Autotrasporti F.E. srl di Pizzo; La Molisana Trasporti srl di Fiumicino; Paviglianiti srl di Reggio Calabria; Ditta Ielapi Romeo di Filadelfia; Hipponion Global Security Service di Vibo (formalmente D'Agostino Domenico impresa individuale); Hotel "Ulisse Risotrante Nausicaa dal 1972" di Maida.
Le attività investigative, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria guidata dal procuratore Giovanni Bombardieri, hanno permesso di accertare la sistematica infiltrazione delle cosche calabresi - Paviglianiti di San Lorenzo,  Trapasso di Cutro, Mancuso di Limbadi e Anello di Filadelfia - nei lavori necessari alla realizzazione dei parchi eolici nelle province di Reggio Calabria, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia.

 Nel corso delle indagini sono stati documentati numerosi episodi estorsivi in danno delle aziende committenti, perfezionati grazie all’apporto di imprese colluse con le compagini mafiose egemoni sulle aree in cui sono state realizzate le opere.

Per alcuni degli indagati il gip ha dichiarato l'incompetenza del tribunale di Reggio Calabria e ha trasmesso gli atti alla Dda di Catanzaro e, per Scalfaro, alla Procura di Lamezia Terme. 

Aggiornamento ore 12

Hanno fatto luce su numerosi episodi estorsivi, sia in danno delle societa' multinazionali impegnate nella realizzazione dei parchi (Gamesa, Vestas, Nordex) e sia delle imprese appaltatrici, non colluse, le indagini dell'operazione "Via col vento", coordinata dalla Dda di Reggio Calabria, e che hanno portato all'arresto di 13 persone. Dalle indagini è emerso che le aziende multinazionali, sottostavano all'imposizione del "pizzo" liquidando alle ditte segnalate da Evalto compensi per prestazioni sovrafatturate o mai eseguite mentre le imprese appaltatrici erano costrette a corrispondere una percentuale sull'importo delle opere da eseguire e, talvolta, anche a garantire l'esecuzione di lavori commissionati alle ditte mafiose, alle quali le imprese appaltanti versavano il corrispettivo economico. Collettore sarebbe stato Giuseppe Evalto, imprenditore del settore trasporti ritenuto affiliato al clan Mancuso. Gli impianti su cui si sono focalizzate le attenzioni degli investigatori sono quelli di Piani di Lopa-Campi di Sant'Antonio, nel reggino, il parco eolico di Amaroni (Catanzaro), San Biagio e Cutro (Crotone). L'indagine del Nucleo investigativo dei carabinieri di Reggio Calabria, che ha portato ai 13 arresti di oggi, è stata avviata nel 2012 con il coordinamento del procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo e dei sostituti procuratori Antonio De Bernardo (oggi alla Dda di Catanzaro), Giovanni Calamita e Antonella Crisafulli. 




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