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POLITICA

L’emigrazione che, a cavallo tra il XIX e il XX secolo, ha provocato l’abbandono dei piccoli borghi di collina

 - Se ne parlerà a San Giovanni in Fiore il 13 settembre 2018

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Lunedì 10 Settembre 2018 - 7:0

riceviamo e pubblichiamo:

 

* Riflessioni e dibattito dell'Associazione Paideia ed Associazioni Emigrati a San Giovanni in Fiore

Il processo dell’emigrazione, negli anni, ha certamente stravolto il territorio della Calabria, non solo trasformando tradizioni, usi e costumi di un Popolo, ma riducendo sensibilmente la popolazione, emigrata in Europa e nel Mondo, e condannando all’abbandono paesini e borghi abbarbicati alle colline dell’entroterra. Basti pensare che oggi la popolazione della Calabria è di circa 1.950.000 abitanti, mentre, nel corso di 155 anni, dall’Unità d’Italia ai giorni nostri, è probabile che siano emigrati dalla Calabria circa 3.000.000 di persone. Se i dati sono veritieri, sono più numerosi i Calabresi che vivono fuori dalla Regione, ai quali bisogna inoltre aggiungere i discendenti, figli e nipoti, calabresi di origine e di cognome.                                                        

Per quanto riguarda le dinamiche migratorie registrate a partire dalla data di iscrizione all’anagrafe degli italiani residenti all’estero, a partire dal 1987 fino alla fine del 1999, dalla Calabria sono emigrati 43.872 cittadini e ne sono rien-trati dall’estero 30.425, con un saldo netto di emigrazioni di 13.447 unità. Tali dati, desunti dalle registrazioni e cancel-lazioni anagrafiche da e per l’estero dei comuni italiani, so-no stati elaborati dall’Istat a partire dal 1987 e  pubblicati fino al 1999. Nel corso dei 13 anni considerati sono emigra-te dalla Calabria mediamente 3.375 persone ogni anno, con punte di 4.500 dal 1991 al 1994. I rimpatri invece, che nel periodo preso in esame sono stati mediamente di 2.340 all’anno, hanno avuto le punte più elevate dal 1987 al 1994 seguite da un sostanziale decremento fino al 1999, periodo in cui sono rimaste sempre al di sotto delle due-mila unità. I flussi in uscita si sono indirizzati per il 77% nei paesi europei (53% Unione Europea) e per il 17% in Ame-rica (10% Nordamerica). Andamento sostanzialmente differente si è verificato nei rimpatri, dove la quota della presenza europea è del 52% e quella americana del 40%, con l’America Latina al 29%. Cosenza è stata la provincia che nel corso degli anni Novanta ha avuto il maggior numero di emigrati con una media di 1.800 ogni anno, seguita da Crotone con 900. Anche per i rimpatri la provincia cosentina è al primo posto, con una media annuale di 750 iscrizioni anagrafiche, davanti a Catanzaro con circa 250.

La Germania, la Svizzera, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti hanno continuato ad essere per tutti gli anni Novanta il polo di attrazione dei flussi di emigrazione calabresi, dove si sono indirizzati oltre il 70% dei cittadini emigrati, con il resto della quota che si è invece distribuita principalmente tra Francia, Belgio, Argentina e Venezuela. Anche osservando le quote dei rimpatri, troviamo flussi provenienti sostanzialmente dai paesi verso i quali si sono indirizzati gli espatri. Altra meta importante è stato il Brasile. Secondo una stima dell’IBGE (Istituto Brasiliano Geografico Statistico), fra il 1884 ed il 1939 sono entrati in Brasile oltre 4 milioni di persone. Gli italiani che arrivarono a São Paulo all’inizio del XX secolo provenivano nella maggior parte dal Meridione d’Italia, (Cosenza, San Giovanni in Fiore, Potenza, Salerno), ed erano quasi tutti di estrazio-ne contadina. Importante, per i nuovi arrivati, fu l’appog-gio fornito dalla rete di relazioni con i connazionali. Nella rapida crescita di città come São Paolo gli Italiani e i Ca-labresi furono i protagonisti. Tuttavia, qui, a differenza dell’Argentina, gli emigranti ebbero maggior fortuna. Quelli di loro più intraprendenti abbandonarono le campagne ed il sogno di diventare piccoli proprietari terrieri e si avventurano nel settore dei servizi, nel commercio, al detta-glio e all’ingrosso, contribuendo notevolmente al rapido sviluppo delle città brasiliane. Bràs, Bexiga, Barra Funda, Bon Retiro, sono alcuni dei quartieri completamente italiani, luoghi dove gli emigrati rinsaldavano le relazioni fra paesani, conservavano la loro cultura, come testimoniano le numerose feste dei Santi Protettori dei loro paesi d’origine.




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