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POLITICA

Anche il Consorzio di Bonifica Ionio Crotonese al Global Strike for Future

#FridaysForFuture domani venerdì 15 marzo dalle ore 9 alle ore 13

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Venerdì 15 Marzo 2019 - 10:28

Ci sono ragazze e ragazzi di tutto il mondo che stanno preparano da tempo il Global Strike for Future, si tratta di uno sciopero mondiale per il futuro. In Italia, tra il fiorire di iniziative e manifestazioni ed adesioni, l’Associazione Nazionale Bonifiche ed Irrigazioni (ANBI) ha voluto sottoscrivere ed aderire all’intervento  che per primo è stato promosso dalla studentessa svedese sedicenne  Greta Thumberg che ha  ispirato un vero e proprio movimento chiamato “Student Climate Network – Frydays For Future”.

“Perché studiare se non abbiamo futuro?” si è chiesta Greta che ha promosso uno sciopero che si ripete ogni venerdì. Per il prossimo Venerdì  15 marzo tutti i Consorzi di Bonifica d’Italia aderiscono così allo sciopero globale promosso anche dall’ANBI che della questione dei cambiamenti climatici ha fatto una vera e propria mission composta di progetti concreti.

Il Consorzio di Bonifica Ionio Crotonese domani venerdì 15 marzo dalle ore 9 alle ore 13 aderisce a questa iniziativa internazionale attraverso questa foto che il Nostro Ufficio Tecnico ha voluto emblematicamente apporre sul nostro sito istituzionale con in mano lo slogan mondiale scelto: “ANBI ed i Consorzi di Bonifica supportano le iniziative di #FridaysForFuture #ClimateStrike”; abbiamo scelto di farlo tramite l’ufficio tecnico perché è con loro e con i nostri operai che riempiamo di contenuti e progetti la nostra quotidiana battaglia in favore di un FUTURO possibile!

Ci piace allegare a questa comunicazione uno dei tanti bellissimi documenti redatti dai componenti dello “Student Climate Network – Frydays For Future”; lo ha scritto Sophie Sleeman inglese 17enne pubblicato il primo marzo su The Ecologist e poi ripreso da diversi media britannici:

Il Presidente

Roberto Torchia

 

«Per gli ingegneri: fate più cose elettriche e non cose diesel!». Queste parole non sono mie, ma sono di Freddy. Ha sette anni e la scorsa settimana è stato di fronte a una folla di centinaia di persone per tenere un discorso. Come una grande offerta a qualcosa oltre sé stesso, parlava con una crudeltà dolorosa, scomparsa nella voce della politica. Ma nessun genitore o insegnante lo ha accompagnato, e l’unica mano che lo ha sostenuto era la sua, mentre era aggrappato al microfono. Freddy non ha detto queste parole a scuola. Per quanto possa aver imparato a conoscere le auto e l’elettricità nella sua classe delle primarie, la base per parlare così intensamente è al di fuori dal suo curriculum scolastico.

Formazione scolastica

Nelle scuole i ragazzi sono senza voce. Giuriamo sulle litanie dei libri di testo, legandoci al compito di superare un test – un’amara, acida simbiosi  durante la quale siamo costretti a dedicare la nostra esistenza alla memorizzazione. Il premio, alla fine di questo, è vuoto e solitario, la vuota ricompensa dell’interesse personale: i voti. Più alti sono, peggio è. Esclusi dallo sport, dall’arte e dall’esterno, siamo divisi dai nostri coetanei mentre l’istruzione si scatena sotto il peso dei suoi standard. Valori fondamentali per il nostro sviluppo: il pensiero indipendente, l’azione sociale e la cittadinanza sono stati tolti dalla ribalta e relegati nell’ombra degli “extracurricolari”. Ma nelle scuole quel che si è veramente estinta è la voce degli studenti. I ragazzi nei consigli scolastici hanno poca influenza che quella del posto in una panchina da picnic, i sedicenni devono ancora ottenere il voto e, con il Parlamento dei giovani che passa inosservato, la nostra generazione può parlare solo in silenzio. Come il nostro pianeta e le persone più a rischio per la sua distruzione, siamo messi da parte dal big government, dal big business e dalle big voices. Ma gli adolescenti mi sembra che capiscano la realtà della distruzione climatica molto più vividamente dei politici, mentre il nostro futuro trema sotto i nostri piedi. Sembra come le notizie delle tempeste che ci colpiscono mese dopo mese. Un altro uragano, un’altra siccità, un’altra carestia. Ogni giorno di più, la spirale delle tragedie umane sfugge a ogni controllo, mentre la distruzione climatica dimostra che le popolazioni già più vulnerabili anche ai minimi cambiamenti nell’ambiente subiranno il collasso più veloce e più duro. Ora, queste verità sono così elementari che sono entrate nel nostro vocabolario. Ma non le abbiamo imparate a scuola. Perché l’istruzione sui cambiamenti climatici è limitata a diagrammi e dati, senza riuscire a insegnarci la vera natura del mondo da incubo che abiteremo. Invece, le scuole ci lasciano a bocca aperta spegnendo le luci come un modo per evitare il collasso globale totale. Penso che ora vediamo perché così tanti libri di testo la indicano come una soluzione efficace per evitare la distruzione climatica. Forse non volevano che noi vedessimo attraverso le loro bugie. Forse vogliono tenerci all’oscuro.

Realtà

I giovani occhi vedono il collasso dove gli adulti non riescono. Ma ora sappiamo dove è la verità: siamo l’occhio della tempesta, siamo il punto da cui partono spirali di distruzione, la calma finale prima che tutto cada a pezzi. Questo è ora il nostro mondo, quello in cui la nostra istruzione ci lascia impreparati a crescere. Il nostro futuro sarà segnato da inondazioni, incendi e carestie, ma l’istruzione fa ben poco per riconoscere le nostre paure, figuriamoci per aiutarci a costruire nuovi modi in cui evitare che si realizzino.Quindi, come studenti abbiamo scioperato a scuola in modo che la nostra assenza vi faccia capire cosa manca all’istruzione: il senso di esseri umani che vivono oltre i libri di testo e, in particolare, le definizioni da manuale dei cambiamenti climatici che rinunciano a tutti i discorsi sulle conseguenze sociali. E stiamo imparando. Impariamo come parlare in uno spazio pubblico, impariamo come parlare alla stampa, impariamo a comunicare, a coordinarsi e trovare un senso di comunità mentre tutto il resto si frattura intorno a noi per mano di politici che hanno più controllo sul nostro futuro di quanto ne abbiamo noi. La scuola ci ha insegnato la storia, stiamo sovvertendo le strutture di potere che l’hanno dettata. La nostra istruzione non termina con uno sciopero scolastico, ma ne sarà migliorata.Se c’è qualcosa che ho imparato dalla mia educazione all’attivismo, questo è che la vera speranza esiste solo nell’azione, nella solidarietà che nasce da una paura condivisa e profonda. Solidarietà che raramente esiste in un sistema scolastico che ci spinge l’uno contro l’altro a lottare per i voti, con grinta e avidità.

Nuovi percorsi

La riforma dell’istruzione ha preso il via, ma non termina fissando il modo in cui insegnare il clima. Richiede un sistema scolastico nel quale l’interesse personale non sia l’obiettivo finale, ma la creazione di una cultura in cui prestiamo attenzione ai principi ecologici abbandonati per soddisfare il consumismo con cui siamo cresciuti. L’educazione al futuro che erediteremo richiede che insegnanti, libri di testo e test cambino allo stesso modo e, visto che questo non sta realmente accadendo, abbiamo deciso di prendere la situazione nelle nostre mani, nel solo modo che possiamo.

Facendovi sentire l’assenza che sentiamo ogni giorno”.

Sophie Sleeman




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