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ARTE E CULTURA

Tra albe di luna, tramonti ed arcobaleni da irridere

Chiusa la festa, Maria illuminerà di mietitura l'inizio del secondo cinquecentenario

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Martedì 21 Maggio 2019 - 10:10

di Procolo Guida

Lo abbiamo detto in Solo in attesa dei fuochi, che il sacro fuoco non c'è! (clicca qua per rileggere)  Lo dobbiamo purtroppo ribadire: la cronaca di questa festa di Maria a 500 anni dalla “riscoperta” del quadro della vergine nera di Capocolonna è stata scarna come le nostre coscienze dell’oggi; che è pure molto peggio di scarno.

Pochi incontri ed approfondimenti religiosi e culturali; pochissime omelie degne di nota; quasi nessun afflato. Non fosse stato per lo storico gemellaggio con la vergine di Czestochowa per cui il Maestro Michele Affidato ha organizzato e promosso incontri, preghiere, benedizioni e pure un momento sportivo culminato con gli incontri di calcio fra le nazionali amputati di Polonia ed Italia, avremmo dovuto raccontare, filmare e registrare l’approssimato al nulla.

Ed il vuoto è sempre il torto maggiore; soprattutto quando ci sono solo i social a riempirlo.

Anche ieri sera durante “la scesa” ed i conseguenti fuochi d’artificio, i segnali di maggiore attenzione e trasporto li abbiamo registrati da chi è stato costretto a casa o da fuori sede.

La fede, ed in specifico quella verso Maria, è da sempre uno strumento eccezionale di identificazione collettiva che provoca ascetismo ben più globale ed universale di quello religioso; un canale di modulazione di frequenze dell’anima, colorato, pacifico ed irridente nei confronti del manzoniano “Pace, che il mondo irride, Ma che rapir non può”.

Qualche giorno fa questa città è stata baciata da un arcobaleno eccezionale; una ruota di bellezza rara, completa, fluorescente.

photo Roberto Carta

Ieri sera alle spalle di Maria che scendeva dal promontorio lacinio, da sempre luogo magico di culto, c’era un tramonto mistico che dava il testimone, a mare, ad un alba di luna che ha sfoggiato una pienezza incantevole nella baia che va dall’irto al lanternino.

Cosa ci manca per riemergere dall’oblio e dall’indolenza?

NULLA

Abbiamo solo necessità di aggrapparci alle nostre fortune, riconoscere ed abbandonare il brutto e mietere!

Con lo sguardo dritto verso il nuovo giorno e la memoria viva a recuperare strada e semplicità; come in questo caso, ad esempio:

“Non ventilare il grano a qualsiasi vento | e non camminare su qualsiasi sentiero.”

(Siracide)

Siracide per l’enciclopedia on line Treccani (clicca qua per leggere tutto)

“nostra sintesi”: Siracide Uno dei libri dell’Antico Testamento che i cattolici dicono deuterocanonici, i protestanti e gli ebrei apocrifi. Del testo si hanno tre recensioni indipendenti: ebraica (la lingua originale, completa per oltre due terzi), greca e latina; per Greci ed Ebrei il titolo del libro è Sapienza (o Sentenze) di Gesù figlio di Sirac o semplicemente Siracide (titolo quest’ultimo oggi prevalente soprattutto nell’uso liturgico), i Latini invece fin dal 3° sec. lo chiamarono Ecclesiastico, come esemplare dei libri il cui impiego era limitato al culto e all’istruzione dei catecumeni. L’autore, Gesù figlio di Eleazaro, figlio di Sirac, lo compose tra il 200 e il 180 a.C.; suo nipote fu l’autore della traduzione greca e di un prologo che l’accompagna.                      



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