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GNL: Il progetto di Crotone, non prevede un impianto di rigassificazione.

Crotone come Bilbao. Diversi sono gli esempi di città che sfruttano industrializzazione e turismo.

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Riceviamo e Pubblichiamo:

Ho letto con doverosa attenzione, come merita un tema così delicato, il comunicato a firma di 35 associazioni locali alle quali va il ringraziamento per la partecipazione al confronto che, a prescindere dalla condivisione o meno, è elemento essenziale in una comunità che vuole socializzare la sua prospettiva, vivacizzandola culturalmente e politicamente.

Tuttavia, non posso che rilevare alcune parzialità del comunicato che sottolinea diversi punti critici di un progetto al quale sarebbe bene rispondere, nell’immediato, su un piano squisitamente tecnico e lasciando ad una fase successiva gli aspetti filosofico ambientalistici e, magari, di politica Urbanistica.

Ribadendo una posizione neutrale, rispetto al progetto della Ionio Fuel, sul quale sarà opportuno discutere nel merito e una volta acquisita la VIA (Valutazione impatto ambientale) che analizzerà, dettagliatamente, le soluzioni impiantistiche e tecniche; è bene però rispondere ad alcuni punti sollevati dalle Associazioni per fornire, ai lettori e alla nostra comunità, uno scenario oggettivo e privo di “angoli bui” che, inevitabilmente, creano paure insussistenti e di pregiudizio collettivo.

Nel merito.

Le emissioni in aria del gas metano – che è certamente un notevole climalterante – riguardano i processi di lavorazione e trattamento del metano.

Nella filiera del metano i processi di lavorazione sono: l’estrazione, la liquefazione e la rigassificazione con impianto.

Il gas, infatti, estratto dai giacimenti in forma gassosa viene liquefatto nei porti di provenienza, allo scopo di ridurne il volume e facilitarne il trasporto in altri siti. In alcuni di questi, dopo lo stoccaggio, avviene la rigassificazione con impianto.

I tre processi sopracitati, e a maggior impatto ambientale, non riguardano il progetto di Crotone il quale consiste, esclusivamente, in uno stoccaggio del GNL.

Ovvero, nel deposito in serbatoi, a temperature di -160°, del metano in forma liquida.

Nel nostro porto il GNL giungerebbe già in forma liquida e verrebbe caricato all’interno dei depositi, per cui non subirebbe alcun processo di liquefazione e quindi, alcuna dispersione in atmosfera.

Per quanto concerne gli effetti sull’ambiente marino.

Cito testualmente il comunicato delle associazioni: “..Gli impianti di GNL utilizzerebbero l’acqua del mare per riscaldare il gas naturale congelato e l’acqua, dopo aver ricevuto un’aggiunta di cloro, sarebbe rigettata in mare più fredda di 16°.. “.

Tutto vero, ma è opportuno aggiungere che quanto scritto riguarda gli impianti di rigassificazione e non quelli di stoccaggio.

Mi spiego.

Un impianto di rigassificazione sfrutta il principio per cui somministrando una quantità di calore al gas liquefatto questo evapora passando allo stato aeriforme. L’impianto può operare sia in “ciclo aperto” che in “ciclo chiuso”.

In ciclo aperto – a cui fa riferimento il virgolettato, senza però specificarlo – si utilizza l’acqua del mare come vettore termico.

Il problema è che questo processo necessità di cloro, il quale non può stanziare nelle condotte e quindi viene espulso dall’impianto insieme all’acqua marina.

Ciò ha un notevole impatto ambientale.

Il punto essenziale, però, è che il progetto di Crotone, come confermatomi dall’amministratore delegato della società in questione per via e-mail, l’Architetto Vartuli, non prevede un impianto di rigassificazione e, di conseguenza, alcuno sversamento in mare di acqua contaminata.

Ammesso e non concesso che l’Arch. Vartuli abbia depistato me, sprovveduto studente di Ingegneria Energetica, non potrebbe fare la stessa cosa con i livelli di controllo Nazionale e Regionali.

Per quanto concerne le “100 tonnellate di carburante al giorno”, questi numeri riguardano le grandi navi gasiere, ovvero le navi che trasportano centinaia di migliaia di metri cubi di GNL e non l’impianto in sé.

Al di là della presenza o meno, in un futuro, di un impianto di stoccaggio a Crotone, queste navi continuerebbero a solcare lo Jonio, per rifornire i diversi porti del Mediterraneo, su cui insistono già impianti a GNL.

Ma su questo punto ci tornerò dopo.

Si pensi che una nave da crociera di medie dimensioni, come quelle che sbarcano nei nostri porti e rispetto alle quali siamo tutti entusiasti; consumano circa 150 tonnellate al giorno di carburante, pari a un milione di automobili.

È chiaro che la valorizzazione di un porto passa, obbligatoriamente, da un incremento dei traffici marittimi.

Valorizzare l’area industriale del nostro porto non confligge, assolutamente, con la valorizzazione turistica dello stesso, anzi, si coniuga perfettamente con il Masterplan del Porto di Crotone redatto dalla Camera di Commercio locale e varato, nella sua forma definitiva, l’11 dicembre u.s.

Nel tentativo di approfondire un tema così delicato, rispetto al quale sarà opportuno coinvolgere la cittadinanza nella discussione e nel dibattito, come saggiamente le diverse associazioni chiedono, mi sono posto la domanda se la valorizzazione turistica di una qualsiasi città costiera e, nello specifico Crotone, sia compatibile con un rilancio del sistema produttivo che non potrà più fare leva sul sorpassato modello industriale.

Un sistema produttivo che, come le normative europee e nazionali impongo, rispetti le prerogative ambientali e paesaggistiche di un territorio.

La risposta, affermativa, mi è stata suggerita dallo studio di alcune realtà europee le cui linee guida andrebbero recepite e seguite altrettanto saggiamente.

Ricordate quando nel 2017 il rapporto dello Svimez, presentato in Parlamento, accostava la città di Crotone a quella Spagnola di Bilbao?

La città basca è definita infatti “un esempio di riconversione ecologica che, dopo un piano di riqualificazione urbana, è diventata una città moderna, efficiente e un polo turistico internazionale”.

Lo stesso rapporto parlava di come, in Italia, un esempio concreto di emulazione della cittadina spagnola, potrebbe essere rappresentato proprio dalla città di Crotone, con interventi stimati per 390 milioni di euro.

Pochi sanno, però, che al pari di altre importantissime mete turistiche Spagnole quali Sagunto, Cartagena e soprattutto Barcellona, Bilbao è dotata di un impianto di stoccaggio e di rigassificazione da 300 mila metri cubi.

La città spagnola è stata oggetto, infatti, a fine secolo, di uno straordinario processo di riqualificazione che ha coniugato le ambizioni industriali con la vocazione turistica della “perla” dei Paesi Baschi.

La città basca è uno dei centri economici e culturali più vivaci dell’intera Spagna, “core” del turismo basco ma anche rinomato polo industriale, soprattutto nei settori della chimica, acciaio, metallurgia ed energia.

Oggi Bilbao è inserita tra le prime 20 città più prospere del mondo, secondo uno studio condotto dalla società di consulenza strategica D&L Partners.

Ma Bilbao è solo un piccolo esempio, concreto, di perfetta e straordinaria compatibilità tra industrializzazione e vocazione turistica di un territorio.

La città di Cartagena, situata sulla Costa Cálida mediterranea, fondata dal generale cartaginese Asdrubale nell’anno 227 a.C, è la principale meta turistica della comunità autonoma di Murcia e porta con sé i segni tangibili di una storia ultra-millenaria, opportunamente valorizzati e resi fruibili alle migliaia di turisti ogni anno.

E Cartagena è anche uno dei principali siti per l’industria chimica della Spagna, nonché il 4° porto spagnolo per traffico merci di tutto il Paese, sul quale è ubicato un impianto di stoccaggio e rigassificazione da 270 mila metri cubi.

Gli esempi di città come Bilbao e Cartagena, ma anche Barcellona e Sagunto, ci dicono che la compatibilità delle due vocazioni di sviluppo economico, turistica e industriale, possono coesistere e implementarsi.

L’industrializzazione di un territorio o la riqualificazione di un porto non è un deterrente per la valorizzazione del patrimonio storico-archeologico e paesaggistico.

Tutt’altro, contribuisce alla diversificazione del tessuto economico di una città conferendole tratti poliedrici ed una vivacità, 12 mesi l’anno.

A tutto questo, però, non contribuisce solo la politica e la sua qualità – che in alcuni casi potrebbe mancare- ma, soprattutto, il livello di civiltà, di conoscenza e di intrapresa di un’intera Comunità.

Alessio Critelli

 

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