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Eni prospettive di sviluppo per Crotone?

L'analisi di Antonio Manica

Riceviamo e Pubblichiamo:

Prendo spunto da un articolo apparso su un noto quotidiano on line nelle settimane scorse in cui è stata evidenziata l’opportunità che si prospetta per Crotone dalla eventuale realizzazione di un impianto di Waste to Fuel da parte di Eni Rewind nell’area industriale oggetto di bonifica. Ne ho apprezzato la chiarezza espositiva e completezza dei contenuti nello spiegare in cosa consiste la tecnologia Waste to Fuel e i benefici che se ne trarrebbero sul piano del rispetto dei principi di green economy cui deve essere oramai improntata ogni attività produttiva e colgo quella che reputo una “provocazione” laddove il pezzo in oggetto si conclude con l’auspicio dell’apertura di un tavolo di confronto con Eni da parte delle istituzioni regionali, provinciali e comunali affinché tale iniziativa industriale possa essere considerata come opportunità di rilancio per la nostra città. Credo che l’auspicio dell’estensore dell’articolo in questione sia in linea con il mio pensiero, sottolineato a più riprese nel corso della scorsa campagna elettorale per le elezioni comunali, che era ed è quello di instaurare un dialogo in tempi brevi con Eni in assoluto disaccordo con chi descrive la società come il male assoluto che solo danni ha arrecato e tuttora arreca a Crotone. Sia ben chiaro, non intendo negare responsabilità oggettive acclarate in capo a coloro che, in forza di una cultura industriale per nulla sensibile a tematiche di tutela dell’ambiente, ha devastato il territorio, ma credo sia giunto il momento di porre fine a questo continuo dimenarsi in sterili discussioni sulla pesante eredità del passato industriale della nostra città e sui rimedi con cui si intenderebbe farvi fronte. Di certo, una bonifica e/o messa in sicurezza dell’area industriale di Crotone, da qui a breve, si farà, quindi, la domanda è un’altra e dopo? Ed è qui il punto. Crotone è, allo stato, una città destinata, inesorabilmente, all’oblio, lo dico con amarezza ma con desolata convinzione, frutto di una riflessione scaturita dal verificarsi di una serie di circostanze. Innanzitutto, da un punto di vista politico, da qui a due anni, andremo a votare per il rinnovo del Parlamento e Crotone non avrà alcun rappresentante del territorio che siederà sugli scanni sia della Camera che del Senato per via di un assurdo referendum che ha stravolto la geografia dei collegi elettorali; da qui a due mesi, andremo a votare per il rinnovo del Consiglio regionale e, all’esito di questa consultazione, sicuramente, non avremo alcun consigliere regionale rappresentativo del nostro territorio. La presenza in città di potenziali candidati provenienti da altre province (e aggiungerei il favore con cui vengono accolti) è il riscontro tangibile dell’incapacità politica del territorio di esprimere personalità che possano validamente rappresentare la nostra realtà e qui mi pare che stia il problema, non tanto l’invasione di candidati provenienti da altre province.

Nel frattempo, in alcuni ambienti, prende corpo un’idea intrigante e inquietante allo stesso tempo, la costituzione di una grande provincia Crotone-Corigliano/Rossano. Inquietante perché chi la sostiene dimentica che la nostra città ha 60.000 abitanti a fronte dei 90.000 di Corigliano/Rossano, con il rischio, se il progetto dovesse realizzarsi (anche se ne dubito per ragioni che esporrò in un mio prossimo intervento), di restare fagocitati dal centro più grosso. Intrigante perché ci pone di fronte ad una sfida che una classe politica con visione adeguata alla complessità dei problemi della nostra comunità dovrebbe accettare e, anzi, rilanciare. Quest’ultimo pensiero, se non spiegato ed esplicitato potrebbe apparire di principio ma per quanto andrò a dire, il mio ragionamento, alla fine, sarà ben chiaro.  Da un punto di vista economico, Crotone vive più di qualunque altra città della regione una grave crisi che parte dagli inizi degli anni novanta. Attualmente, il sistema economico è legato al comparto agricolo e ad un’industria manifatturiera che, tranne poche rilevanti eccezioni, è destinata al soddisfacimento della domanda locale; non siamo una città turistica, non siamo un’attrattiva culturale perché privi di infrastrutture. Ecco l’opportunità Eni. E’ un dato di fatto che la filosofia della società è la valorizzazione delle aree industriali dismesse oggetto di interventi di bonifica al fine destinare le stesse a nuovi insediamenti produttivi in linea con gli obiettivi di sviluppo ambientale e di economia circolare. Un esempio di interazione con il territorio è il Progetto NOI (Nuove Opportunità di Innovazione) di Ravenna Ponticelle, in corso di realizzazione, che consiste in un intervento di messa in sicurezza permanente e un piano di sviluppo e riqualificazione produttiva dell’intera area con la creazione di un Centro Tecnologico delle Bonifiche (CTB), una piattaforma polifunzionale destinata alla lavorazione dei materiali provenienti dal sito per massimizzarne il recupero e un impianto fotovoltaico. L’altro, è il progetto Waste to Fuel, previsto, allo stato, solo per Porto Marghera, di cui si parla con dovizia di particolari nell’articolo sopra citato, una tecnologia rivoluzionaria che consente il trattamento fino a 150 mila tonnellate annue di rifiuti, equivalenti alla FORSU (frazione organica del rifiuto solido urbano) prodotta da 1,5 di abitanti. A questo punto spetta alla politica cogliere l’importanza di sollecitare in tempi brevi un dialogo con Eni per sfruttare le opportunità che la società offre e, a differenza di quello che molti pensano, è la politica locale (che a me sembra non ne abbia assoluta contezza) e non quella regionale a dover comprendere le potenzialità insite nei progetti sopra descritti e le ricadute sul piano economico-sociale per la nostra città qualora il secondo dovesse realizzarsi.

Io ne sono certo. Era un punto prioritario del mio programma elettorale. Sul piano occupazionale, non v’è dubbio che il progetto Waste to Fuel, oltre a dare una risposta alla richiesta impellente di posti di lavoro con l’impiego, peraltro, di mano d’opera qualificata che potremmo formare presso i nostri istituti tecnici (il che eleverebbe anche il livello culturale della città) sarebbe di impulso all’avvio di una serie di interventi finalizzati a rivitalizzare la più importante delle infrastrutture di cui è dotata Crotone: il porto. Un’area industriale deve poter contare su un porto moderno, efficiente e all’avanguardia ed è gioco forza che, intervenendo nel rendere idoneo tale infrastruttura perché di supporto alle attività produttive, di cui fa parte anche il settore pesca, a mio avviso, colpevolmente trascurato, ne avrà benefici anche la parte turistica del porto stesso. Il porto di Crotone è il secondo dello Ionio, una posizione invidiabile, da cui parte il lungomare cittadino con i suoi esercizi commerciali, a ridosso la parte storica della città, a pochi passi il centro nel quale, se tutto va bene viste le paventate modifiche alla schede tecniche che vanificano quanto di buono fatto dalla precedente giunta comunale, verranno alla luce gli scavi dell’Antica Kroton. Come ben si comprende, ad un’opportunità ne seguono, concatenandosi, molte altre di diverso genere nel segno di una visione politica che vede accanto ad uno sviluppo industriale ecocompatibile uno sviluppo turistico-culturale di Crotone.
In definitiva, Eni è un’occasione irripetibile per la quale mi batterò, contando sull’appoggio di tutto il centrodestra, con l’auspicio di aprire un fronte sempre più vasto di condivisione ad un’idea di rilancio della città ben precisa che impone di coinvolgere anche le altre realtà territoriali della nostra provincia, in particolare, quelle più vicine a noi affinché si possano gettare le basi per portare avanti un altro ambizioso progetto, creare un’unica grande città di oltre 100.000 abitanti in riva allo Ionio. Una città di simili dimensioni, con una riacquistata identità industriale ed una conquistata identità turistico culturale ambita e mai raggiunta è l’unico modo per scongiurare l’oblio cui, purtroppo, siamo destinati e per affrontare tutte le sfide che ci attendono, non ultima, quella della provincia della Magna Grecia.

Antonio Manica