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Beni culturali – Lentini “vittima di clima irreale”

"Crotone... ha tutte le carte in regola per candidarsi e per richiedere ed ottenere una grande fetta delle risorse del Recovery Fund..."

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Riceviamo e Pubblichiamo:

In questi giorni tragicamente convulsi, e che non sembrano avere fine, segnati dalla sofferenza e dal dolore sento la necessità di fare una riflessione. Apparentemente avulsa e lontana dai tempi che stiamo vivendo. Una riflessione che ha come tema principale la situazione dei beni culturali a Crotone. E proprio per non restare vittima di questo clima irreale in cui tutti presumono e ritengono di essere tuttologi, parto con un affermazione di principio che, come tutte le affermazioni di principio, non ammette contraddittorio. Del resto inutile per le cose che dirò e che a me paiono incontrovertibili. E indiscutibili.

La negazione del divenire scaturisce immediatamente dall’autentico principio di Parmenide: l’essere è. Se l’essere diviene – se il positivo sopraggiunge – l’essere, prima di sopraggiungere, non era: ed è appunto questo l’assurdo, o è appunto questa la definizione dell’assurdo: che l’essere non sia. […]. Tutto è necessario, allora.
E. Severino, Fondamento della contraddizione, Adelphi, 2005 , pp.117-118

E l’affermazione di principio incontrovertibile e indiscutibile e che non ammette contraddittorio è questa . Una città non può fare e ,soprattutto , non può produrre cultura senza spazi e luoghi adeguati. Quest’affermazione che vale per tutte le città ha un valore assoluto per una città come Crotone che , almeno nelle intenzioni dei più , ambisce ad essere riconosciuta , a seconda dei momenti , in alcuni casi come la capitale della Magna Grecia , in altri come la città di Pitagora , in altri ancora come la città di Alcmeone , o  di Democede, o di Milone, o di Faillo o come la città che , unica tra le città magno greche, partecipò alla battaglia di Salamina nel  primo scontro epico tra due civiltà. Quella occidentale e quella orientale. Sotto quest’aspetto , senza tema di essere smentito , e nonostante le nostre pie intenzioni, si può tranquillamente affermare che in campo culturale Crotone si trova nell’anno zero .  Per due ordini di motivi.  Il primo . Nonostante le nostre belle parole , tutte trasudanti amore filiale verso la nostra città ,da sempre non riusciamo ad mettere in campo una politica di conservazione, valorizzazione e gestione degli spazi e dei luoghi adibiti alla cultura , pur essendo questo nostro patrimonio immobiliare di modesta entità . E di relativo  valore storico architettonico. Il secondo . Ancor più grave del primo , se fosse possibile. Da anni non riusciamo a ideare , pensare e costruire spazi e luoghi adeguati  per le attività culturali pur non nascondendo , ogni qualvolta sentiamo parlare di candidature di altre città a capitali della cultura ,la nostra delusione e il nostro sconforto che poggiano sul nulla. Senza girarci attorno , e senza ciurlare nel manico, attività nella quale siamo diventati campioni indiscussi e indiscutibili, esplicito la mia affermazione. I beni culturali della nostra città versano in uno stato di totale e vergognoso abbandono . Per comodità vi faccio l’elenco dei beni in questione. Parto con il Bastione Toledo . Un luogo che negli anni passati è stato utilizzato per attività culturali di buon livello e che oggi è chiuso. Chiuso senza che sia dato di sapere , o meglio ancora , senza che la comunità conosca i motivi per cui è stato chiuso . E senza che nessuno senta la necessità di spiegare ai crotonesi cosa si stia facendo , o si stia tentando di fare ,  per riaprirlo al pubblico. Proseguo con la Casa della Cultura . Un manufatto di discreto pregio architettonico intitolato al filosofo Giovanni Gentile e che nelle intenzioni di quanti l’avevano pensato e progettato doveva diventare un luogo dove ospitare un centro  studi della filosofia meridionale partendo proprio dal filosofo di Castelvetrano e che oggi è utilizzato, tranne una piccola parte del fabbricato  in cui sono esposte una piccola collezione del pittore crotonese Gaele Covelli , in maniera impropria. Proseguo con il fabbricato , questo di particolare interesse e valore storico architettonico , dove una volta insistevano gli uffici comunali dei beni culturali,  quelli per intenderci alle spalle della chiesa di Santa Chiara e che si trova in Corso Vittorio Emanuele , che risulta in parte chiuso e in parte occupato da famiglie senza tetto  ancorché quelle famiglie dovevano occuparlo  in maniera provvisoria e per i quali non s’intravedono azioni di recupero del bene e di futuro utilizzo per la collettività. Prosieguo con il museo civico all’interno del Castello Carlo V che , in tanti anni, non si è riusciti ad adeguare alle norme ICOM , ormai indispensabili per partecipare a bandi o per ricevere risorse, e che quindi tecnicamente non è un museo ma è solo un non luogo che ha l’aggravante di essere ospitato all’interno del castello di Carlo V , divenuto anch’esso un non luogo dopo le cervellotiche attenzioni di un senatore della repubblica. Proseguo con il museo di Pitagora inserito all’interno del Parco Pignera che ha perso  la funzione per cui esso era nato e per cui era stato finanziato , quello di parco tematico , e che è diventato anch’esso , nel tempo, un non luogo .

Proseguo con Palazzo Caloiro, gestito dalla Fondazione Caloiro, all’interno del quartiere Pescheria , con una piccolissima parte del fabbricato in uso alla società Dante Alighieri e per il resto occupato da famiglie senza tetto , anche n questo caso in maniera provvisoria e per il quale non s‘intravedono azioni per il recupero e per il riutilizzo a fini culturali. Proseguo con il palazzotto , sempre gestito dalla  Fondazione Caloiro, quello per intenderci alla fine di Via Poggioreale , che è inutilizzato e che versa anch’esso in un stato di abbandono. Proseguo con la chiesa sconsacrata Santa Margherita detta del Purgatorio oggi Sala Margherita riqualificata in maniera ignobile e poco fruibile . Una riqualificazione , come avrebbe detto un mio amico calzolaio ,fatta con i piedi e che ne svilisce il pur pregevole valore architettonico e lo rende poco utilizzabile. Proseguo con i due palazzi di proprietà della provincia di Crotone , Palazzo Milone e Palazzo Caminiti , che stanno li a testimoniare ,  in maniera indelebile, le nostre ataviche incapacità e dabbenaggine a gestire la cosa pubblica dopo che per palazzo Caminiti era stato ottenuto un finanziamento ad hoc per farne la sede del distretto della Creatività e dell’Innovazione, e proseguo , allontanandomi dal centro storico e arrivando a Capocolonna , con  Villa Berlingieri che versa in uno stato pietoso , abbandonata dopo essere spogliata , appena dopo l’acquisto, di tutto quello che di rilevante vi era custodito all’interno e dopo che si era riusciti ad ottenere un finanziamento ad hoc per farne la sede della Soprintendenza Archeologica e la sede del Museo d’arte Moderna e Contemporanea. E per finire ,come la classica ciliegina sulla torta , proseguo con il costruendo teatro comunale Vincenzo Scaramuzza  di cui in città si parla da oltre 15 anni e sul quale vorrei spendere qualche parola in più. Il teatro cosi realizzato , seppur grazioso , risulta sul piano della gestione  estremamente antieconomico sia per la capienza , 500 posti a sedere ,  e sia per la torre scenica troppo complessa da gestire per un piccolo teatro di provincia . Sarebbe il caso di valutarne una diversa destinazione d’uso . Non sarebbe male , per esempio, pensare a trasformarlo in un auditorium . In ogni caso sarebbe da valutare con attenzione la futura gestione che appare, a detta di esperti del settore, non facile. Ultima annotazione fuori tema la riservo alla Fondazione Morelli . Fondazione promossa dalla famiglia Morelli, dal comune di Crotone, dalla provincia di Crotone e dalla Regione Calabria. Ad oggi , nonostante alcuni beni in dotazione alla stessa fondazione trasferiti  dalla famiglia Morelli, tra cui un palazzo e un patrimonio librario di oltre cinquemila volumi di pregio storico e tutti riguardanti il diritto internazionale , non è dato sapere quali sono le intenzioni dei soci fondatori , in primis quelle del comune di Crotone .

Questo per restare ai beni di proprietà degli enti pubblici locali. Tutti sottoutilizzati o peggio non utilizzati per niente. Se poi proseguo con il Museo Nazionale di Via Risorgimento e con il museo e il parco Archeologico di Capocolonna tocchiamo il fondo del barile . Musei assolutamente inadeguati al ruolo e all’importanza dei reperti in essi custoditi. Gestiti in maniera assolutamente precaria con una visione prettamente burocratica e conservativa ancorché vi sia stato un bando della regione Calabria in accordo con il Mibac  che prevedeva , attraverso il coinvolgimento dei privati, la valorizzazione e la gestione dei due musei e del parco archeologico e che è rimasta solo una pia intenzione con l’aggravante che dopo sei anni il privato vincitore di quel bando ha adito le vie legali per difendere i propri interessi e quelli della comunità. Ma la parte più deprimente  e avvilente la si raggiunge quando tocchiamo il campo delle strutture culturali che mancano in questa città. Una città che manca di un Emeroteca , di una Biblioteca , di  una Pinacoteca, di un Museo d’Arte dell’Ottocento e del Novecento crotonese e calabrese, di  un Auditorium , di un Museo dell’ Arte Moderna e Contemporanea , di  un Museo dedicato alla storia industriale della città , di un Museo del Mare e della Musica e di un Museo della Biodiversità. E’ indubbio che per ideare , pensare e costruire strutture di questo genere ci vorrebbe una visione della città . E , perché nò, un visionario . Una visione non fondata sulle chiacchiere o peggio sulle corde stonate della nostalgia di un passato glorioso che esiste  solo nella testa di noi crotonesi. Prendo atto  che in questo momento nella nostra città mancano sia la visione  che il visionario. Aggiungo che a parziale difesa di queste nostre inadempienze non regge e non potrebbe reggere  nessuna giustificazione. Neanche quella della mancanza endemica di risorse degli enti pubblici che più che una giustificazione appare una sciocchezza. Una grande sciocchezza. Né tantomeno oggi potrebbe essere una scusante il blocco della spesa imposta dalla corte dei conti. Le spese per la cultura , e questo concetto va ribadito con forza e senza titubanza alcuna , sono spese  indispensabili e necessarie , come l’acqua e l’aria, e nessuno può osare di dire il contrario . Neanche la corte dei conti. Se a tutte considerazioni ci aggiungiamo che Crotone è la citta con il più alto tasso di abbandono scolastico, con  il più alto tasso di disoccupazione giovanile   e il più alto numero di persone non impegnate nel lavoro , nello studio e nella formazione (NEET) in Europa  allora , e lo affermo con forza , le spese per la cultura diventano spese necessarissime  e indispensabilissime. Vitali, direi. Crotone, in definitiva, e finisco con una nota di ragionevole ottimismo, ha tutte le carte in regola per candidarsi e per  richiedere ed ottenere una grande fetta delle risorse del Recovery Fund perché ha tutte le caratteristiche previste e richieste dalla comunità europea.  Dalla mobilità al risanamento ambientale. Crotone , in questo momento, ha un solo limite . Da non sottovalutare. E che potrebbe rivelarsi letale. La presenza di tanti cialtroni . Di tanti nani. E di tante ballerine. Ma questa è un’altra storia che si meriterebbe , e non è detto che non lo faccia, un racconto a se. Così come un’altra storia potrebbe essere rappresentata dalla ripresa e dal rilancio del Premio Pitagora, del Maggio Crotonese e del Premio letterario Crotone che meriterebbero ben altre attenzioni da parte di tutta la comunità crotonese.

Giovanni Lentini  

P.S. Non ho fatto, volutamente,  nessun cenno all’antica Kroton perché su questa progettazione fatta solo di chiacchiere ed esperti improvvisati ho una mia idea che per esigenze di spazio potrei racchiudere nel detto popolare quanto mai attuale e calzante  “Chiacchiri e tabaccheri ‘i lignu aru bancu ‘i Napuli ‘unn’ì ‘mpigni”. 

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