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ENI più Crotone per rilanciare il territorio

Pitaro, Fiorino e Pedace: "I rapporti tra la Città di Crotone ed Eni Spa da sempre si sono caratterizzati per conflittualità, diffidenza e, in taluni casi, acquiescenza".

Riceviamo e Pubblichiamo:

I rapporti tra la Città di Crotone ed Eni Spa da sempre si sono caratterizzati per conflittualità, diffidenza e, in taluni casi, acquiescenza. E tanto più queste modalità trovavano sponda nelle istituzioni ancora di più si allargava il divario fra la comunità locale e la multinazionale partecipata dallo Stato. Uno scontro ostile e, per alcun versi, inspiegabile che nasce e si alimenta continuamente, senza soluzione di continuità. E spiegabile, se non si vuole ricorrere alla dietrologia, per difetto di comunicazione e, contemporaneamente, per mancanza di assunzione di responsabilità da parte degli attori in campo, di tutti gli attori in campo. Da una parte un’impresa che ha nella ricerca degli utili e dei profitti la sua ragione d’essere e d’esistere. Dall’altra parte una istituzione, un ente che ha, o dovrebbe avere, un solo interesse: la difesa della sua comunità e del suo territorio, meglio ancora la salubrità del suo territorio e la salute dei suoi cittadini. Da una parte valori, come quelli economico finanziari che sono per loro natura negoziabili. Dall’altra parte valori, come la salute e l’integrità del territorio, che non sono negoziabili. Da una parte utili e profitto a cui si può rinunciare se non del tutto almeno in parte e questo a fronte di un coinvolgimento vero e non a chiacchiere della controparte sul territorio anche in forza dell’essere, o dell’essere stata, un azienda di stato. Dall’altra parte la salute, difficilmente negoziabile, e l’integrità di un territorio, non facilmente quantificabile. Ed allora se le cose stanno così, e le cose stanno così, quella che va ricercata è una mediazione e non certamente un compromesso che tenga conto delle cose fatte e che, nell’interesse di tutti, faccia fare un paso in avanti. Affrontando lo stato dell’arte della bonifica ad oggi. Analizzando i rapporti che intercorrono tra le parti, quelli esistenti e quelli futuri. Da una parte l’Eni a cui nell’ottica del “chi inquina paga” è stata imposta la bonifica dei terreni su cui sorgevano gli opifici oggi dismessi.

Dall’altra parte una comunità che in nome del lavoro, e della dignità del lavoro, ha mortificato il suo territorio e ha sacrificato la salute dei propri cittadini. Arrivando sino al punto di voltare le spalle al mare e a stravolgere il proprio sviluppo urbano, sociale ed economico. Questo il dato di fatto. Cosa fare? Un’ inversione di tendenza. Un radicale cambiamento nei rapporti futuri senza lasciarsi fuorviare e appesantire dal passato, dai rapporti che hanno caratterizzato questi ultimi vent’anni. Con errori ed omissioni da parte di tutti gli attori in campo. Un tavolo che prenda atto del principio di realtà, concretezza e visione prospettica. Ma per fare questo c’è bisogno che al tavolo progettuale, che vada oltre quello tecnico già istituito, ci siano gli attori principali. La holding Eni Spa, la città di Crotone, la Regione Calabria e il Ministero della Transizione Ecologica, per siglare un accordo vincolante tra le parti in causa con impegni precisi e con un cronoprogramma determinato e in cui le parti prendano atto, di essere partner e non più parti contrapposte. In cui sia sancito l’impegno di voler definire e risolvere, una volta per sempre, la questione Crotone. A partire dall’integrale bonifica dei siti inquinati, partendo anche, e qui sta la rivoluzione, e non solo dal criterio de “chi inquina paga” ma anche da un ulteriore parametro “costi/benefici”, e questo in termini bidirezionali. Un patto tra Eni e Crotone in cui oltre alla bonifica dei siti inquinati, da meglio definire sui tavoli tecnici e realizzare nel più breve tempo possibile, sia definita anche la destinazione d’uso di quei terreni che altrimenti resterebbero un vulnus per la città e per l’intero territorio. Tutto questo con alla base alcune precondizioni. Tutta la fascia costiera deve essere consegnata alla città nelle medesime condizioni in cui è stata data. Senza soluzioni tampone. La difesa dell’erosione costiera nel promontorio Lacinio deve essere garantita con investimenti ideati e pensati per quell’area e con l’inserimento di Crotone come uno dei cinque Comitati Tecnici Scientifici sullo studio della subsidenza previsti dall’Eni. La fine dei contenziosi in essere. La nomina immediata del Commissario Straordinario per la bonifica dei siti inquinati rimasta lettera morta nei due precedenti Governi Conte I e Conte II.  Partecipazione dell’Eni al rilancio della Crotone 4.0 o città dello Jonio, con un piano di marketing turistico culturale di tipo operativo che punti al brand “Magna Grecia”, e che coinvolga l’intera fascia Jonica, da Sibari a Reggio Calabria passando per Crotone. Eni + Crotone è meglio di Eni. Non siamo noi a sostenerlo ma è la stessa Eni. Per noi che facciamo politica ed abbiamo funzioni di rappresentanza generale e di interessi collettivi, l’imperativo è quello di saper mediare ma, in tutti i casi, si deve fare politica nell’esclusivo interesse della POLIS.

Vito Pitaro
capogruppo regionale Lista Santelli
Giuseppe Fiorino
capogruppo Lista Crotone Normale
Enrico Pedace
capogruppo Lista Consenso