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Palestina sfruttata foto

Il problema non è la strumentalizzazione politica, è proprio l'assenza mondiale di una certa politica; ed anche la manifestazione di ieri, organizzata da Jobel e Cgil, ne è esempio e conseguenza

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    È necessario estendere la rete di chi si ribella a quest’ingiustizia subita dal popolo palestinese, affinché la politica prenda atto delle sue responsabilità. Per questo motivo riteniamo opportuno scendere in piazza per chiedere anche noi azioni concrete in favore del popolo palestinese”, era questa la mission dichiarata dal manifesto promosso da Consorzio Jobel e Cgil Crotone e sottoscritto da 25 realtà del mondo associazionistico crotonese che, ieri, si sono ritrovati in Piazza della Resistenza per un sit-in a sostegno della pace in Palestina. Come non apprezzare l’iniziativa e pure gli interventi di Santo Vazzano e financo quello della segretaria dell’area vasta CGIL… Ma se i segni tangibili di solidarietà per un popolo oppresso, e contro l’ipocrisia dilagante, “godono” financo della mancanza di una bandiera palestinese, allora è proprio urgente raccontare almeno questo stereotipo di un modo di aggregare e soprattutto di voler studiare e discutere delle questioni mondiali e di un nuovo Mediterraneo di pace e solidarietà che, poi, è vera assenza di un europeismo che è beato di voler continuare a pensare (ed occuparsi) solo di economia e mai di sociale. Dagli Stati Uniti, e forse solo lì, si allarga un dibattito già sterile, proprio di fronte alle ultime inaudite violenze in Israele e a Gaza, di cosa sia realmente cambiato nel modo in cui la sinistra (quella rosa shocking americana) quando si parla dello Stato ebraico. Ma ciò che affascina, ancora, è registrare che fino a pochi anni fa sarebbe stato impensabile per politici americani eletti, esprimere apertamente solidarietà nei confronti dei palestinesi. Ed allora ancora a parlare, e solo parlare, da almeno un decennio, di come far spostare gli obiettivi: dalla creazione di uno Stato palestinese alla difesa dei diritti dei palestinesi. Non fosse stato per il solo parlare, non sarebbe stato un cattivo imparare… Il problema serio di questo mondo contemporaneo è stato piuttosto quello di spostare ulteriormente (e strumentalmente) il problema: ad esempio cercare di strutturare questa voce dentro quella di Black Lives Matter, che ha posto l’accento sulla giustizia sociale e razziale dopo la controffensiva razzista che, nel mondo tutto, ha riferimenti certi e riconoscibili. E’ pure vero che anche le piazze arabe sono relativamente silenziose, mentre sui social, si inneggia alla modella Bella Hadid, 24 anni, origini palestinesi, che ha 42 milioni di follower, e che ha contribuito a rendere «mainstream» la causa palestinese, con Netanyahu che può permettersi di dedicargli le attenzioni dei giochini del figlio. Domenica scorsa Hadid ha gridato ad una manifestazione: «Dal fiume al mare, la Palestina sarà libera»; l’account ufficiale dello Stato ebraico l’ha accusata di voler «buttare a mare gli israeliani e sostenere l’eliminazione dello Stato ebraico». I suoi fan sono insorti a difenderla, ma poi l’hanno criticata per aver pubblicato un appello alla pace e alla coesistenza con le due bandiere, israeliana e palestinese. Mentre la rivista socialista(?) americana Jacobin ha titolato: «Israele non ha diritto ad esistere, gli israeliani e i palestinesi sì». Questo il livello rozzo che attraversiamo e che dunque giustifica anche l’approssimazione di una Crotone che comunque ha trovato, nell’iniziativa di ieri, un modo (altrettanto incerto) di stimolare… Certo che se le 25 realtà che hanno aderito alla manifestazione di ieri, riuscissero a trovare il modo di incalzare la CGIL sulle strisce di miseria con cui copre la questione della sicurezza dei lavoratori (e ci fermiamo solo a questo esempio), allora la richiesta (e dunque ricerca reale) di un dibattito serio sugli oppressori dei palestinesi sarebbe, di certo, leggermente più confortabile di un probabile risultato più lusinghiero.

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