Quantcast

Le opportunità del PNRR per una città che deve e vuole cambiare

Il comunicato a firma di Peppino Cosentino, Domenico Critelli e Giovanni Lentini.

Riceviamo e  Pubblichiamo:

Le riflessioni che seguiranno hanno la malcelata presunzione di voler essere un contributo, il nostro, ad una discussione a più voci che vorremmo si aprisse all’interno della nostra comunità. Della sua classe dirigente. E della sua classe politica. Per quanto ci riguarda la nostra idea, per alcun versi ambiziosa e ardita, è di voler concorrere a influenzare e permeare le scelte strategiche di una nuova e rinnovata impronta liberale, popolare, riformatrice ed europeista che aiuti a superare ostracismi e divisioni, figli di massimalismi passati e presenti, sempre più miseri e sempre più improduttivi. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza impone alla città di Crotone, al suo sistema politico, friabile e impalpabile, e alla sua classe dirigente, a tutti i livelli, un salto di qualità, l’unico di fronte alla realtà esistente anche nelle sue implicazioni più impietose e crudeli, che noi identifichiamo in due punti imprescindibili. Una nuova città. E un nuovo sistema produttivo. Va da se che per dare completezza ad un quadro d’insieme della realtà urbana e territoriale di Crotone non si può che fare riferimento ad alcune priorità, avvertendo soprattutto gli attori locali che il PNRR non ricalca minimamente le liturgie ed i bizantinismi di procedure e meccanismi ormai superati dell’utilizzo dei fondi europei. Ed è bene sottolineare e, nello stesso tempo, avvertire  le “classi dirigenti” che in questo programma di ripresa e resilienza saranno apprezzati e riconosciuti principalmente i progetti e le progettualità che mirano al superamento dei nodi di sistema che hanno progressivamente strozzato l’economia meridionale e che, riducendosi a provvidenze , al di la degli interessi di alcuni , non hanno mai inciso sull’economia reale e non sono mai stati in grado di aiutare lo sviluppo complessivo dei territori. Per questo servono, a questo riguardo, idee volano che possano generare nuove iniziative, al momento, da valutare e da tarare. Affermando in economia il concetto di filiera produttiva e in urbanistica il concetto di un sistema urbano collegato ed unito, superando definitivamente lo spontaneismo urbano che ci ha caratterizzato, in negativo, negli ultimi 70 anni e mettendo un freno a iniziative a macchie di leopardo spinte da interessi privati speculativi e da velleitarismi conseguenti.
In questo senso per tentare di dare il nostro contributo non limitandoci alle enunciazioni di principio abbiamo individuato alcune aree di debolezze del nostro sistema territoriale.

    • Uno dei più alti tassi di abbandono scolastico e conseguentemente uno dei più bassi livelli d’istruzione e di formazione in Europa;
    • Uno dei più alti tassi di disoccupazione giovanile e conseguentemente uno dei più alti tassi di emigrazione giovanile in Europa;
    • Una delle percentuali più alte di NEET (Not in Education, Employment or Training ) in Europa , giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non lavorano e non sono specializzati e che aggiungiamo noi , sono più infelici dei loro coetanei ;
    • Uno dei PIL pro capite tra i più bassi in Europa che tra l’altro consente all’Italia di restare tra le nazioni europee con il più alto trasferimento di risorse altrimenti impossibile per le regioni del Nord e del Centro Italia;
    • Una delle più alte percentuali di residenti extracomunitari in Europa;
    • Uno dei più alti tassi d’illegalità e di reati in Europa, senza considerare la criminalità organizzata, che ha determinato un atteggiamento diffuso di paternalismo verso gli abusi, quasi alla stregua di quello che, negli anni 50 e 60 ,  succedeva nelle aree della provincia napoletana con il contrabbando delle sigarette ;   
    • Uno dei 13 Siti d’interesse nazionale, o SIN, che rappresenta una delle aree contaminate tra le più estese e più pericolose in Europa e che necessitano di interventi radicali di bonifica del suolo, del sottosuolo e/o delle acque superficiali e sotterranee;
    • Una delle aree con il più alto e grave divario logistico ed infrastrutturale in Europa.

Punti di debolezza che, ai fini delle valutazioni complessive della Commissione Europea che dovrà valutare idee, programmi e progetti, possono trasformarsi in punti di forza straordinaria . Da sommare agli altri punti di forza del nostro territorio che conta la presenza di un porto e di un aeroporto, infrastrutture tra le più antiche presenti nel meridione d’Italia, che in tutte le realtà in cui sono presenti hanno prodotto e portato progresso e sviluppo e che qui da noi , nel tempo e con il tempo, hanno stratificato una visione fatalista e rassegnata . A questo riguardo è auspicabile che per il rilancio dell’infrastruttura portuale si addivenga a soluzioni che comprendano le aree da bonificare da utilizzare come aree retroportuali per attività logistiche e di produzioni ad essa strettamente collegate. Stesso destino per l’infrastruttura aeroportuale che potrebbe diventare una leva fondamentale per rilanciare le attività della filiera agroalimentare che, collegate ad un efficace organizzazione logistica ,  potrebbero rendere vantaggiosa un offerta delle produzioni agricole joniche , attraverso l’obbligatorio passaggio di associazioni cooperativistiche, da allocare sui mercati nazionali ed europei in tempi rapidi, attraverso l’utilizzo del trasporto cargo. Alla luce di tutto questo, e in considerazione del fatto che il PNRR fonda il suo asse portante e strategico sulla rigenerazione urbana sostenibile e sulla transizione ecologica e digitale, quello che noi lamentiamo, nell’immediatezza, è la mancanza di strumenti urbanistici moderni e attuali che siano in grado di recepire, di accettare e di rilanciare le sfide del piano nazionale di ripresa e resilienza. Sfide improntate ad un effettivo “consumo di suolo zero” che qui da noi potrebbero trovare variabili artificiose in schede obsolete del vecchio Piano Regolatore Generale ancora vigente, inidoneo ad accogliere le istanze post pandemiche. Un Piano Regolatore Generale che è ormai datato e che , nelle sue previsioni,  non poteva tener conto degli avvenimenti e degli accadimenti che hanno portato la città a diventare non tanto la città che si espandeva e che aveva bisogno di maggiore edificabilità, quindi di maggiori volumetrie , ma una città ripiegata su stessa , isolata e con un degrado urbano e sociale inimmaginabile e imprevedibile a quei tempi.
Per questo Crotone ha bisogno di un PSC (Piano Strutturale Comunale) in linea con il piano nazionale della rigenerazione urbana sostenibile e della transizione ecologica e che, sotto quest’aspetto , non può permettersi il lusso di avere un documento preliminare del piano strutturale comunale deliberato dal consiglio comunale nel 2018 che, a sua volta,  era improntato su un piano strategico comunale e su linee guida adottate e deliberate da un precedente consiglio comunale nel 2006 .Tutti documenti , tra l’altro, redatti dallo stesso progettista che aveva elaborato il vecchio Piano Regolatore Generale del 2002 che mancava e , tuttora,  manca del Regolamento Urbano ed Edilizio,  strumento normativo fondamentale ed indispensabile ad ogni strumento urbanistico. E’ arrivato il momento, quindi,  che la città si doti di un Piano Strutturale Comunale in linea con il consumo suolo zero , con la progressiva perdita di capacità edificatoria dei suoli edificabili, e con una forte incentivazione del recupero delle aree dismesse. Un piano Strutturale Comunale in cui dovranno essere  incentivate e rese più semplici le operazione di recupero e di rigenerazione urbana che comprenda e renda compatibile il progetto Antica Kroton, che aveva già in sè la fondamentale, e sempre più attuale, funzione di rigenerazione urbana e il progetto Agenda Urbana , se si riuscisse ad avere notizie precise e dettagliate. Un Piano Strutturale Comunale in grado di accogliere tutti gli elementi di un Piano Strutturale Associato per  un eventuale e auspicabile sinergia extraurbana , capace d’integrare le periferie comuni , con le realtà urbane limitrofe e confinanti di Isola Capo Rizzuto, Cutro, Strongoli , Rocca di Neto e Scandale. A questo riguardo , noi riteniamo che per ripensare e ridisegnare Crotone, divenuta nel tempo una città delle difficoltà e delle complessità, sia indispensabile e imprescindibile ricorrere alla professionalità e alle competenze di un grande progettista e urbanista di fama internazionale da ricercare  attraverso un concorso internazionale di progettazione urbanistica e questo non prima di  aver ideato, pensato e scritto, con la partecipazione e il coinvolgimento della comunità, un Piano Strategico con una visione ambiziosa e temeraria del futuro possibile della città e del suo territorio. Sotto quest’aspetto , anche per cominciare a dare in maniera concreta , e senza  sotterfugi,  il nostro contributo, è ormai evidente che l’annoso problema dei rifiuti è diventato insuperabile senza il ricorso agli strumenti tecnologici più avanzati ( termovalorizzatore ) abbandonando e ripudiando antichi ideologismi ambientalisti, oggi strumento in mano del populismo, che in nome di una  “finta”  e  superiore tutela della salute dei cittadini permettono d conservare lo “status quo” a difesa degli interessi privati di pochi e consentono  l’avvelenamento dei territori (discariche abusive e a cielo aperto, smaltimento e abbandono illegale ,e fantasioso, dei rifiuti, combustioni incontrollate di rifiuti sia pericolosi , sia solidi urbani ). Nello specifico, in considerazione anche del fatto che Crotone è sede regionale del distretto energetico, è da tener presente che si annuncia una legislazione sempre più favorevole all’utilizzo delle energie rinnovabili prodotte in loco che , senz’alcun dubbio , potrebbero rappresentare un importante, non l’unica, occasione di sviluppo per la città e per il suo territorio.

Peppino Cosentino
Domenico Critelli
Giovanni Lentini