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Nessuno può additare l’altro giacché, nel tempo, ciascuno ci ha messo del “suo”

Cosentino, Critelli e Lentini su Zona Economica Speciale Crotone, Porto, Aeroporto, Retro-porto e agglomerato industriale.

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Riceviamo e Pubblichiamo:

Da sempre i politologi che studiano e che monitorano le democrazie occidentali dividono in maniera netta l’esercizio della governance dalla più quotidiana attività dell’amministrare. La prima incombenza è definita, ortodossamente, come guida del popolo il che presuppone capacità decisionali, immediatezze di scelte, indirizzi certi. La seconda è la gestione delle procedure atte a trasformare le volontà in atti giuridici. Queste considerazioni calate nel contesto crotonese segnalano l’assoluta carenza di governance ed una “sgangherata” funzione di gestione in quanto una istituzione comunale , degna di questo nome, avrebbe posto al primo punto dell’ ordine del giorno – visto il particolare momento in cui sarà definito il futuro prossimo anche di questo territorio – la problematica riguardante la ZES che per Crotone rappresenta un occasione unica per il rilancio del  porto, dell’ aeroporto ,delle aree retro-portuali  e dell’imponente agglomerato industriale. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza destina oltre 600 milioni di euro per investimenti infrastrutturali volti ad assicurare un adeguato sviluppo dei collegamenti delle aree rientranti nelle Zone Economiche Speciali con la rete nazionale dei trasporti, in particolare con le reti Trans Europee (TEN-T), al fine di rendere efficace l’attuazione delle Zone Economiche Speciali. A queste risorse, si aggiungono ulteriori 1,2 miliardi di euro che il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) riserva a interventi sui principali porti del Mezzogiorno. Nell’ambito dei Piani strategici di sviluppo delle otto ZES coinvolte sono previste diverse progettualità infrastrutturali tra le quali annotiamo:

collegamento “ultimo miglio” per realizzare efficaci collegamenti tra le aree industriali e la rete SNIT e TEN-T, principalmente ferroviari, che consentano ai distretti produttivi tempi e costi ridotti nella logistica;
urbanizzazioni primarie, in alcune aree produttive i tavoli regionali hanno accordi con operatori economici pronti ad investire, che pongono però come condizione la dotazione di infrastrutture delle aree individuate, così come negli altri strumenti di regolazione (piani regolatori comunali, piani paesistici regionali, ecc.);
reti di trasporto resilienti ed efficienti con interventi locali mirati a rafforzare il livello di sicurezza delle opere d’arte serventi, spesso vetuste, relativamente all’accesso alle strutture principali, porti, aeroporti, aree produttive, e comunque secondo le regole dettate dalle vigenti normative tecniche (NTC18) e linee guida dedicate.

Tra le otto ZES previste in Italia vi è la regione Calabria con aree ZES individuate nei porti di Gioia Tauro, Reggio Calabria, Villa San Giovanni, Crotone, Vibo Valentia Corigliano/Rossano, negli aeroporti di Lamezia Terme, Reggio Calabria e Crotone, nelle aree retro-portuali di Gioia Tauro San Ferdinando e Rosarno, Crotone, Porto Salvo Vibo Valentia , Schiavonea Corigliano/Rossano  e negli agglomerati industriali di Crotone, Vibo Valentia, Corigliano/Rossano e Lamezia Terme. Il territorio di Crotone, come si può evincere dalla lettura del piano di Sviluppo Strategico della zona Economica Speciale della Calabria da cui abbiamo tratto le notizie da noi riportate, risulta essere l’unico territorio in cui insistono due infrastrutture, il porto e l’aeroporto, un area retro-portuale e un agglomerato industriale di 380 ha , il più grande della Calabria. Oltre a risultare Area di Crisi Industriale non complessa. Zona Franca Urbana come da decreto interministeriale del 10 aprile 2013 modificato e integrato dal decreto interministeriale del 5 giugno 2017. E territorio destinatario dei Contratti di Sviluppo che sostengono progetti di grandi dimensioni, oltre 20.000.000,00 di euro, in ambito industriale turistico e ambientale, la cui normativa principale è costituita dal decreto ministeriale del 9 dicembre 2014 per i contratti industriali e turistici e per i contratti per la tutela ambientale dal decreto ministeriale del 7 dicembre 2016. E tutti questi interventi sono previsti in un quadro generale in cui, grazie all’impegno del Ministro del Sud e della Coesione Territoriale, on. le Mara Carfagna, si è passati da una versione precedente del PNRR che non contemplava alcun riferimento alle aree ZES ad una nuova versione e, quindi, una nuova visione in cui sono state introdotti investimenti e riforme per queste aree. A partire da una riforma delle Zone Economiche Speciali che prevede interventi per rendere non solo più conveniente ma anche più facile e veloce investire per gli operatori commerciali e imprenditoriali, per cui, in questo modo, le Zone Economiche Speciali diventano una leva per lo sviluppo del Mezzogiorno. Un occasione da non perdere, e da non disperdere, e per la quale chiediamo al sindaco della città e alla sua giunta e all’intero consiglio comunale, tutti da accomunare in unica responsabilità pur nella diversità delle funzioni e dei ruoli, l’immediato passaggio da uno stato perdurante di indolenza e d’inerzia ad uno stato di operosità e di dinamismo. Urge non solo avere idee ma soprattutto identificare soggetti ed agenzie di sviluppo in grado di progettare interventi ed opere necessarie per la realizzazione di questa visione audace e ambiziosa . Il “fai da te” condito con “il poi vediamo” o ancora peggio il ” vai avanti tu“, devono essere aboliti dal linguaggio e dalla psicologia politica e governativa. Al tempo stesso , e per non perdere di vista l’attualità, ci appare stucchevole , pur nella drammaticità dell’emergenza rifiuti , continuare ad inseguire o subire soluzioni tampone che non risolveranno mai i problemi di Crotone e della Calabria. Al riguardo sarebbe da indagare la possibilità che Crotone diventi laboratorio di una soluzione tecnologicamente avanzata e redditivamente proficua: alla Calabria e a Crotone mancano gli impianti per il riciclaggio delle materie trasformabili e quindi raccolta differenziata e nuove discariche non sono altro che feticci strumentali a quanti speculano sulla e nella situazione attuale. Mentre , servirebbe una scelta decisiva e risolutiva e , perché no, coraggiosa e fondante. Ma anche con onestà intellettuale ed etica politica. Nessuno può additare l’altro giacché, nel tempo, ciascuno ci ha messo del “suo”.
Anche chi, governando contesti metropolitani, non può accampare alcun risultato definitivo o di eccellenza in quelle realtà.

Peppino Cosentino
Domenico Critelli
Giovani Lentini

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