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Critelli si esprime sulle “Elezioni Provinciali”

"Il Sindaco di Crotone, ha compiuto una scelta divisiva, incoerente rispetto alla sua genesi civica e persino residuale sul piano elettorale, stante le ultime elezioni Regionali".

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Riceviamo e Pubblichiamo:

Sarà pure un’elezione di secondo grado (votano i soli Consiglieri Comunali dei 27 Comuni e i soli Sindaci concorrono alla Presidenza) ma è pur sempre l’elezione dell’Assemblea elettiva e del Presidente della Giunta dell’Ente intermedio. Lo ricordava, qualche giorno fa, Carmine Talarico, anche se più centrato sugli aspetti politici innescati dalla candidatura del Sindaco di Crotone e dall’ennesimo dubbio che attraversa il PD se, e a quali condizioni, sostenerne l’aspirazione. Non mi tratterrò, quindi, sugli aspetti tecnico legislativi che hanno ridefinito le competenze delle Provincie (legge Del Rio) pur conservando una funzione di programmazione e di indirizzo che, soprattutto nella prospettiva del PNRR e della programmazione Comunitaria 2021/2027, possono rappresentare un’ulteriore pilastro, fra gli altri (Governo, Regione, Comuni) coadiuvando, coordinando e implementando gli Enti Locali. Certo, sono anni che la Provincia non gode di una condizione finanziaria capace di dispiegare la sua azione programmatoria e tale da incidere sugli aspetti legati alle infrastrutture viarie o scolastiche, piuttosto che a quelle ambientali. In questo quadro, gravido di difficoltà, Il Sindaco della Città di Crotone ha posto, legittimamente, la propria candidatura. È il Sindaco della Città Capoluogo e, quindi, anche se privo di una forza politica radicata e insediata nell’intera Provincia,  ha titolo a proporsi nella duplice funzione di Sindaco-Presidente, proprio in ossequio ai dettami legislativi e alla stessa funzione di direzione politica coerente con la leaderschip che il Comune Capoluogo dovrebbe esercitare nel contesto territoriale extraurbano. Va da sé, però, che le premesse, come spesso avviene quando si è privi di cultura politica (per usare un eufemismo) e di appartenenza partitica, finiscono per diventare una barriera architettonica, un impedimento alla comprensione di ragioni spesso farfugliate piuttosto che argomentate. Per non accennare alla pratica, alquanto insulsa, del dileggio pubblico e dell’ammiccamento, mellifluo, privato. La politica è chiarezza. La sua sostanza sono le alleanze che hanno bisogno di essere pensate rispettando le forze che vi concorrono, ed esaltandole con la condivisione del medesimo progetto, politico e programmatico. Questo non è avvenuto con la discesa – o salita – in campo del “Sindaco di tutti” per le ragioni che valuteremo, insieme, di seguito.
Un Sindaco, quando è leader, eletto con una coalizione civica alla quale ha dato il suo valore aggiunto (coalizione 24%  Sindaco 36%) non interferisce nella elezione del Presidente del Consiglio perché esso dovrà rappresentare la garanzia di terzietà nella guida dell’Assemblea elettiva che è anche l’organo deputato a dettare gli indirizzi e ad esercitare il controllo sugli atti dell’esecutivo. Ma anche nella fattispecie di uno “sconfinamento”, un Sindaco, un leader, media e ricompone, non addita, non separa, non espone alla gogna.

Una falsa partenza. Così come, allo stesso modo, chi di “propaganda ferisce” di “propaganda perisce”. È la fine di tutti i “Rottamatori”. Aver liquidato “Crotone Sviluppo Spa” piuttosto che correggerne la conduzione e non l’idea costitutiva. Magari trasformandola in Azienda Speciale o provando ad acquisire, agli organici Comunali, le professionalità che vi si sono formate. Per solo accennare al “venticello calunnioso” nei riguardi della conduzione di Akrea Spa e del suo compianto Presidente, On. Gaetani, per supposte distrazioni di risorse che alla fine dei conti avrebbero fatto sorridere una scolaresca, figuriamoci la Guardia di Finanza che ne ha setacciato i bilanci: stipendi, fornitori, manutenzioni, qualche spesa di rappresentanza e qualche medaglia ricordo per lavoratori pensionati. Ma lo stesso prosieguo dell’azione Amministrativa ha rimbalzato dalla rimodulazione dell’Antica Kroton, alla costituzione dell’ATO rifiuti e alla Presidenza dell’Assemblea dei Sindaci senza quella autorevolezza, competenza ed esperienza richieste a certi livelli. In questo quadro, già di per sé lacunoso (e per non farsi mancare nulla) anche il rapporto conflittuale con l’intera minoranza e pezzi della stessa maggioranza. Minoranza sulla quale andrebbe aperto un capitolo a parte e parimenti problematico. La legittimità di una candidatura non può essere solo formale( Sindaco della Città Capoluogo) ma deve sostanziarsi anche nella prassi politico amministrativa. Un diverso rapporto col Consiglio, più empatico e collaborativo, più disponibile all’ascolto e alla coinvolgimento, avrebbero legittimato, il Sindaco di Crotone, a porsi come garante di un “patto Istituzionale” da proporre a tutti i Sindaci della Provincia, a partire dalle Comunità più popolose e a prescindere dalla collocazione politica. Una sorta di “governo delle larghe intese” sul modello nazionale e proprio perché dai caratteri di straordinarietà come la fase avrebbe richiesto e imposto. Ma se vi fosse stata la politica e, con essa, una classe dirigente all’altezza della sfida.
Il Sindaco di Crotone, invece, ha compiuto una scelta divisiva, incoerente rispetto alla sua genesi civica e persino residuale sul piano elettorale, stante le ultime elezioni Regionali. Tuttavia, proprio le elezioni Regionali, hanno visto l’articolazione della maggioranza Consiliare su più schieramenti politici e tutti alternativi fra di essi. Che il Sindaco non sia stato capace di fare compiere scelte unitarie alla sua maggioranza, non è un problema che può scontare la Città e, in prospettiva, l’Intera Provincia. Oltre modo, il Sindaco di Crotone, fra i diritti che può accampare, fra i “suoi” consiglieri, non rientrano quelli della doppiezza e dell’assolutismo. Esattamente due, fra gli altri, indizi sui quali ha fallito la direzione politica della “Prossima Crotone”. Il Sindaco di Crotone, poi, ha un dovere, ineludibile, nei confronti dei suoi Cittadini, anche se non sono chiamati ad esprimersi in prima persona ma per effetto induttivo, dichiarare con lealtà e chiarezza, la stessa chiarezza declamata in campagna elettorale, con chi continuerà a governare la Città e, nel caso di elezione, anche la Provincia. Nel dibattito interno al PD non intendo entrare e non mi permetto neppure di indicare quello che è più giusto o opportuno fare per come intimato dal gruppo consiliare “Stanchi dei soliti”.
Ad una cosa credo, però, che un partito non dovrebbe mai rinunciare ed è la sua integrità organizzativa e la propria dignità politica. Questi due capisaldi si esprimono attraverso le “insegne”, che quando mancano vuol dire che sono state ammainate o che qualcuno le ha impropriamente sottratte ai legittimi detentori che sono gli iscritti e i militanti.

DOMENICO CRITELLI

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