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La crisi di “SantoCretella”

Quattordici mesi rinchiusi nei passaggi a livello e le soluzioni a disposizione del Sindaco Voce Vincenzo, già consulente ed equilibratore!

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    di Procolo Guida

    C’è un lungo quanto doveroso elenco di premessa: ecco gli Eletti, confluiti e ripescati in Consiglio Comunale in funzione del  ballottaggio vinto dal candidato civico Vincenzo Voce e quello del centrodestra Antonio Manica ed in conseguenza della Giunta formata dal vincente che si è avvalso del “supporto” di tre (Parise, Sorgiovanni e Via) che sarebbero entrati in Consiglio Comunale: Il Sindaco Vincenzo Voce (*); per la Lista Crotone Cambia: Domenico Ceraudo (*), Antonella Passalacqua (*), Giada Vrenna, Santo Vincenzo Facino (confluito nel nuovo gruppo Tesoro Crotone con Dalila Venneri) poi in quello misto, Paolo Maria Francesco Acri (confluito nel gruppo Insieme si può Crotone con Salvo Riga); per la Lista Stanchi dei soliti, Rosamaria Parise (diventata assessore e vice sindaco) entrata Chiara Capparelli, Dalila Venneri (confluita nel nuovo gruppo Tesoro Crotone nel quale è entrata anche Paola Liguori), Ilario Sorgiovanni (diventato assessore) entrato Iginio Pingitore, Alessandro Manica; per la lista Città Libera, Fabrizio Meo (*), Floriana Mungari (confluita nel gruppo Stanchi dei soliti), Paola Liguori (confluita nel gruppo Tesoro Crotone lasciato da Santo Vincenzo Facino), Carmen Giancotti; per la lista Tesoro Calabria, Rachele Via (*) (diventata assessora) entrato Salvo Riga poi confluito nel gruppo Insieme si può Crotone, Vincenzo Familiari (*), Nicola Corigliano, Anna Maria Cantafora, Ginetta Tallarico, Giovanni Greco, Domenico Pio Lo Guarro; e poi la “minoranza”: Antonio Manica come candidato a sindaco perdente, per la lista Manica Sindaco, Giuseppe Fiorino; per la lista Lega Salvini Calabria, Marisa Luana Cavallo poi confluita in Popolo e Identità; per la lista Forza Italia Berlusconi, Fabio Manica, Mario Megna (confluito nel gruppo Iole Santelli Presidente), Alessia Lerose; per la lista Consenso, Enrico Pedace e Fabiola Marrelli; per la lista Fratelli d’Italia, Andrea Tesoriere (poi confluito nel gruppo Forza Azzurri); Danilo Arcuri come altro candidato a sindaco perdente, per la lista Democratici Progressisti, Andrea Devona; per la lista I Demokratici, Antonio Megna.

    Fatta la dovuta premessa, dunque, si sarebbe dovuto e/o potuto subito discutere del fatto che il neonato sindaco Voce aveva “attinto” a sole due liste (una, Stanchi dei soliti, addirittura con due rappresentanti) per comporre la sua giunta. Si è invece, subito e tanto, discusso del fatto che Fabrizio Meo (in favore di Giovanni Greco) non era stato eletto Presidente del Consiglio e, per di più, con una “consacrazione” di certo “unica” nella storia della democrazia partecipata: una votazione fuori dal Consiglio Comunale ed addirittura prodromica alla formazione della stessa Giunta; quindi con la partecipazione, appunto, dei tre che, qualche ora dopo, avrebbero invece partecipato al primo Consiglio Comunale in qualità di assessori… …vabbè dissero in molti, sono “ragazzi” e non capiscono che iniziare con una spaccatura (netta) non è che sia il migliore degli auspici. C’è subito da chiarire, inoltre, che fra i primi ripescati ci sono tutti quelli che hanno preso posto (tra le liste di Voce) solo perché al ballottaggio ha vinto proprio l’ex professore ed attivista ambientale (e notiamo che proprio la lista Stanchi dei Soliti sarebbe stata l’unica a non vedere eletti perché ultima nel mini torneo delle liste vociane… Dopo, sempre fra i ripescati, ci sono quelli entrati perché il posto lo hanno trovato appunto grazie ai nominati in Giunta (insomma gli unici che sarebbero entrati comunque sono quelli asteriscati). Oggi, ancor di più e meglio si può leggere l’oggi, ci sarebbe (e pure molto) da dire sui primi transfughi dai gruppi: fra i primissimi (Facino, Venneri, Mungari , Liguori e Megna Mario) per mero calcolo di gettone nelle varie commissioni e sui secondi (Acri, Riga e di nuovo Facino) per calcolo di valenza di voto per le presidenze (e vice) delle stesse commissioni e per i terzi (Cavallo e Tesoriere) per espulsioni repulsioni nei gruppi/partiti di origine. Insomma tutti mini presupposti all’interno del famigerato, quanto terribilmente comodo, passaggio a livello crotoniate!

    Poi, ovviamente, c’è stata la querelle Meo: vera spina nel fianco che (quasi subito con quasi subito dopo la Giancotti) è stato cacciato dalla maggioranza per le note vicende relative ad impiantistica sportiva che immediatamente ha fatto assumere a Luca Bossi la “statura” del primates della presunzione, tanto legittima quanto il suo consenso elettorale (approssimato alla quarantina di voti). Assieme ai primi due epurati, ai quali viene lasciata carta bianca operativa nel tessere relazioni (entrambi diventano Presidenti di Commissione), si iniziano a collezionare solo sconfitte amministrative e di sistema: niente PSC, stallo Antica Kroton, buio bonifica, guazzabuglio rifiuti e tanta (troppa) satira sulla progettazione! Si arriva così alla sconfitta cocente delle regionali e dell’unico partner (il PD, chi l’ha visto?) che produce un’altra scomunica (con sculacciata pubblica) di Riga, Familiari e Cantafora, rei di occuparsi di bandi e feste natalizie, prima ancora di votare per le provinciali (tempistica geniale). Ora, in funzione di queste prese di posizione e dei risultati elettorali ed amministrativi, si può tranquillamente dire che, all’interno del Consiglio Comunale, ci sono quattro macro(?)aree: i fedelissimi di Voce, i sibillini, le stampelle ed i contro: calcolando che la maggioranza dovrebbe fare 17! Fedelissimi Voce:  Vincenzo Voce (che sempre consigliere è), Santo Vincenzo Facino, Paolo Maria Francesco Acri, Chiara Capparelli, Dalila Venneri, Iginio Pingitore, Alessandro Manica, Floriana Mungari, Paola Liguori, Nicola Corigliano, Domenico Pio Lo Guarro, Domenico Ceraudo, Antonella Passalacqua, Giada Vrenna, Ginetta Tallarico e Giovanni Greco (che anche da Presidente del Consiglio vota); e comunque con un “traditore” o “sbagliatore” perché i voti alla Provincia per Voce sono stati 15… I sibillini: Vincenzo Familiari, Anna Maria Cantafora e Salvo Riga. Le stampelle: Marisa Luana Cavallo, Mario Megna, Andrea Tesoriere, Andrea Devona. Contro di sicuro: Fabrizio Meo, Carmen Giancotti, Antonio Manica, Giuseppe Fiorino, Fabio Manica, Alessia Lerose, Enrico Pedace, Fabiola Marrelli, Danilo Arcuri e Antonio Megna.

    Molto poco conta, ed ancora meno conterà, la vicenda del “nascituro” PD con i figli d’arte Anna Giulia Caiazza e Leo Barberio che sono in rampa di lancio per le chiavi (senza casa) della (ex) città rossa, ancora in balia delle piccole faccende delle varie botteghe paesane (ci scuseranno i lettori della provincia che comprendono quanto il riferimento sia rivolto alle proprie classi digerenti che hanno mangiato, anche contemporaneamente, ai banchetti sculchiani quanto a quelli pedacian-torromineschi, che, tra l’altro, adesso dovrebbero stare tutti assieme assatanamente). Quanto sia contata (o ancora conti) la scelta strategica del faro Sandro Cretella di attingere a graduatorie provinciali ed extra, per il reclutamento di una “nuova” classe burocratica, ce lo diranno forse meglio postumi di ricorsi e/o rinunce? Un dato, non per forza direttamente connesso, è che la Corte dei Conti sta già valutando da tempo (un tempo incredibilmente più veloce di quelli dei settori amministrativo, civile e penale) altre situazioni che hanno prodotto già effetti. Anche perché, altrettanto incredibilmente, è proprio Sandro Cretella ad aver ritrovato il tempo, che a sua detta non poteva perdere, di fare politica: e lo fa nel gestire i tavoli (piuttosto somiglianti a “treppiedi” traballanti, vero Fabio Manica?) delle trattative di questa conclamata crisi da sprofondo rosso.

    Meno, molto meno contano e conteranno, per un destino semicredibile di questa città Luca Bossi, Ilario Sorgiovanni e la controfigura di Ugo Carvelli (che non a caso non trova posto nemmeno in periferia): comparse al tavolo del Sindaco nell’ultima “diretta” del social Voce che ha messo in scena una caratterizzazione da avanspettacolo; ed oramai non ride più nessuno di fronte a tutti i fondi persi o rimandati indietro. La tragicommedia in atto, infatti, assomiglia (tragicamente) alle vicende descritte da Maurizio Fiorino in Fondo Gesù (rileggiti la recensione), e (comicamente) quasi tale e quale alla vicenda (vero stereotipo del modello vociano amministrativo) del ricorso al TAR (inutilmente costoso) per la riammissione (impossibile!) al programma ministeriale per ridurre il disagio abitativo (dove abbiamo perso finanziamenti per 45 milioni di euro). Se, infatti, Maurizio Fiorino è stato capace di “arruolare” e romanzare banditi differenti, schivati e schifati da differenti percorsi e classi asociali, dipingendogli tutte le (di loro) tante terribili quanto favolose storie d’amore, Vincenzo Voce ha pensato di “comandare” ed amministrare fuorisciti e sopravviventi (ancora più diversi fra loro) pensando che potessero scriversi (da soli) storie d’umore compatibili con la povertà culturale in cui è sprofondata (già da troppo tempo) questa nostra martoriata, quanto favolosa città: sempre rinchiudibile nei passaggi a livello.

    Ma Maurizio Fiorino (confortato da Pasolini quanto dalla letteratura russa) si è sporcato (e profumato) la penna ed il cuore di preti e peripatetiche di quartieri; Voce ha osato: come pensare di conciliare Via, Greco, Cortese, Cantafora, Corigliano e Riga con Bossi, Pollinzi, Scandale, Venneri, AleManica e Liguori? Pensava, forse, che Cardinal Sandro Cretella potesse, così come avea fatto con CGIL, Cisl e Uil e Vrenna e la Dominjianni? (Ah Elisabetta Dominijanni: quanti stereotipi annette a se!). Non aveva certo realizzato, il sindaco Voce sempre lui, che quelli là avevano allenamenti (e pelo sullo stomaco) costruiti in decenni di consociativismo e digestivi potentissimi! Eppure lui stesso, avrebbe dovuto e potuto riavvolgere il nastro dell’allora Ingegnere Vincenzo, quello degli anni ed anni di consulenze al gruppo Esposito/Commodari e, quasi contemporaneamente, ad Akrea/Soakro/Congesi (e chissà chi gliele aveva date quelle consulenze)! Lui Maestro di rapporti che sarebbero divenuti inevitabilmente incestuosi se fatti avvicinare, ora. Sempre lo stesso Voce Vincenzo che avrebbe preteso (e pretenderebbe ancora visti i toni che continua ad usare) che divenissero “collantabili” con l’ausilio di Sandro e Luca quanto di Sergio e Peppino. Audace è davvero un eufemismo troppo largo!

    C’è da resettare e riavviare caro Ingegnere! Riuscirai a farlo partendo innanzitutto da preti e suore? O pensi di usare, a partire dalla seduta di domani, l’alibi dei debiti fuori bilancio, in mezzo ai quali, magari, c’è quello di qualche ex assessore? Prova, se possiamo permetterci con l’ennesimo consiglio, iniziando a contribuire a riscrivere una nuova antologia di un mondo che, comunque e qualunque Voce imperi, ritornerà ad aver voglia (autorevole) di salvarsi la pelle (prima o poi); una antologia, dovresti saperlo da tecnico, ha necessità di una ed una sola forza esplosiva, può essere educata o meno: ma necessita della verità formale ed esiziale! Mettili attorno ad un tavolo, ad inizio può essere anche quadrato e con gli spigoli, l’importante è che non si presenti nessuno con la qualifica di VERGINE! Nessuno, può pensare di disegnare una Nuova Stagione di questo territorio, che sa farsi male come nessun altro, pensando di rappresentare solo brutti anatroccoli autoreclusi nei passaggi a livello: Crotone, con Pitagora e Rino Gaetano quanto con Fondo Gesù e la Marinella, può e deve ambire a trascinare l’intera Calabria nel Mediterraneo; perché a Nord puzzano molto più di noi! Puzza la loro coscienza, sporca del sangue dei troppi Regeni, puzza il loro presente, ancora così incosciente nei confronti dell’ambiente, puzzano tutte le prognosi che hanno disegnato con becchini senza figli; puzzano di epigoni del nulla!

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