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Le ATO calabresi? Una storia infinita!

Giovanni Procopio: "è su questa gestione dei rifiuti, che si sono consumate, già all'epoca, le critiche culminate con le mie dimissioni da membro della struttura assessorile regionale"

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    riceviamo e pubblichiamo:

    Dopo aver appreso che il Tar Calabria ha annullato un’ordinanza contingibile e urgente dell’aprile 2021 (la numero 24) con cui la Regione Calabria, all’epoca guidata dal presidente facente funzioni Spirlì, in sostanza consentiva agli Ato di Cosenza, Crotone, Reggio Calabria e Vibo Valentia di conferire gli scarti di lavorazione dei rispettivi impianti nella discarica di località Stretto di Lamezia Terme , ho ritenuto opportuno fosse mio dovere chiarire, e stavolta con il supporto di una sentenza del tribunale amministrativo regionale calabrese, le motivazioni che, in un momento storico della mia attività politica, mi avevano portato a fare scelte di carattere personale e politico . Tra le varie motivazioni mi pace annoverare una serie di ordinanze regionali , tra cui l’ultima dell’estate 2021 , che ordinava all’ ATO di Catanzaro di ricevere lo scarto di lavorazione di tutte le altre province della regione Calabria presso la discarica di Lamezia. Era il settembre 2019 alla vigilia del consiglio comunale che doveva occuparsi delle attività dell’ ATO Crotone e proprio in quelle ore precedenti la regione Calabria, della quale ero membro della struttura a servizio dell’assessore all’ambiente, emanava una prima ordinanza, la numero 246 del 2019. Ordinanza che poi, come risulta nella sentenza del Tar, divenne una di una serie lunga di ordinanze e sulle quale proprio il Tar accentra la sua attenzione arrivando ad affermare che “a far data dal 7.09.2019 sia registrata, senza soluzione di continuità, la sostanziale introduzione a regime di una gestione emergenziale dei rifiuti …… attese le criticità comunque presenti nel territorio regionale “ e che quindi quella serie di ordinanze erano deliberate solo ed esclusivamente per elevare a sistema l’emergenza rifiuti.
    Ed è qui , su questa gestione dei rifiuti, che io voglio mettere in evidenza prima le mie ragioni e poi le critiche culminate , infine , con le mie dimissioni da membro della
    struttura assessorile . Dimissioni che avevano ed hanno un fondamento politico perché dopo il piano regionale dei rifiuti approvato nel 2016 si è solo tirato a campare sino ad arrivare alla questione delle ordinanze a ripetizione che non hanno risolto nulla e che hanno solo aggravato la situazione con una straordinaria lievitazione dei costi e con la mancata realizzazione degli impianti di smaltimento previsti e rimasti solo sulla carta e che alla fine hanno creato problemi all’unica ATO , quella di Catanzaro, che aveva cercato di risolvere problemi. Ecco perché oggi ancora più di allora sono convinto che la mia attività di amministratore e di uomo impegnato in politica doveva prevalere su tutto anche sulla permanenza in una struttura a cui non sentivo più di appartenere. E questo nella convinzione che nel momento in cui si occupano cariche politiche ed amministrative e si è responsabili della cosa pubblica, a quel tempo ero consigliere di minoranza al comune di Crotone, non ci sono indennità o indennizzi che possono prevalere sul bene comune. Alla fine la storia, personale e politica , di ognuno di noi è scritta nelle azioni più che nella parole a vuoto o, peggio , nelle chiacchiere. Le azoni restano . Le parole a vuoto e, soprattutto, le chiacchiere se le porta via il vento.

    Giovanni Procopio Già consigliere comunale di Crotone

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