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Sul Teatro Comunale di Crotone e non solo, pensieri in libertà

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A breve, spero il prima possibile, il nuovo Teatro Comunale di Crotone, pur con evidenti limiti strutturali emersi già durante la fase di costruzione, potrebbe diventare il fiore all’occhiello della nostra comunità, e potrebbe rappresentare un patrimonio culturale da cui ripartire, come fece Milano, e l’Italia, con la ricostruzione del Teatro alla Scala dopo la seconda guerra mondiale, per il riavvio e il rilancio della città e dell’intero Marchesato di Crotone. Diventando il luogo dove assistere finalmente, dopo molti anni, a commedie teatrali , ad eventi di musica classica , a drammi lirici , a premiazioni e tanti altri eventi culturali .  Un luogo magico per chi ama il teatro, la lirica,  la musica, la danza. La cultura. Al tempo stesso guardando il teatro , con i lavori ancora in fase di ultimazione , tra i tanti pensieri mi sono venuti alla mente alcuni episodi legati alla prima formulazione del progetto del teatro e penso alle due persone che lo hanno voluto e che si sono battuti per  la sua realizzazione. Il sindaco Pasquale  Senatore. E l’assessore Ottavio Rizzuto . E nella mia mente si accavallano tanti avvenimenti . Tante discussioni. Tante cose pensate e realizzate ma anche tante che non si sono concretizzate, come per esempio l’acquisto dell’ex cinema Ariston da trasformare in teatro quando ci si accorse degli evidenti e inaspettati e , per alcuni versi,  insormontabili problemi di trasformazione dell’ex ospedale civile . Mentre scrivo queste righe , pensavo ad alcuni avvenimenti di quegli anni . Uno in particolare . L’incontro con l’architetto Paolo Portoghesi. Incontro voluto fortemente dall’assessore Ottavio Rizzuto , al quale , e lo dico ad ulteriore e tardiva testimonianza, la città di Crotone deve molto , tantissimo, più di quanto non gli abbia dimostrato e riservato dopo la sua scomparsa . E mi sovvengono alla memoria i pensieri, le parole, dell’architetto Portoghesi quando alle prime luci dell’alba, in una tiepida giornata primaverile di tanti anni fa , c’intrattenne per un paio d’ore parlando della rigenerazione culturale di Crotone . Pensieri e parole sul teatro , su Via General Tellini , su Piazza Mercato, su via Messinetti e su piazza Duomo.  Sulla città di Crotone. Sulla sua storia . Quella operaia in particolare. E mi viene alla mente , tra le tante cose, la sua intuizione. La visione della torre scenica su via Poggioreale e l’ampliamento del teatro sfruttando gli spazi della piazza retrostante . Ed oggi , più di ieri, mi rendo conto , che questa sarebbe stata l’idea giusta . Quella scelta avrebbe evitato tanti ritardi e tanti problemi e tanto spreco di risorse . E avrebbe scongiurato  il problema più rilevante del nuovo teatro . Il forte impatto visivo ella torre scenica. In quel modo , probabilmente, con quella scelta progettuale, sarebbe stata meno invasiva  in quanto il terreno sulla parte di  Via Poggioreale ha un riempimento naturale che ne avrebbe diminuito l’altezza di quasi la metà . Oltre al fatto che con quella scelta sarebbe stato possibile l’ampliamento del teatro previsto sulla retrostante piazza che , in questo modo , avrebbe avuto una capienza di 800 posti invece degli attuali 500 . Maggiore capienza che avrebbe  comportato una gestione più sostenibile dal punto di vista economico. Tra le altre e tante cose ascoltate, tutte geniali , in quella giornata che sembrava non finisse mai o , meglio ancora, che noi , ci auguravamo non finisse mai , si stagliano altri ricordi . L’idea del percorso culturale immaginato tra Via General Tellini  e Piazza Mercato , liberate dai manufatti in muratura  , in cui l’architetto Portoghesi aveva immaginato la valorizzazione delle imponenti e straordinarie mura di cinta , con la salvaguardia dello stemma monumentale di Carlo V e don Pedro da Toledo, e la valorizzazione dell’orto botanico di Via Tellini con alberi ed arbusti della flora mediterranea.  La copertura di Via Messinetti per realizzare una  galleria da dedicare al sindaco Silvio Messinetti , il medico dei poveri . La rivisitazione di Piazza Duomo , a dire dell’architetto , la piazza della città . Una piazza minimale e sobria , come la storia  della città operaia che lui conosceva bene . Un piazza liberata dal traffico veicolare , con il ripristino della vecchia pavimentazione e la riqualificazione della sede arcivescovile e della basilica minore .

Tutti questi ricordi per ribadire , a vent’anni di distanza , quanto sia stata difficile e complicata la storia di quegli anni nonostante i tanti successi . Nonostante il Contratto di Quartiere di fondo Gesù, il progetto d’ iniziativa comunitaria Urban II , le due società di Trasformazione Urbana Il Porto e La Stazione, il Piano Urbano del Traffico, la riqualificazione del lungomare Gramsci e Cristoforo Colombo affidata all’architetto Pico Ciamarra , l’illuminazione pubblica di tanti quartieri e di tante contrade, i due Palazzetti dello Sport , la trasformazione dell’Ezio Scida da “campo” a “stadio”. Tanti successi  , ma anche molte  sconfitte , tra le quali annovero il mancato incarico all’architetto Paolo Portoghesi per la realizzazione del teatro e della galleria coperta, l’adozione di un Piano Regolatore Generale che , tra tante vicissitudini e mille peripezie,  ha portato alla nascita di un quartiere invivibile e insopportabile come Farina , alcune mancate assunzioni di responsabilità da parte dell’amministrazione comunale sulla gestione dei rifiuti e dell’acqua e sul Contratto d’Area , con un’ ambiguità strategica e di visione che tanti danni ha arrecato al territorio di Crotone e dell’intera provincia. Una città , per ritornare al centro del mio ragionamento , dove , oltre al costruendo teatro , non è dato trovare altri luoghi in cui la cultura  possa trovare spazio e svilupparsi . Una città in cui , da parte delle istituzioni,  manca la vicinanza , manca il supporto e , in alcuni casi, financo il conforto ai pochi operatori culturali e ai tanti artisti presenti in città e in cui tutto viene lasciato all’impegno e alla passione dei pochi resistenti , e resilienti, d al loro sacrificio. A mio parere le istituzioni , in questi anni , approfittando anche delle imponenti risorse previste per il comparto della cultura  devono lavorare e  concentrare tutti i loro sforzi per la tutela del patrimonio culturale, lo sviluppo della cultura e il rilancio del turismo culturale  della città . Valorizzando le risorse . I contenuti  . E creando le strutture . I contenitori. Prima di finire queste mie riflessioni , in libertà, sull’onda della memoria e delle emozioni, mi permetto di dare alcune indicazioni su cosa fare e su quali priorità sarebbe il caso d’incentrare la nostra attenzione . E tra le tante cose da fare , una mi pare particolarmente significativa. Realizzare due o tre piccoli teatri di piccolissime dimensioni in alcuni quartieri della periferia cittadina. E in alcuni immobili di prestigio di proprietà pubblica presenti nel centro storico e nell’area di Capocolonna realizzare  l’Accademia di Belle Arti , il Conservatorio Musicale, l’Archivio di Stato, l’ Emeroteca Provinciale, la Pinacoteca Provinciale, l‘Auditorium, il Museo d’Arte dell’Ottocento e del Novecento Crotonese e Calabrese , il Museo d’arte Moderna e Contemporanea. E realizzare, nell’immobile dell’ex cinema Ariston e nell’immobile della scuola Principe di Piemonte ,  il museo della numismatica della Magna Grecia e l’ampliamento del Museo Archeologico Nazionale di Crotone.

Senza trascurare un lavoro di condivisione e di sinergia allargata ai territori e alle comunità delle aree del crotonese e della sibaritide e candidare quest’area della Magna Grecia a capitale della cultura europea,  incentrando e mettendo in ordine e a sistema tutte le attività sulle figure di  Pitagora, Gioacchino da Fiore, Lilio e Rino Gaetano , sul  Codex Purpureus, sul diadema di Hera Lacinia e sul Toro Cozzante . E candidare , contemporaneamente, i calanchi del Marchesato di Crotone , una straordinaria ed unica meraviglia naturalistica e paesaggistica, a patrimonio dell’Unesco. Chiaramente una visione e una progettualità di questa portata per essere gestita richiederebbe uno strumento giuridico adeguato, io penso ad una fondazione di partecipazione , preferibilmente  di area vasta , in cui ad aderire non fosse solo il comune capoluogo  , ma anche la provincia di Crotone , da valutare , dopo la riforma Del Rio,  la fattibilità di partecipazione per l’ente intermedio , altre fondazioni culturali , i privati e altri enti pubblici, in particolare della provincia , penso ai comuni di Isola Capo Rizzuto , Cirò Marina, Cotronei  sede di teatri comunali , e al comune di Petilia Policastro, sede di un  teatro provinciale in attesa di finanziamento dai Contratti Istituzionali di Sviluppo. Una fondazione di partecipazione che potrebbe godere dell’appoggio del Comune di Crotone e dei comuni di Cirò Marina e Isola Capo Rizzuto utilizzando anche le royalties , da impiegare  per attività produttive e non, così come fatto sino ad oggi, per attività di assistenza alle marinerie , per le quali si possono utilizzare altre misure a supporto e di sostegno previste sia nella programmazione nazionale che in quella comunitaria .
Questa una prima idea. Un abbozzo. Un contributo. Nulla di più , ma anche, nulla di meno.

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