Ma che faccia di bronzo che ha la Senatrice Corrado?

Solo ora si lamenta per come è stato trattato e sta per essere (mal)gestito il patrimonio crotonese e calabrese, partenaraiati a parte!

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    Riceviamo e pubblichiamo una lunghissima e circostanziata nota della Senatrice Corrado che molto ci colpisce nel merito, nella forma e nella tempistica. Nel merito, soprattutto riguardo le considerazioni riguardanti “l’uso” dei partenariati che sono non solo condivisibili, ma che “ricevute” solo ora ed in questa forma, diventano addirittura un arma a disposizione di chi, come D’Isanto e Demma (giusto per non esimerci, come sempre, a fare nomi e cognomi) così come Lei stessa ha citato, sta cercando di attuare la “diabolica” tattica di “cedere a privati i beni ‘maggiori’ in quanto redditizi, e cedere al terzo settore quelli ‘minori’. E lei in questi anni di “franceschinismo” (anche suo alleato in una fase della legislatura) dov’era? Quando è stato istituito un tavolo in Ministero per “avviare” l’operazione di vera e propria “drogatura” del pur interessante innesto del terzo settore, dov’era? Forse era impegnata ad attaccare e mettere i bastoni tra le ruote di Vazzano e Lentini impegnati a Parco Pignera e Capo Colonna inviando ispezioni e solleciti di controllo ad ogni piè sospinto? O forse a denunciare il tenorm al Castello in stile Bobbit, o forse ancora per favorire la ruberia dei soldi dell’Antica Kroton per la sua bonifica che pure ha rivendicato in una seduta di Commissione Cultura? Vazzano, Lentini e tantissimi altri che certamente non erano i migliori “tecnici” imprestati alla gestione dell’inestimabile quanto vituperato patrimonio culturale ed archeologico, sono stati abbandonati al NOSTRO destino, soprattutto da Lei e da tutti quei “soloni” da salotto buono. Mai desiderosi di sporcarsi le mani per fare meglio assieme; disponibili solo a puntare dita ed a sfruttare telecamere quanto compagne e compagni di viaggio, in vista di lidi più sicuri, più confacenti alla statura di chi si sente sempre e solo la migliore, anzi l’Unica. Eppure il tempo ed il modo di sedersi accanto alla sua ex nemica Dominijanni per rimodulare Antica Kroton rischiando di mandare tutto a carte 48, lo ha trovato! Ed anche di fronte a critiche e sollecitazioni che soprattutto nella prima fase Le sono state rivolte con rispetto e considerazione, anche quando Le si cercava un semplice aiuto o conforto, cosa ha fatto Margherita Corrado? Se ne è infischiata, rivendicando che una Senatrice è per tutti, non solo per Crotone che Le aveva tributato una caterva di voti e di consenso! Ha pure COMPLETAMENTE IGNORATO LE DECINE DI INVITI AD UNA SEMPLICE INTERVISTA: senza nemmeno degnare di una semplice quanto educata risposta. Oggi, a tempo scaduto e liquidazione e pensione acquisita, vorrebbe che qualcuno le desse retta? Vede, Senatrice e già candidata a Sindaco di Roma, dispiace tantissimo, ma lei ha oramai l’autorevolezza di chi riesce a rafforzare in automatico chiunque provi ad attaccare. E’ tipico di chi ha la faccia tosta, che è un modo di dire, come Ella sa bene, che deriva dal fatto che una faccia dura, a volte anche chiamata anche faccia di bronzo, rimane sempre priva di espressione, qualunque cosa accada intorno. Ecco Lei ha fatto accadere tutto, a Crotone, senza che muovesse una sola espressione, spuntando ogni tanto con qualche comunicato, spesso che non aveva proprio nulla a che vedere con questo territorio. Si aiuti, da oggi in poi, rimanga in silenzio e senza alcuna espressione, eviterà sonorissime pernacchie e, soprattutto, di aiutare qualche suo nemico, che poi, magari è anche nemico del territorio, anche perchè tutti oramai sanno che ci sarebbe molto di più, a livello politico, istituzionale ed anche, se non soprattutto, a livello di relazioni ed interessi personali, sociali e pure economici. (Procolo Guida)

    Ecco il comunicato:

    “Si prospetta l’arrivo di 18 milioni di euro per il Parco Archeologico di Sibari, destinati a valorizzazione, infrastrutture e sicurezza; bene, ma vedremo in futuro a che prezzo. La notizia del mega-finanziamento dovrebbe tuttavia far riflettere i tanti che a Crotone hanno enfatizzato la ‘nuova alleanza’ pubblico-privato (dove quest’ultimo si identifica con gli enti del terzo settore) sancita martedì 26 luglio nell’incontro promosso dal Comune e dalla Direzione regionale Musei della Calabria. L’opinione pubblica è stata infatti indotta a credere che tale sperimentazione, tentata per la prima volta in Italia – ma ci sarà una ragione, per non averlo fatto finora! –, avrebbe inusualmente preso le mosse dal remoto Capo Colonna per poi diffondersi ovunque. Agli addetti ai lavori non era sfuggita, invece, la reale natura dell’operazione, resa oggi palese dal diverso ‘approccio’ di quell’ufficio ministeriale nei confronti del parco sibarita. Operazione che è un grimaldello per scardinare ovunque il sistema pubblico di gestione del patrimonio culturale e sancire il disimpegno dello Stato dai propri compiti istituzionali in materia, come imposto dalle politiche franceschiniane. La tattica è duplice: cedere a privati i beni ‘maggiori’ in quanto redditizi, e cedere al terzo settore quelli ‘minori’. E si comincia, non a caso, dalle aree geograficamente e demograficamente marginali, snobbate dai privati ma che il mondo del non-profit potrebbe invece considerare appetibili, a condizione di vedersi garantiti dallo Stato la copertura delle spese e forse anche un quid di sostegno finanziario. Marco D’Isanto ha addirittura espresso la pretesa che a Capo Colonna il futuro partner della Direzione regionale Musei abbia anche il compito, estraneo ai doveri istituzionali del Ministero della cultura e dunque oggetto di una delega impropria, di “costruire un progetto di animazione culturale affinché quell’area diventi un motore di attività di natura culturale, civile e sociale”. L’iniziativa presentata il 26 luglio replica, però, un errore che il Ministero di Franceschini ha già commesso subito dopo l’apertura del museo del Lacinio (2006), quando i servizi aggiuntivi furono da subito esternalizzati ma, dopo qualche tempo, si arrivò ad un passo dall’annullamento del contratto da parte del dicastero. Più di recente, il Museo è rimasto per anni ‘ostaggio’ della convenzione firmata con il soggetto che a fine 2014 si era vista approvare e finanziare dalla Regione Calabria un progetto di gestione dei servizi aggiuntivi mai attuato, e in fine, complice la pandemia, l’istituto museale di Capo Colonna è stato chiuso per oltre due anni a causa della decisione di sguarnirlo del poco personale ministeriale superstite per garantire, invece, l’apertura del Castello di Le Castella. Affidare il Museo e Parco di Capo Colonna ad “associazioni che hanno una lunga esperienza in campo culturale”, come dichiarato dal direttore Demma nonostante che sul territorio non ne esista alcuna che a Capo Colonna non abbia già dato cattiva prova di sé, è dunque un azzardo almeno pari a quello commesso nei primi anni Duemila. Con altri colleghi senatori, perciò, ho presentato una interrogazione (Atto Senato n. 4-03742 del 2 agosto 2022) per sapere “a quale titolo la Direzione Regionale Musei della Calabria abbia inteso cedere al terzo settore la gestione dei servizi aggiuntivi di uno degli istituti di sua competenza, assumendosi il rischio di una scommessa che l’esperienza degli anni scorsi dice persa in partenza, poiché l’assenza di infrastrutture e servizi essenziali rende del tutto velleitario attendersi a Capo Colonna quei flussi turistici dei quali si favoleggia come risultato, invece che come presupposto, dell’impiego di associazioni non-profit nella gestione di uno dei più importanti luoghi della cultura statali del Mezzogiorno.” (Margherita Corrado Senato – Gruppo Cal – Commissioni Cultura e Antimafia)

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