Il centro storico memoria dell’intera comunità

Lentini: "Il centro storico va fatto vivere ai giovani, e non solo a loro, facendo leva sulle atmosfere, per alcuni versi, magiche e antiche che quei luoghi emanano e che in quei luoghi si respirano e si vivono".

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Il centro storico della città di Crotone rappresenta la memoria storica dell’intera comunità. Di tutti i crotonesi. Di quelli che sono “restati”. E di quelli che sono “emigrati”. Memoria storica che si nutre del ricordo di ogni singolo cittadino crotonese e che non va dispersa e, anzi , va recuperata e vivificata perché , come afferma Hobsbawm nella sua opera più famosa , Il secolo breve, “la maggior parte dei giovani è cresciuta in una sorta di presente permanente, nel quale manca ogni rapporto organico con il passato storico del tempo in cui essi vivono”. E questa assenza d’interesse nei confronti del passato storico del tempo in cui viviamo rappresenta un danno a cui va posto rimedio per non accrescere questa sorta di “vivere un presente permanente” slegato da ogni rapporto con il passato storico. Per restare nello specifico e riferendomi al centro storico di Crotone non va agevolata la nascita e il proliferare indiscriminato di locali alla moda per i giovani, come i pub o i lounge bar o, peggio, non va incoraggiato il deturpamento e l’imbrattamento dei monumenti storici con murales di dubbio e, il più delle volte, cattivo gusto o non vanno permessi, senza controllo alcuno, i fitti selvaggi e incontrollati di locali fatiscenti e inabitabili che , data la presenza di numerose comunità di cittadini stranieri, sta determinando e creando condizioni d’insopportabile e intollerabile invivibilità che minano la stessa tenuta e la stessa coesione sociale all’interno, e all’esterno,  del centro storico. La strada da me individuata e da percorrere è più complicata ma anche più intrigante. Il centro storico va fatto vivere ai giovani, e non solo a loro, facendo leva sulle atmosfere, per alcuni versi, magiche e antiche che quei luoghi emanano e che in quei luoghi si respirano e si vivono. Su cosa si fonda questa mia idea? Sulla cultura del nostro territorio. Cultura del territorio che fa riferimento al patrimonio di storia e di saperi che il nostro centro storico possiede e può offrire, e che può essere da contrasto ai processi di omologazione e di sviluppo, decontestualizzati e, a lungo andare, insostenibili, che stanno avvenendo in tutti i centri storici italiani, il nostro compreso.

Per questo ritengo fondamentale la valorizzazione del nostro centro storico e degli elementi peculiari della nostra identità locale. A partire dalle emergenze architettoniche che narrano la storia del territorio per poi passare alle tradizioni della cultura materiale e arrivare al “saper fare” tradizionale.  Nella consapevolezza che se da una parte “è rischioso pianificare e progettare l’identità , o con l’identità”, d’altro canto l’obiettivo che ci si pone è piuttosto quello di favorire le forme e i processi di appropriazione materiale e simbolica della città, sia in termini partecipativi e di cittadinanza attiva, sia in termini di modalità e pratiche concrete di costruzione della città e di definizione dei luoghi”. Bisogna valorizzare i luoghi legati ai personaggi della nostra storia. Dei personaggi come Carlo V, don Pedro da Toledo, Niccolò Lapiccola, Nola Molise, Giano Pelusio e tanti altri ancora di cui non mi sovviene memoria. E dei personaggi delle famiglie nobiliari per pensare, attraverso di loro, al recupero di centri o edifici storici e la creazione di poli espositivi, culturali e congressuali ad alta valenza turistica. “Bisogna tutelare, salvaguardare e valorizzare la qualità urbana ed ambientale del centro storico. Ed il livello dei servizi alla persona e alle persone ivi residenti per contrastare l’abbandono dei luoghi. Bisogna quindi migliorare la qualità della vita attraverso servizi ed opportunità occupazionali che scoraggino l’abbandono e contrastino la disgregazione sociale ponendo al centro la cultura e le peculiarità di quei luoghi. Bisogna agevolare e sostenere gli investimenti delle imprese private con il loro coinvolgimento in una progettualità integrata comune basata sul valore culturale del nostro centro storico, e del nostro territorio”. L’abbandono e il conseguente spopolamento del nostro centro storico, fenomeno che avviene in quasi tutte le citta medio piccole delle regioni meridionali, ha effetti negativi non soltanto per le aree interessate direttamente al fenomeno, ma per tutta la città e per tutta la sua economia. Bisogna restituire dignità e sobrietà al nostro centro storico. Iniziando con il dare vita ad un comitato cittadino dei residenti, di tutti i residenti del centro storico, e di tutti i cittadini e di tutte le cittadine crotonesi in grado di raccordare e tenere insieme interessi pubblici e privati. Senza stravolgere i luoghi.  Un comitato cittadino, e non di quartiere, perché il centro storico è il centro nevralgico della città e non è un quartiere, uno dei tanti della città. Un comitato capace di aiutare gli enti, i privati e le associazioni a pensare e ripensare e immaginare e ridisegnare il centro storico. E in grado d’intercettare risorse regionali, nazionali e comunitari, utili per recuperare, conservare e valorizzare palazzi, chiese, piazze, viuzze e opere d’arte e d’ingegno. Solo in questo modo, lontani da chiacchiere e da chiacchieroni, si può dimostrare l’amore e il senso di appartenenza al nostro centro storico chè altrimenti, con interventi estemporanei e, il più delle volte, privi di senso, il centro storico rischia di sparire tra orrori e brutture che, purtroppo, lo hanno già, in gran parte, deturpato e snaturato. Tra le prime cose da programmare e da pianificare e da fare credo sia necessario riempire questo contenitore, al momento vuoto, con alcuni contenuti. Preliminarmente penso alla pedonalizzazione e all’istituzione della Zona a Traffico Limitato di tutto il perimetro del centro storico con la creazione di parcheggi a pagamento fuori le mura. Penso alla realizzazione dell’Archivio Storico, lo scrigno della nostra memoria storica. Penso poi ad un conservatorio musicale. Ad un’accademia di belle arti. Ad un auditorium. E ad un teatro. Penso alla delocalizzazione di una o più scuole pubbliche. Penso al Liceo Classico Pitagora che potrebbe diventare il fulcro e, contemporaneamente, la porta d’accesso al centro storico. E penso, per esempio, alla realizzazione di un Istituto Tecnico Superiore della cultura e dei beni culturali e del turismo enogastronomico da allocare in uno degli immobili di proprietà pubblica con annesso il convitto a servizio anche degli istituti d’istruzione secondaria superiore presenti sul territorio , in particolare degli istituti agrari e degli istituti alberghieri . Strutture culturali che creerebbero le condizioni ideali per un cambiamento radicale nella vita e nelle abitudini di vita di tanti residenti e che di fatto favorirebbero la presenza continua di tanti ragazzi e di tante ragazze, non solo crotonesi. Presenza di ragazzi e ragazze che frequentando il centro storico quotidianamente, e per 365 giorni all’anno, e non più solo in tarda serata o la notte, non solo eviterebbero l’inevitabile corto circuito di tensioni e di scontri con i residenti ma contribuirebbero a dare un senso a quel luogo che oggi appare un non luogo, privo d’identità e staccato da qualsiasi rapporto con il contorno sociale, con la tradizione e con la storia. Un luogo, il centro storico, che diverrebbe luogo di incontro e di scambio per gli abitanti. Luogo di tutti i principali eventi pubblici, comprese le assemblee e le discussioni pubbliche. Luogo piacevole per i turisti. Luogo di ritrovo per molti crotonesi. Luogo -immagine della “popolanità” del centro storico per gli abitanti di più vecchia data. Luogo di riferimento per chi è dovuto andare via. Luogo di riferimento per tutte le comunità che in esso risiedono, per incontrarsi e ritrovarsi. Luogo di “valorizzazione” per i commercianti, per gli artigiani, per gli artisti e per quanti volessero cimentarsi nei nuovi mestieri e nelle nuove professioni. Il centro storico di Crotone. Questo, e altro ancora.
Giovanni Lentini

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