«Contro il pregiudizio, difendiamo la dignità storica e civile di Cutro e della Calabria»

Vito Barresi, candidato sindaco di Crotone, ha condannato fermamente la proposta di rimuovere “via Città di Cutro” dalla toponomastica di Reggio Emilia, difendendo l’identità meridionale e sottolineando come la lotta alla mafia passi per investimenti in cultura e giustizia, non per cancellazioni simboliche.

Premessa contestuale: cosa sta accadendo tra Reggio Emilia e Cutro? Sta infiammando il dibattito a Reggio Emilia e nella provincia crotonese la polemica seguita alle parole dell’ex prefetto Antonella De Miro, che ha auspicato la cancellazione del nome “via Città di Cutro” dalla toponomastica reggiana, proponendo in sua vece “viale Reggio Emilia città libera da tutte le mafie”.
Un’affermazione che ha generato sconcerto e indignazione non solo nella comunità cutrese, storicamente presente e integrata nel tessuto sociale emiliano, ma anche in Calabria e in tutta l’opinione pubblica, attenta ai valori dell’unità nazionale e della giustizia sociale.
La vicenda mette a nudo una drammatica superficialità culturale e una deriva discriminatoria che rischia di criminalizzare intere comunità meridionali sulla base di stereotipi e pregiudizi, dimenticando il contributo che migliaia di lavoratori e cittadini onesti hanno dato alla crescita del Paese.
Dichiarazione:
Esprimo il mio totale sdegno e una ferma ripulsa per le inqualificabili dichiarazioni dell’ex prefetto Antonella De Miro, che auspica la cancellazione del nome “Città di Cutro” dalla toponomastica reggiana. Parole gravi, infondate, cariche di un insulso retro-pensiero discriminatorio e antimeridionalista, figlie di una logica lombrosiana che non possiamo più tollerare in uno Stato democratico e repubblicano. Se accettassimo questo criterio, dovremmo allora cancellare da Napoli via Bologna, via Modena, via Parma, via Firenze, e da ogni città del Sud tutte le intitolazioni alle città del Nord.
Ma la toponomastica non è un processo di purificazione etnica o geografica: è memoria collettiva, è rispetto per le storie migranti, è riconoscimento del valore delle comunità che hanno contribuito alla costruzione dell’Italia. Cutro, come tante città del Sud, è molto di più della narrazione criminale che certa retorica vorrebbe imporre. Cutro è lavoro, fatica, emigrazione, dignità.
È il paese dove si è tenuto un Consiglio dei Ministri, presieduto dal Primo Ministro Meloni per onorare le vittime del naufragio dei migranti in mare, come hanno fatto il Presidente Mattarella e Papa Francesco.
È il luogo da cui partirono, sul finire dell’Ottocento e poi all’inizio del Novecento, tanti lavoratori che fecero la storia delle Camere del Lavoro reggiane, come Enrico Mastracchi, segretario della Camera del Lavoro di Carpi e Sassuolo, e parlamentare socialista.
È il set del “Vangelo secondo Matteo” di Pasolini, che da bolognese chiese scusa per aver giudicato troppo in fretta i cutresi additandoli come personaggi da western.