Il Partito Democratico di Cutro difende la comunità: no alle generalizzazioni, sì ai ponti di solidarietà
Il PD di Cutro esprime profondo rammarico per il clima di sospetto scatenato dalle dichiarazioni dell’ex prefetto De Miro, sottolineando che la responsabilità penale è sempre individuale e non può trasformarsi in una colpevolizzazione collettiva.
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Il Partito Democratico di Cutro esprime profondo rammarico per il clima di sospetto e generalizzazione che si è venuto a creare a seguito delle recenti dichiarazioni dell’ex prefetto di Reggio Emilia, dott.ssa De Miro.
Mai avremmo pensato di dover intervenire pubblicamente per difendere la nostra comunità da attacchi tanto diretti quanto reiterati. Lo facciamo oggi perché sentiamo il dovere di tutelare la dignità di Cutro e dei suoi cittadini, che nulla hanno a che vedere con la narrazione distorta che si sta diffondendo.
Abbiamo sempre creduto – e continuiamo a credere – che chi ricopre ruoli istituzionali debba saper distinguere tra responsabilità individuali e il valore di una comunità intera. Invece, sembra si sia aperto il “vaso di Pandora”, dove chiunque si sente legittimato a puntare il dito contro un’intera collettività, etichettandola con superficialità e senza rispetto per la verità.
Il dibattito sul nome di una via ha finito per oscurare il vero problema: quello di una deriva discriminatoria nei confronti di una comunità colpevole solo di avere origini cutresi. Si sta creando, in maniera irresponsabile, un clima di divisione e ostilità tra territori che, invece, dovrebbero collaborare e convivere nel rispetto reciproco.
Il processo Aemilia ha condannato singole persone, mai un’intera comunità. I nomi e i cognomi dei colpevoli sono pubblici, e nessuno ha mai chiesto di nasconderli. Ma non si può e non si deve trasformare il giusto contrasto alla criminalità in una colpevolizzazione collettiva. Lo dice anche la giurisprudenza: la responsabilità penale è personale. Non si possono attribuire a una comunità intera i crimini di pochi.
A ricordarcelo è stato anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel discorso di fine anno del 31 dicembre 2023, con parole che vogliamo riportare fedelmente:
«..l’unità della Repubblica è un modo di essere, di intendere la comunità nazionale, atteggiamento che accomuna; perché si riconosce nei valori fondanti della nostra civiltà: solidarietà, libertà, uguaglianza, giustizia, pace; i valori che la Costituzione pone a base della nostra convivenza e che appartengono all’identità stessa dell’Italia.
Questi valori li ho visti testimoniati da tanti nostri concittadini.
Li ho incontrati nella composta pietà della gente di Cutro»
Sono parole che parlano da sole. Parlano della nostra gente, della nostra storia e della nostra civiltà. In quel momento si riferiva alla forza di una comunità che nella tragedia del naufragio di Cutro , ha mostrato solidarietà ,umanità e rispetto, ha mostrato i valori che sono alla base della nostra Costituzione.
Questo concetto va sottolineato con forza in un momento storico dove assistiamo giorno per giorno a comportamenti che calpestano la nostra costituzione ed i diritti fondamentali dell’individuo.
Ci chiediamo se qualcuno avrà il coraggio di spiegare al Presidente Mattarella il perché si vuole cambiare il nome del viale, il perché si giudica negativamente un’intera comunità per colpa di pochi.
Non dimentichiamo la figura di Diego Tajani, magistrato e ministro della Giustizia, originario di Cutro, che fece della sua vita una battaglia aperta e coraggiosa contro la mafia, quando in molte parti d’Italia ancora non si osava nemmeno nominarla. La figura di Diego Tajani è ancora oggi fonte d’ispirazione per tanti procuratori impegnati nella lotta contro la mafia.
Lo dimostrano anche i numerosi beni confiscati alla criminalità organizzata e restituiti alla collettività, grazie al lavoro di associazioni come Libera. Lo dimostrano le testimonianze di concittadini cutresi volontari in Emilia Romagna durante le alluvioni, tra cui la nostra Protezione Civile, che ha operato con impegno e generosità.
Oggi siamo di fronte a un paradosso: si chiede di cancellare una via intitolata a Cutro, come se quel nome fosse un marchio da rimuovere.
A questo punto chiediamo al sindaco di Roma di rinominare “Via Cutro”, esistente nella capitale.
La nostra comunità non si riconosce in nessuna forma dì criminalità. La nostra storia ,il nostro impegno civile, le nostre istituzioni e la nostra gente parlano per noi.
Il nostro compito non è solo quello di difendere, ma anche di costruire. Come ha detto Papa Leone XIV nel suo primo discorso:
«Non dobbiamo costruire muri, ma ponti: ponti di pace, ponti spirituali, ponti sociali.»
Noi vogliamo costruire ponti sociali. Ponti tra le comunità di Cutro e dell’Emilia Romagna, che fin dagli anni ‘70 hanno condiviso storie, lavoro, integrazione e solidarietà. Rapporti costruiti nel tempo con rispetto e impegno, e che oggi rischiano di essere spezzati da un clima tossico e divisivo.
Rivolgiamo dunque un appello alle istituzioni emiliane: riallacciamo quel legame storico, con la volontà di costruire insieme un presente e un futuro fondato sui valori della Costituzione.
Non lasciamo che l’ignoranza e la generalizzazione cancellino decenni di collaborazione e di umanità.
Partito Democratico Circolo di Cutro







