Gianluca Bruno “Villa Ilice, da investimento culturale a simbolo del degrado: una ferita aperta per Isola di Capo Rizzuto” foto

Gianluca Bruno denuncia "Villa Ilice, inaugurata senza agibilità e mai gestita, è oggi un luogo degradato e impraticabile."

Riceviamo e Ripubblichiamo

Villa Ilice doveva essere un punto di forza per Isola di Capo Rizzuto. Un luogo di cultura, un presidio identitario, un investimento che avrebbe dovuto elevare il territorio. Oggi è l’esatto contrario: una porzione di territorio lasciata andare, sporca, degradata, utilizzata come bivacco di fortuna, privo di condizioni igieniche e completamente sottratto alla comunità. Un luogo impraticabile perché, unica condizione storica credo in Italia, persistono due cantieri in uno: Villa (non)fruibile e scuola (bruciata). Non è un’opera pubblica: è una ferita aperta.

Il degrado non è frutto del destino. È il risultato di una gestione che si è fermata all’inaugurazione, come se il taglio del nastro fosse l’ultimo atto e non il primo. Fatta di fretta e furia in campagna elettorale pur di tagliare il nastro e senza agibilità, Villa Ilice è stata lasciata senza manutenzione, senza controllo, senza un piano di utilizzo. È diventata un luogo che nessuno presidia e che nessuno rivendica o meglio, un luogo di bivacco dove i cittadini hanno paura di recarsi per la forte concentrazione e presenza di extracomunitari che l’hanno trasformata in un albergo a cielo aperto. Una struttura che avrebbe dovuto generare valore e che invece genera solo imbarazzo.

Durante la campagna elettorale del 2025 uno dei candidati a sostegno del nostro progetto politico, Maria Greca Di Manna, aveva messo in guardia da questo rischio e dal palco disse: «Le opere pubbliche non valgono per ciò che costano, ma per ciò che producono nel tempo». Villa Ilice non produce nulla, non offre servizi, non crea comunità, non attiva economia; è un investimento che non restituisce niente se valutata allo stato attuale.
Richiamò anche un caso emblematico, quello del sindaco di Caravaggio, Bolandrini, che rinunciò a fondi PNRR per non “ipotecare il futuro delle amministrazioni che verranno”. Lo sintetizzò così: «Il PNRR non è un bancomat, è un patto». Qui quel patto è stato tradito perché si è costruito senza pensare alla sostenibilità, senza una strategia, senza un modello di gestione. Queste considerazioni sono il frutto del risultato attuale, un’opera che non vive e che non può vivere finché resta in queste condizioni.
Villa Ilice non è una cattedrale nel deserto: è una cattedrale nel degrado! E il degrado, quando nasce da scelte politiche, non è solo un problema estetico bensì una responsabilità precisa; è la prova che chi ha amministrato non ha governato l’opera, non l’ha seguita, non l’ha difesa, non l’ha resa utile alla comunità.

A questo punto non servono analisi infinite, serve agire: Subito!.
Villa Ilice va ripulita, messa in sicurezza, separata dal cantiere bruciato “la scuola del PNRR” di cui parleremo prossimamente, va restituita alla fruibilità dei cittadini e riportata a una dignità minima che oggi non ha. E soprattutto va costruito un piano serio di valorizzazione, non una lista di buone intenzioni. Un piano che non chieda elemosine, che non rincorra finanziamenti occasionali, che non si regga su promesse. Le risorse si trovano eliminando gli sprechi che da anni divorano fondi pubblici senza produrre alcun beneficio.

Il territorio ha bisogno di un luogo vivo, di una politica che non si limiti a inaugurare, ma che governi ‘l’intero processo per il bene collettivo e non di un bivacco per extracomunitari. Villa Ilice è la prova che quando la politica si ferma al nastro, il degrado arriva puntuale ed in questo caso bisogna anche suonare la sveglia e far si che sindaco e amministrazione intervengano subito e con estrema efficacia

Il PNRR poteva essere un’occasione di trasformazione nelle buone intenzioni, forse in minima parte lo è stato anche se a Isola delle 101 opere sbandierate si incomincia a raccogliere i frutti, ahinoi già secchi!. Villa Ilice in questo stato dimostra che senza visione, senza gestione e senza responsabilità, anche le opere più promettenti diventano monumenti all’incapacità amministrativa. E un territorio che si abitua a vedere il degrado come normalità smette di pretendere e di avere ambizione futura.

 

Gianluca Bruno

già sindaco di Isola di Capo Rizzuto