Zone Omogenee Provinciali e nuove conurbazioni: una visione realistica per il futuro urbano del Crotonese

Riceviamo e Pubblichiamo

 

Sorvolando, almeno momentaneamente, sul tema delle fusioni dei comuni che potrebbe interessare i 27 comuni della provincia di Crotone, non ritenendolo un argomento d’attualità, si vuole accentrare l’attenzione su quello che è, invece, un argomento centrale e propedeutico rispetto al tema delle unioni dei comuni, la creazione delle Zone Omogenee Provinciali.

Zone Omogenee che, non essendo presenti nello statuto della Provincia di Crotone, andrebbero individuate ed, eventualmente, istituite.                                                                 

Individuate tenendo conto delle caratteristiche geografiche, storiche, culturali, sociali ed economiche, ma anche della natura dei luoghi, del patrimonio, delle infrastrutture e dei servizi esistenti, esplicitando per ogni Area le sue principali vocazioni e i suoi obiettivi strategici. Individuate e determinate con incontri sul territorio anche per promuovere le attività della Provincia sulla cultura dell’e-government e della gestione associata dei servizi comunali. Tenendo presente che per i territori dove sono presenti le Comunità Montane o organismi consultivi territoriali già istituiti dai Comuni, è bene che le Aree coincidano con i territori delle stesse.                                                                                                                                                                                  

Le Zone Omogenee Provinciali hanno l’obiettivo di favorire l’attuazione del processo di aggregazione per i singoli Comuni che non hanno un punto di riferimento, semplificando in questo modo e rendendo più efficienti i rapporti amministrativi fra gli Enti, ottimizzandone le risorse umane e finanziarie, svolgendo funzioni propositive e di coordinamento in ordine a questioni d’interesse generale attinenti alla programmazione e alla pianificazione del territorio di propria competenza.  Strumenti di consultazione e interlocuzione con gli organi provinciali, con particolare riguardo alla programmazione strategica, allo sviluppo economico, alle infrastrutture, ai servizi d’area vasta, ai progetti di rilevanza regionale e comunitaria.                               

La Provincia di Crotone, attraverso la pianificazione di Zone Omogenee, potrebbe quindi creare forti sinergie volte alla valorizzazione e allo sviluppo delle zone individuate per progettare e pianificare in maniera ottimale l’unione o fusione di comuni.

In tutto questo, un discorso a parte, proprio per la sua particolarità e peculiarità, meriterebbe la discussione che riguarda la creazione di una grande area urbana che dovrebbe nascere dall’unione di alcuni comuni della nostra provincia, tra le quali la città di Crotone. Appare più che evidente che più che dalla creazione di una grande città sarebbe più utile e conveniente occuparsi di quella che, in questo momento, sembra essere una soluzione alternativa, certamente più realistica, la conurbazione che potrebbe interessare alcune realtà urbane del nostro territorio provinciale.

Per capire meglio, e senza molti giri di parole, si parte dalla definizione di conurbazione. “La conurbazione è una forma di aggregazione urbana, originata dalla rapida crescita di una o più città, in cui la popolazione copre, accentrata, vaste aree e in cui singole attività tradizionalmente urbane si susseguono senza soluzione di continuità. Si può distinguere tra processo di accrescimento -aumento periferico intorno a un nucleo- o processo di aggregamento-unione di nuclei vicini originariamente separati -. Le conurbazioni presentano quindi una struttura mononucleare o polinucleare . Spesso gli insediamenti sono fisicamente uniti, ma hanno mantenuto la loro individualità amministrativa.  Il termine, proposto da Geddes nel 1915 per mettere a fuoco le trasformazioni del tradizionale rapporto città-campagna, fu poi usato per descrivere i macroscopici fenomeni di esplosione urbana. I geografi contemporanei continuano a denominare conurbazioni questi fenomeni quando le città di origine, più o meno “saldate” da protendimenti edilizi, manifestano ciascuna proprie capacità propulsive e specializzazioni funzionali; al contrario, viene usato il termine agglomerazione quando una delle città assume carattere dominante e tende a inglobare le altre, trasformandole in quartieri periferici, funzionalmente dipendenti”. 

Quello di cui invece, negli ultimi tempi, si sente parlare, e si legge, è la fusione di sei comuni della nostra provincia per creare una grande città. Una città, per il momento, senza nome. Un semplice gioco combinatorio. Una nuova città di cui ci è dato sapere solo che sarà due volte più grande di quanto sia oggi Crotone, circostanza che farà di questa città nuova, e senza nome, per numero di residenti, la seconda città calabrese dopo Reggio Calabria e, per estensione geografica, una delle città più grandi d’Italia. Intrigante e stimolante l’idea, un po’ meno la sua eventuale combinazione, anche perché la proposta appare, almeno agli occhi dei più attenti, fragile e debole. Una fusione a freddo, senza il coinvolgimento dei territori e delle comunità e delle persone come già successo con Corigliano Rossano. Un’affabulazione, e non ce ne voglia nessuno, destinata a fallire miseramente con il lascito di fraintendimenti e incomprensioni che potrebbero essere d’ostacolo anche ad eventuali e possibili conurbazioni che all’orizzonte s’intravedono. A partire da quella che, nell’immediato, appare la conurbazione più naturale, seppur con qualche evidente difficoltà, quella dei comuni di Crotone, Isola Capo Rizzuto e Cutro. Comuni ai quali, preliminarmente, si suggerisce la condivisione di un PCSA, un Piano Comunale di Spiaggia Associato che darebbe vita ad un fronte mare di oltre 50 chilometri con al centro un tesoro, troppo spesso dimenticato, l’Area Marina Protetta “Capo Rizzuto”. E, in prospettiva, anche la condivisione di un PSCA , un Piano Strutturale Comunale Associato.

Un’altra possibile conurbazione sulla quale si suggerisce l’attenzione potrebbe essere quella tra i comuni di Crotone e Cutro e Scandale. Conurbazione nei fatti già esistente e di cui le comunità interessate sono pienamente consapevoli. Su questa conurbazione si esplicito la nostra riflessione.

Da una parte abbiamo Scandale e la sua area industriale. Importante e strategica . Un protendimento dell’area industriale di Crotone, non casuale ma pensato e studiato e voluto negli anni passati dal mondo politico ed imprenditoriale dei due comuni interessati.

Limitrofa a questa zona industriale quella di Crotone. Zona industriale che, anche dopo la dismissione industriale degli anni 90, continua a necessitare di un’allargamento del suo agglomerato industriale, in vista anche di un eventuale e necessario potenziamento, nella certezza che lo sviluppo di Crotone non può che passare da dove tutto ebbe inizio. Dall’industria. Una re-industrializzazione tutta incentrata sul porto e sull’utilizzo di nuove aree retroportuali che, una volta bonificate, non possono che essere le aree industriali dismesse del Sito d’Interesse Nazionale.  Una re-industrializzazione basata su innovazione tecnologica e su creatività e su aree produttive ecologicamente attrezzate. Senza lasciarsi influenzare dal modello industriale novecentesco, ormai morto e sepolto per sempre. Modello industriale da concertare e da condividere in primis con Eni , A2a e Enel . Le tre multinazionali presenti sul territorio.

Dall’altra parte abbiamo il comune di Cutro, con le sue dune gialle che tanto piacevano a Pier Paolo Pasolini, uno dei comuni simboli del Marchesato crotonese che nel tempo ha perso l’antica dinamicità e vivacità legata al mondo rurale e che, oggi, ridotto al rango di un modesto agglomerato urbano potrebbe diventare, non semplicemente un quartiere periferico di Crotone, una semplice porzione di città, ma una comunità , uno dei pochissimi “genius loci” del Marchesato, in cui le persone che in quei luoghi si riconoscono potrebbero organizzare , conurbandosi con Crotone, i loro spazi residenziali sulla base e sui requisiti di qualità ambientale e di vivibilità per uscire dall’isolamento e dalla marginalità in cui si trovano. E per ridiventare e ritrasformarsi in un borgo e per assurgere a capitale del Marchesato crotonese.

Un’altra possibile conurbazione sulla quale si suggerisce l’attenzione potrebbe essere quella tra i comuni di Crotone e Rocca di Neto e Strongoli. Su questa conurbazione, non si esplicita nessuna riflessione , tranne precisare che potrebbe essere tenuta insieme dal fiume Neto e dalla fascia costiera .

Un’operazione, quelle delle conurbazioni che s’inseriscono a pieno titolo nella più vasta riflessione e discussione in atto in tutta Europa su un nuovo urbanesimo. E su una nuova idea di città che, nel caso di specie, e non casualmente, è situata su una nuova direttrice europea rappresentata dalla costruenda Strada Statale 106 / E90. Una nuova idea di città e una nuova Crotone, inutile nasconderlo, che potrebbe interessare e anche molto.                                                                                                                                                 

Presi dagli eventi quotidiani e dalla spettacolarizzazione delle singole realizzazioni facciamo fatica a renderci conto di quanto siano cambiate le nostre città e finiamo con non cogliere gli ampi schemi del mutamento. Di fronte alla nuova ondata di trasformazioni che la città sta vivendo, proviamo difficoltà a vedere il fatto che una nuova “idea” di città – un nuovo modo di strutturare le funzioni nello spazio, di comporre la forma urbana, di organizzare il rapporto con l’ambiente – è ormai emersa”.

 

 

Nicola Artese

Gaetano Grillo

Giovanni Lentini

Gianfranco Maiorano

Salvatore Mastroianni

Tommaso Sinopoli