Ripensare il fronte mare di Crotone
Emilio Pirillo e Giovanni Lentini propongono una visione di sistema di Crotone dopo la dismissione industriale
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Da sempre il fronte mare, assieme alla Città Vecchia e alla Città Storica, ha svolto e svolge un ruolo centrale nelle prospettive e nelle visioni strategiche delle città costiere, almeno per la gran parte di esse, tranne poche realtà urbane, tra le quali citiamo la città di Crotone. Città costiera sulla carta che, più che una città di mare è, ancor’oggi, una città adagiata sul mare. A questo riguardo basta prendere in considerazione due eventi storici: la costruzione delle fabbriche e dell’apparato industriale ai primi del 900, realizzate sul fronte mare nord della città; e la nascita dei due quartieri Tufolo e Farina, al finire degli anni ‘70, lontane dal mare e che, oggi, sono da considerare una vera e propria area urbana. Un’area urbana della contemporaneità, oltremodo complessa in cui si è realizzata una città diffusa.
Due eventi epocali che hanno avuto e continuano ad avere conseguenze straordinarie e, in gran parte, negative dalle quali la città non riesce ad affrancarsi per essere libera di ideare, pensare e progettare un’altra Crotone. Un’altra Crotone a partire da una dismissione industriale che ha lasciato macerie, non solo materiali, e una bonifica di quelle stesse ex aree industriali, individuate come area Sin, che stenta a decollare. Con l’aggravante della presenza di un termovalorizzatore in area SIN e di tanti opifici dismessi sul fronte mare nord della città dei quali sappiamo poco o nulla, neanche la portata della loro carica inquinante. Un’altra Crotone con la presenza di un’area urbana, quella di Tufolo Farina, divenuta in meno di cinquant’anni, una città diffusa “…una formazione urbana nuova, continua, aperta, nata in opposizione alla città storica, spazio indefinito e privo di limiti riconoscibili, discontinuo ed eterogeneo, costituito – come espressione di un diverso rapporto tra uomini e territorio, tra individui e società – da una serie infinita di unità residenziali singole, interconnesse dall’auto privata e dalle nuove tecnologie di comunicazione”.
Un’altra Crotone in cui a noi appare centrale il fronte mare. Fronte mare da Capocolonna, il Promontorio Lacinio, alla Foce del fiume Neto , con in mezzo l’area individuata come Sito d’Interesse Nazionale. Fronte mare con due eccellenze ambientali: l’Area marina protetta di Capo Rizzuto e l’Oasi Naturale del fiume Neto. E una negatività ambientale assoluta: le ex aree industriali all’interno del SIN. E le aree industriali, dismesse e non, fuori il SIN. Un fronte mare complesso, per alcuni aspetti complicato per l’intervento antropico invasivo, che, se realizzato, farebbe di Crotone una straordinaria città di mare al centro del Mediterraneo. Siamo partiti da queste considerazioni iniziali, una specie di parte costruens, per affrontare nel concreto le problematiche del lungomare di Crotone. Senza fermarsi allo stato dell’arte. E senza cadere nella mera e sterile enunciazione di principi e di proclami che andrebbero invece sostituiti con idee e programmi e progetti. E con una visione strategica innovativa e trasformativa.
Pensiamo, oltre alla pedonalizzazione del lungomare Viale Cristoforo Colombo, alla pedonalizzazione di Viale Antonio Gramsci e alla rivisitazione strategica del lungomare Viale Magna Grecia. Con l’eventuale creazione di nuovi parcheggi a monte del lungomare cittadino. Parcheggi per la prima parte del lungomare Cristoforo Colombo per i quali, in prima battuta, individuiamo l’area esistente sulla parte finale di Viale Cristoforo Colombo, per intenderci quella che poi prosegue divenendo Viale Regina Margerita, e l’area di Piazzale Nettuno, dove realizzare un parcheggio multipiano. Abbiamo pensato anche all’area in cui insiste l’immobile dell’ex sede dell’Unità Sanitaria Locale, quella che poi si trasformò in Azienda Sanitaria Provinciale, ma una riflessione più rispettosa e attenta ai beni culturali ce l’ha fatta scartare, essendo quello un immobile un esempio, uno dei pochi, se non forse l’unico, di architettura modernista che meriterebbe e merita un diverso utilizzo. Noi pensiamo al museo d’Arte Moderna e Contemporanea. Un museo adatto ad ospitare la prestigiosa collezione della provincia di Crotone, oggi provvisoriamente ospitata a Parco Pignera, nel Museo e Parco Tematico Pitagora che doveva essere e dovrebbe essere, almeno nelle intenzioni di chi l’ha pensato e realizzato, cosa diversa rispetto ai Giardin(ett)i di Pitagora. E la prestigiosa collezione dei futuristi ormai sparita dalla circolazione e di cui, ad oggi, non è dato sapere nulla. Parcheggi per la seconda parte del lungomare Antonio Gramsci per i quali individuiamo l’area alla fine di Viale Gallucci, lato cimitero.
Intera pedonalizzazione del lungomare, già pensata negli anni passati, alla quale non si è mai dato corso, anteponendo sempre interessi particolari, il parcheggio o i parcheggi delle proprie autovetture private, ad interessi generali, la possibilità di camminare, fare jogging, e di socializzare. Interessi particolari che, in parte hanno determinato anche la mancata realizzazione del lungomare Antonio Gramsci come da progetto dell’architetto Massimo Pica Ciamarra. A questo riguardo per prima cosa vanno coinvolti gli esercenti e i residenti del lungomare. E non solo loro. Avendo presente che, come ci ha insegnato la storia recente e conflittuale del centro storico, per noi la Città Vecchia, ognuno di questi attori rappresenta interessi particolari, e interessi il più delle volte contrapposti, a cui vanno date risposte partecipate e concertate e condivise. Interessi contrapposti che, per esempio, come succede in altre città italiane, potrebbero trovare spazio e sfogo nella creazione di un’Urban Center, una camera di compensazione degli interessi individuali e collettivi da non confondere con l’Urban Center di Antica Kroton Futura che è una fotocopia mal riuscita e creata al solo scopo di drenare imponenti risorse pubbliche per vie più agevoli. Sotto quest’aspetto vanno coinvolti immediatamente i cittadini e con loro discutere di come affrontare la prossima e imminente stagione estiva, chiaramente ci riferiamo alle prossime stagioni estive. Partendo dalla difesa della costa, messa a repentaglio anche per i furiosi e, per alcuni aspetti, irreversibili cambiamenti climatici, dell’intero lungomare che interessa Viale Cristoforo Colombo e Viale Antonio Gramsci e Viale Magna Grecia.
E per l’occupazione abusiva di parte di Viale Magna Grecia, sul quale ritorneremo. Intervento non più rinviabile se non si vuole perdere questo tesoro, una vera rarità, rappresentato dalla presenza della spiaggia nel centro abitato. Avendo sia come comunità e, se accettata questa metodologia, sia come amministrazione comunale, un obiettivo ben definito e specifico che deve diventare l’obiettivo di tutti: migliorare e aumentare la qualità dei servizi sul lungomare, salvaguardando gli interessi degli imprenditori e dei residenti. E dell’intera comunità. Naturalmente per essere efficace l’iniziativa amministrativa va fatta senza perdere tempo e con il massimo della partecipazione e condivisione. Potrebbe e può essere il primo tentativo, di una lunga serie, di “urbanistica partecipata”. E non più concertata, troppo esposta a continui e lunghi e distorti e distorcenti compromessi tra il pubblico e il privato che hanno determinato caos e “abusi” legalizzati. (Emilio Pirillo, Giovanni Lentini)



