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Le rubriche di Crotone Informa - Geo Sfere

Deja-vu: Alluvione nel Crotonese

Oggi vi presentiamo i lavori della classe 1^ B del "Linguistico".

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Strade che diventano fiumi, i ricordi di una vita ricoperti e distrutti dal fango. Acque che trasportano auto, cantine e garage allagati e prosciugati di tutti i loro beni. L’Esaro che si gonfia, minaccia, ma regge. Non ci sono stati morti, per fortuna, questa volta, ma non sono certo da dimenticare le sei vittime di quel terribile 14 ottobre 1996.
Drammatico risveglio
Quella che si è presentata agli occhi dei cittadini di Crotone, poco più di un mese fa, è stata una scena drammatica, della quale sono visibili ancora i segni. L’impressionante bomba d’acqua riversatasi sulla città nella notte ha ingrossato i fiumi, sorvegliati speciali in quelle ore di apprensione. Il rischio esondazione dell’Esaro – che scorre a ridosso di alcuni quartieri periferici della città – è stato scongiurato, ma molte famiglie sono state evacuate, per precauzione. Altri nuclei familiari hanno dovuto abbandonare temporaneamente le loro case perché allegate.
Danni e interventi di salvataggio
Numerosi gli interventi per soccorrere persone in difficoltà. Un’infermiera è stata tratta in salvo da un elicottero della Guardia di Finanza dopo che la sua auto era rimasta bloccata nel fiume di acqua e fango formatosi nella zona di Poggio Verde. Un’altra è stata salvata, portata in braccio, dai Vigili del Fuoco in centro città. Qualcuno ha immortalato la scena e la foto, una delle prime circolate durante quelle ore, è divenuta virale. Ha pure ispirato un giovane artista crotonese, Danilo Piscitelli, che ha dipinto un quadro dedicato ai pompieri.
Colpita anche la provincia
Il maltempo non ha risparmiato i comuni della provincia. A Isola di Capo Rizzuto, si è aperta una voragine nel piazzale antistante la villa comunale, alle spalle del palazzo municipale. A Melissa, è crollato un ponte in una località agricola e i collegamenti urbani e rurali sono stati fortemente compromessi. Gran parte della viabilità provinciale ha subito danni: secondo la Provincia di Crotone servono 5 milioni di euro per messa in sicurezza e pulizia. L’ente di via Mario Nicoletta ha chiesto lo stato d’emergenza, così come fatto anche nell’immediatezza anche dal Comune di Crotone e dalla Giunta Regionale, arrivata in città per mostrare vicinanza. Il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie Francesco Boccia e il capo della Protezione civile Angelo Borrelli, accorsi a Crotone, hanno promesso sostegno immediato.
Ferite ancora aperte
Il nubifragio ha ferito anche i luoghi della cultura, infierendo sul Museo e sui Giardini di Pitagora e mettendo a rischio i resti del Parco Archeologico di Capo Colonna. Duramente colpito anche il settore agricolo: solo il comparto dei finocchi ha subito danni per 20-25 milioni di euro. Dopo gli eventi alluvionali, anche il sistema dei rifiuti ha mostrato nuovamente le sue fragilità, con discariche e impianti bloccati. Risultato? Cassonetti stracolmi e spazzatura per strada. Anche durante le festività natalizie. Oggi, i danni dell’ultima alluvione sono ferite ancora aperte, che risvegliano un dolore mai sopito, lungo 24 anni.
Cosa ne pensiamo noi
Spesso il tempo non è così calmo come sembra. Da una giornata di sole molto calda passiamo a una giornata di pioggia che sembra non smettere mai. Purtroppo per la troppa pioggia che cade, accadono tragedie naturali come le alluvioni. A Crotone, nel mese di novembre dopo già un’esperienza durante l’anno 1996 vi è stata una seconda alluvione che ha devastato la città. Questo evento non è da dimenticare anzi, dobbiamo cercare di non farlo capitare di nuovo, usando le montagne di soldi che ogni anno lo Stato Italiano ci garantisce per migliorare la nostra terra. Tutti quel giorno hanno ripensato alla precedente alluvione accaduta negli anni 90: ora anche la nostra generazione sa cosa significa quei “Non hai idea della paura che avevamo” tratto dalle varie testimonianze dei parenti. Molte persone hanno perso beni non solo materiali ma anche affettivi. Per la seconda volta, quindi, un’alluvione ha scosso completamente le vite di ognuno dei cittadini calabresi. Essa ha portato, ancora una volta, il terrore nelle nostre case, la paura della morte, la paura di un ripetersi. I cittadini dovrebbero essere doverosamente informati e a loro volta prendere atto che non basta una licenza edilizia per essere al sicuro. Il clima sta cambiando sotto i nostri occhi e non ce ne stiamo accorgendo. Ciò che valeva in passato, già lo avevamo detto ma va ribadito, non vale più oggi e ancor meno varrà in futuro. Dunque, prendiamo atto dei vari problemi, delle cause delle alluvioni: abbandono delle montagne e dei boschi, cementificazione, dissesto del territorio, mancanza di manutenzione corretta, prima di sistemare tutto questo occorrerà tempo e con questa situazione dovremo convivere a lungo.Questo tipo di catastrofi costituiscono buona parte dei fenomeni che colpiscono la Terra. È terrificante vedere i cittadini di molteplici città o paesi correre via dalle proprie abitazioni per cercare un posto in cui si può essere un po’ più al sicuro, sebbene spostarsi da esse può essere tanto pericoloso quanto fatale nel peggiore dei casi. È anche spaventoso pensare a quante persone abbiano perso la vita o a quanti altri la perderanno per colpa di questi eventi dettati dall’imprudenza umana.
Le verità nei luoghi
Attraverso varie ore impiegate in passeggiate nelle vicinanze del nostro plesso scolastico, situato in via Giovanni Paolo II, abbiamo potuto vedere con i nostri occhi quanto questa zona, di fondamentale importanza quando si viene parare di eventi così spiacevoli come le alluvioni, sia veramente abbandonata a sé stessa, e quanto poco si tenga cura di tutta una serie di bellissimi paesaggi che vengono a perdersi solamente a causa del nostro mancato interesse. Siamo sempre i primi a chiedere il cambiamento, ad essere indignati di quanto tutta la zona di Crotone sia degradata ed abbandonata, siamo i primi ad essere dispiaciuti quando la troppa pioggia provoca le alluvioni ma mai lottiamo veramente affinchè chi di competenza si metta all’opera nelle aree a rischio. Nessuno si preoccupa dell’abbandono dei rifiuti, del degrado che noi stessi creiamo e che danno una brutta immagine alla nostra città. Siamo tutti bravi con le parole, ma a conti fatti siamo proprio noi che roviniamo la ricchezza e la bellezza e la sicurezza che Crotone ha da offrire. Perché Crotone dà, e dà anche tanto, ma sappiamo tutti che non le torna indietro mai niente.

Testi di:
Ianni Angela, Lepera Isabel, Leto Aurora, Liotta Chiara,
Panucci Annalisa, Rizzo Marika, Toscano Alessandra Mariapia

 

NO AD UN’ALTRA ALLUVIONE

Nel nostro territorio ormai da diversi anni si sta verificando sempre più spesso l’arrivo di piogge torrenziali e violente chiamate “bombe d’acqua” in cui la quantità di pioggia caduta supera i 30 millimetri all’ora. Queste alluvioni la cui causa è certamente da ricercare nel riscaldamento globale, possono spesso causare ingenti danni quali allagamenti straripamenti, danni a tubazioni alberi sradicati, deterioramento di beni e fabbricati, corrosione di materiali ferrosi, elettrici. Ma la cosa più grave che possono mettere in pericolo la vita delle persone. Sono passati 20 anni dalla violenta alluvione del 14 ottobre del 1996 che travolse la città di Crotone, provocando la morte di sei persone. Ben 120 millimetri di pioggia si abbatterono in sole tre ore sulla città calabrese, che non solo venne inondata dalla pioggia, ma fu anche sommersa da un’ondata di fango e detriti spuntati dal fiume Esaro e dai vari affluenti che scorrono nelle vicinanze, incapaci di accogliere l’enorme quantità d’acqua caduta dal cielo. La furia degli elementi provocò il crollo di due campate del cavalcavia sud della città caduta nell’Esaro, mentre interi quartieri vennero invasi dal fango che arrivò quasi fino ai primi piani delle case. Molte persone riuscirono a mettersi in salvo, ma i morti furono sei: Luca Buscema, di 23 anni, Bruno Commisso, di 34, Paolo Pupa, di 28, Angela Trovato, di 72. Purtroppo Michela Cicchetto, di 22 anni, e Luca Tavano, di 23, non sono mai stati trovati i corpi. A più di 20 anni, ormai, dal tragico evento, rimangono incompiute molte delle opere idrauliche per la messa in sicurezza relative al noto «Piano Versace» rendendo la Città tuttora vulnerabile al «Rischio Idrogeologico».
Dopo 24 anni gli eventi si ripetono. Un’ondata di mal tempo devasta Crotone: strade che diventano fiumi, acqua nelle auto, nelle cantine, nei garage. L’Esaro che si gonfia, minaccia, ma regge. Non ci sono stati morti, questa volta, ma sabato 21 novembre 2020 i crotonesi hanno dovuto fare i conti nuovamente con la paura. In molti negozi ed esercizi commerciali di via XXV Aprile, via Cappuccini e via Marinella (tra le più colpite) c’era da spalare, ripulire, salvare il salvabile. Rimboccarsi le maniche, esattamente come 24 anni fa. È stato il colpo di grazia per molte attività già provate dalla crisi economica e dal Covid. Numerosi gli interventi per soccorrere persone in difficoltà. Una donna è stata tratta in salvo da un elicottero della Guardia di Finanza dopo che la sua auto era rimasta bloccata nel fiume di acqua e fango sulla statale 106. Un’altra è stata salvata, portata in braccio, dai Vigili del Fuoco in centro città. Qualcuno ha immortalato la scena e la foto, una delle prime circolate durante quelle ore, è divenuta virale. Ha pure ispirato un giovane artista crotonese, che ha dipinto un quadro dedicato ai pompieri. L’hanno voluto acquistare gli stessi Vigili del Fuoco di Crotone, donando l’intero ricavato alla raccolta fondi per l’emergenza alluvione.
“Crotone, 21 anni dopo l’alluvione” è stato questo il tema del convegno svoltosi nella sala convegni del Lido degli Scogli, organizzato dall’Ordine degli Ingegneri di Crotone, in collaborazione con l’ordine degli architetti e dei geometri. Un convegno che è servito a fare il punto su ciò che è stato fatto in direzione della messa in sicurezza del territorio dopo il disastro e le morti registrate a seguito dell’alluvione del 14 ottobre 1989.
In particolare il convegno ha puntato la sua attenzione sugli interventi previsti nel Piano Versace, realizzato nel 1998, sulla scorta del progetto preliminare della Regione Calabria presentato a novembre del 1997, interventi che in 21 anni non sono stati realizzati, almeno non tutti come sottolineato dallo stesso Prof. Pasquale Versace – Ordinario di Idrologia, Costruzioni Idrauliche e Costruzioni Marittime dell’Università della Calabria.
In seguito all’alluvione del 1996 il piano di intervento di mitigazione del rischio alluvionale è stato realizzato in parte.
Per non ripetere gli errori del passato, servono azioni concrete. Immediate.
È inevitabile che se non si può far nulla per cambiare la struttura geomorfologica della zona, e non si può intervenire sul quantitativo delle precipitazioni, allora è doveroso affidarci ad interventi celeri con una corretta programmazione urbanistica del territorio, il tutto nel rispetto delle «esigenze della natura». Paradossalmente parlando di alluvione non si può non pensare che soprattutto al Sud Italia l’acqua a disposizione non è sufficiente per coprire la domanda complessiva. Servono opere, e servono subito. Serve completare vasche di laminazione, la creazione di scoli per far defluire l’acqua piovana, la raccolta delle acque piovane da riutilizzare nei terreni e moltissimi altri interventi. Le attività dell’uomo hanno ormai modificato in modo così importante il nostro pianeta da averlo fatto entrare in una nuova era geologica: l’antropocene.
Ma l’intervento dell’uomo non deve inevitabilmente danneggiarlo come ha fatto fino adesso. L’uomo ha la capacità per rendere questo pianeta un mondo migliore rispetto a quello che è oggi, in grado di intervenire sulle sue criticità per farne punti di forza. Ma non abbiamo più tempo occorre fare in fretta, occorre iniziare adesso!

Giada Calabrò, Franco Riolo,
Adriana Podella, Matteo Asteriti

I DANNI DELLE ALLUVIONI

Tutto iniziò il 14 Ottobre 1996 con la potente alluvione che fece straripare il fiume Esaro di Crotone, il quale portò distruzione e morte. Sei furono le vittime di questo tragico evento e tanti i danni che ancora oggi, dopo 25 anni, sono molto evidenti sul territorio.
Il fiume Esaro
L’Esaro di Crotone è un piccolo fiume della Calabria lungo circa 20 chilometri e con un bacino contenuto nella provincia di Crotone. Secondo la leggenda, esso prende il nome da un giovane cacciatore morto nel tentativo di dare la caccia ad un cervo. Intorno alle sponde del fiume furono costruite diverse abitazioni e una clinica che oggi è il liceo linguistico Vincenzo Gravina. Ovviamente ciò non è corretto poiché costruire abitazioni vicino a corsi d’acqua è molto rischioso. Infatti come abbiamo potuto vedere quando il fiume straripò inondò anche le abitazioni vicino ad esso provocando danni. Sono presenti anche delle forti testimonianze di chi ha vissuto quella tragedia sulla propria pelle, come quella di Pietro Pupa, fratello di Paolo che morì durante l’alluvione.
Sono stati anche ricordati i cosiddetti “Angeli del fango”, ovvero tutti quei volontari che hanno aiutato con tutte le loro forze quelle persone che erano bisognose di aiuto.
La nuova alluvione che riapre le ferite di 25 anni fa
E’ proprio nel 21 Novembre del 2020 che tutti i brutti ricordi riaffiorarono e la paura tornò a colpire la popolazione di Crotone e provincia.
Le strade ritornano ad essere fiumi, le macchine galleggiano e l’acqua è ovunque. Fortunatamente questa volta non ci furono vittime ma solo il terrore fra i cittadini di rivivere la storia del 14 Ottobre 1996.
Un episodio di salvataggio è stato quello dei pompieri che, sentendo suonare l’allarme di pericolo, raggiunsero il luogo dove si trovava una signora in pericolo e trovandola sul punto di morire, la salvarono.

Arcuri Mara, Frontera Serena,
Iembo Martina e Musolino Annarita

Una Riflessione

Ma sappiamo che per cercare di evitare queste cose c’è bisogno anche di nuove costruzioni e di soldi per poter rinnovare la città ed essere più prevenuta nel caso accadesse di nuovo, ma ormai sono anni che viene detto sempre così ma si riesce a fare ben poco purtroppo e ci troviamo sempre punto e a capo. Oltre agli alluvioni sono state frequenti anche delle forti trombe d’aria che hanno causato molti danni. Siamo davvero tutti molto preoccupati perché sta capitando spesso e la situazione a lungo andare potrebbe peggiorare. Non ci potremmo mai abituare completamente e sarà sempre difficile per noi accettarlo, perché vedere una citta e un paese che si stanno distruggendo è brutto.

 

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