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Le rubriche di Crotone Informa - Geo Sfere

Crotone, tra fango e speranza

Oggi vi presentiamo i lavori della classe 3^ A del "Linguistico".

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Siamo circondati da tanti posti belli nel mondo che portano leggerezza e spensieratezza, posti che ci riportano ad una persona speciale, posti incancellabili dal nostro cuore e posti con paesaggi mozzafiato che rappresentano la nostra personalità, ma purtroppo l’uomo con il suo intervento li sta piano piano distruggendo causando danni ambientali seri che si riversano su di noi provocando paura e agitazione.

La nostra regione, la Calabria, è una regione messa spesso da parte e abbandonata, infatti soffre di gravi mancanze di manutenzione. La Calabria, però, non ha solamente aspetti negativi: alcuni dei suoi aspetti positivi sono proprio i suoi paesi e le sue città. Un esempio è Crotone, città del grande filosofo Pitagora. La nostra città apparentemente non risulta come un posto bello da visitare, emergono principalmente problemi, ma visto meglio riserva posti spettacolari: Capocolonna, adiacente a Crotone, che affacciata sul mare, ci riserva uno spettacolare paesaggio. Non dimentichiamo il museo della città che invece ospita i resti di Capocolonna e reperti di età romana. Ma il nostro angolo più bello da visitare sicuramente è il mare! Specialmente nei mesi estivi è meta di molti turisti che ammirano le magnifiche coste di Crotone. L’uomo agisce su questi posti incantevoli in modo scorretto aumentando i disagi e mettendo in pericolo l’intera popolazione. Molti eventi spiacevoli accadono nella città di Crotone soprattutto delle alluvioni pericolose! Una avvenuta proprio in questi ultimi mesi, un evento che ci ha sconvolti tutti particolarmente perché non accadeva da tanto e ci ha presi alla sprovvista. Molte persone hanno perso la loro attività e le loro case non avendo fatto in tempo a mettere in salvo le cose più importanti. Ma torniamo indietro nel tempo con la mente…Ci troviamo nella città di Crotone del 14 ottobre 1996. Quell’alluvione fu un disastro determinato da una scarsa manutenzione della città e dalla piena del fiume Esaro con conseguente inondazione della vasta area della città di Crotone, soprattutto a ridosso dell’area industriale della stessa. L’agitazione regnava tra le persone, la mente era offuscata dalla paura e nessuno sapeva come reagire. Molte persone per salvarsi cercarono di ripararsi sul tetto perché era il punto più alto della casa. Era vietato scendere in strada o mettere a riparo la propria auto, chiudevano le porte dei garage soggetti a pericoli e si aiutavano a vicenda. Alcuni ragazzi si trovarono a scuola e non riuscirono ad uscire prima dell’alluvione per questo i professori si misero subito a disposizione e li salvarono adottando alcune misure: innanzitutto evacuarono i piani inferiori e salirono tutti ai piani più alti, anche sul tetto che sembrava il posto più sicuro. Un professore è sceso addirittura in strada per spalare personalmente il fango e salvare i suoi alunni, un gesto bellissimo e pieno di speranza che ci insegna veramente il senso di non arrendersi mai nelle difficoltà! Malgrado tutte le persone provarono a mettersi a riparo da questa tragica alluvione, alcune di loro non riuscirono nel loro tentativo: l’alluvione provocò 6 vittime (Paolo Pupa di 28 anni, Angela Trovato di 72, Luca Buscema di 23, Michela Cicchetto di 22, Luca Tavano di 23 e Bruno Comisso di 34), considerati “angeli del fango”. La piena raggiunge entro le 12:00 il rione “Gabelluccia” causando già i primi problemi: masse acqua e fango sommersero i primi piani di alcune abitazioni. Successivamente si estese verso la zona industriale e verso il centro storico cittadino incanalandosi lungo via Nicoletta. Gli effetti dello straripamento andarono ad aggravarsi sempre di più fino ad arrivare la distruzione di quasi tutti i ponti; vennero colpite imprese le quali per essere ricostruite nuovamente c’era bisogno di miliardi e miliardi di lire del 1996. L’alluvione è durata tutto il giorno del 14 ottobre 1996 ma le condizioni meteorologiche già da molti giorni prima non erano delle migliori: già dai primi giorni di ottobre ci furono elevate intensità di pioggia concentrare su una porzione di territorio molto limitata. I quartieri sfollati sono stati: il rione Gabelluccia che venne sommerso fino ai primi piani delle abitazioni, la zona di Poggio Pudano, Marinella, Fondo Gesù, fino a lambire il centro storico cittadino. Le cause di quest’avvenimento furono il fiume troppo sporco che non aveva alcuna manutenzione e soprattutto, a monte era stato ristretto il corso, così che l’acqua non potesse defluire, l’edificazione selvaggia e la mancanza di rispetto nei confronti del terreno che poi, con questi avvenimenti calamitosi, si ribella alle azioni dissennate dell’uomo. Ma comunque disagiati eravamo, disagiati siamo. Abbiamo ancora paura quando piove forte come una settimana fa. E poi chi ha subito l’alluvione, che stava nelle abitazioni che sono state allagate, non ha avuto le nuove case del contratto di quartiere che sono state assegnate a quelli che avevano gli appartamenti in buone condizioni. A loro hanno dato le case nuove e noi siamo stati spostati nelle loro, queste sono state le parole di alcune delle persone che abitavano nel quartiere Gesù alcuni anni dopo l’accaduto. Ciò ci fa capire che i danni causati dall’alluvione sono stati riparati dopo molti anni o addirittura mai riparati.

TESTIMONIANZE

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Ma tutti questi ed altri episodi del genere in futuro si potrebbero evitare e se n’è parlato molto. Ma come? C’è un piano illustrato già da chi è competente che dovrebbe essere messo in atto. Consiste nella costruzione di alcune vasche nelle zone più improntati dove si incontrano i fiumi che riescono a limitare l’esondazione e quindi evitare moltissimi danni. Tutti noi cittadini aspettiamo da anni che questo avvenga ma ancora non abbiamo riscontrato risultati positivi, nonostante ciò, non bisogna mai perdere le speranze.  L’uomo deve avere più rispetto dell’ambiente in cui vive, deve pensare prima di agire perché la natura ci ha donato e soprattutto ci sta donando. Adesso tocca a noi a salvarla dal disastro imminente. Difendere l’ambiente è un nostro dovere, un dovere verso la vita.

BISOGNA IMPARARE A LASCIARE UN MONDO MIGLIORE DI QUELLO CHE SI RICEVE!

LE ALLUVIONATE:
Andreoli Filomena, Cortese Giorgia, Facente Sara, Mattiello Giovanna, Vrenna Giada, Vrenna Giorgia.

 

La mattina del 14 ottobre 1996, sulla città si Crotone caddero 120 mm di pioggia, che sommati a quelli della settimana intera portarono ad una piena del fiume Esaro, che esondò causando l’inondazione di una vasta area di Crotone e causando la morte di sei persone, migliaia di sfollati e danni a diverse aziende.

Le Testimonianze

Gaetano Riga, 45. Quel giorno sono andato a scuola tranquillamente e, mentre facevo la lezione ho visto l’acqua salire fino ad arrivare al primo piano della mia scuola. Ad un certo punto ho visto una macchina galleggiare ed era la stessa di mio padre, pensando che fosse la sua corro a vedere se lui fosse dentro. Per fortuna non era la sua ma fui travolto da tre getti di acqua, fortunatamente riuscii a tornare in classe. L’acqua iniziò a scendere dopo un’oretta e, per fortuna, tornai a casa sano e salvo. Questo giorno non lo dimenticherò mai.
Vincenzo Marino, 47.Quel giorno sono andato nel mio ufficio a lavorare, quando improvvisamente mi è arrivata una telefonata da parte di mia madre dicendo di tornare a casa perché la situazione stava diventando grave. Appena sceso al primo piano, ho visto l’acqua salire sempre di più, quindi il capo del nostro reparto ci raccomandò di restare nel terzo piano. Ho provato più volte ad avvisare mia madre poichè si diceva che l’alluvione portò alcuni morti e feriti, ma le linee erano interrotte. Quando la situazione è iniziata a migliorare, ci hanno fatti uscire dall’edificio e ci siamo precipitati ai Portici per prendere il primo pullman disponibile per tornare a casa. Alle 18:00 circa è arrivato il pullman e, a causa delle strade impraticabili, siamo arrivati a Scandale alle 20.00 percorrendo una strada alternativa.
Il 14 ottobre 1996 mia mamma si trovava a Crotone. Aveva sedici anni, frequentava il Liceo Linguistico G.V. Gravina nella sede centrale in via Ugo Foscolo. Racconta che quella mattina pioveva molto forte, una pioggia incessante che in poco tempo causò molti danni. Quel giorno mia mamma e sua sorella (anche lei frequentante il Liceo Linguistico) uscirono da scuola verso mezzogiorno, convinte che avrebbero fatto in tempo a prendere il bus delle 12:30 per ritornare in paese. Usciti da scuola però si trovarono di fronte ad una Crotone totalmente allagata. L’acqua gli arrivava ai polpacci. Il marciapiede praticamente non era visibile; si vedevano solo in corrispondenza dei tombini , zampi l l i d’acqua che fuoriuscivano sulla strada. Arrivarono con molta difficoltà a Parco delle Rose, che per fortuna non era allagato come via Ugo Foscolo. Restarono a Parco delle Rose fino a tarda sera, aspettando che arrivassero anche gli altri ragazzi che frequentavano altre scuole. Ci fu panico e paura soprattutto tra gli amici di mia mamma che frequentavano il geometra, lo scientifico e la ragioneria, perché le raccontarono, quando arrivarono nel pomeriggio, che lì l’acqua era così alta che i ragazzi furono scortati fuori dai pompieri su dei gommoni. La situazione si sbloccò verso sera, quando ai pullman fu consentito, percorrendo una strada alternativa, di partire. Mia mamma e i suoi amici arrivarono a casa intorno alle 22:00.
Mio padre nel 1996 aveva ventuno anni. La mattina del 14 ottobre assieme ad un suo amico, si diresse in macchina a Crotone. Racconta di essere rimasto intrappolato, poiché a causa del maltempo non permettevano più alle macchine di transitare. Decise di provare ad andare in stazione sperando che almeno i treni viaggiassero, ma anche quelli erano stati bloccati. Mentre si trovava in fila davanti alla cabina telefonica in attesa di poter contattare i genitori e avvisarli che era rimasto bloccato, sentì urlare la gente “Scappate, scappate” e quindi anche lui e il suo amico di riflesso cominciarono a correre. Capirono solo dopo che l’acqua era così alta che scavalcò il muretto della stazione. In poco tempo la situazione degenerò, la stazione e i binari erano completamente allagati, decisero quindi di allontanarsi da lì. Lui e il suo amico si rimisero in macchina e arrivarono sul ponte della stazione proprio mentre stavano per chiuderlo; gli fu concesso di attraversare e la sua fu l’ultima macchina che passò su quel ponte prima che crollasse. Si diressero verso i portici, sperando che almeno lì la situazione fosse migliore. Lungo la strada per arrivare ai portici, mio padre vide zone di Crotone totalmente allagate e gente sui tetti delle macchine. Ai portici la situazione era sicuramente migliore e io padre e il suo amico aspettarono lì fino a quando, a tarda sera, non ebbero il permesso di poter attraversare una strada alternativa e tornarono a casa.

ORO CIOK

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