Le rubriche di Crotone Informa - Paroliamone

La parola inattesa

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    Scrittrice verzinese, laureata in Filologia Italiana, è ritornata in terra di Calabria dopo alcuni anni vissuti nel profondo nord. Ginetta Rotondo ha collaborato con diversi giornali e con alcune case editrici come consulente esterna. Non solo appassionata di scrittura, lettura, e dizione, è da sempre attratta da tutte le forme di creatività e condivisione; si esprime con l’artigianato, l’arte culinaria e le tradizioni popolari come solo le intellettuali possono e sanno fare. Per crotoneinforma.it offrirà spunti di umanità che sgorgano dall’essere sempre preparata all’ospite inattesa.

     

    Quanto sono importanti le parole? E quanto pesano?

    A volte tanto, a volte pochissimo. Dipende.

    Ma dipende da che cosa?

    Dal loro significato, naturalmente. Ma anche dal loro suono e dalle loro combinazioni, capaci o meno di saper tradurre il pensiero che si vuol comunicare.

    In questa piccola rubrica, ci immergeremo nelle parole, entreremo in esse alla ricerca della loro anima, carpendone i segreti, i significati più profondi, lasciandoci ammaliare dal loro fascino.

    La parola di oggi è Invidia.

    Ne vogliamo paroliare? E allora, paroliamone!

     

    In-vì-dia è un trisillabo piano, in cui l’accento tonico cade sulla penultima sillaba -vì.

    Deriva dal verbo latino invidere – composto da in e videre – in cui la particella in ha valore negativo, vale non, nell’accezione di cattivo.

    Invidere – e quindi invidiare – vuol dire guardare bieco, guardare di traverso, guardare male in un senso molto forte, che equivale a gettare il malocchio: un occhio maligno, cattivo, appunto.

    Nel suo significato racchiude il rammarico e il risentimento che si prova per la felicità, la prosperità e il benessere altrui, sia che l’invidioso si consideri ingiustamente escluso da tali beni, sia che, possedendoli, ne pretenda l’esclusivo godimento.

    Una definizione facile, apparentemente, ma meno facile è seguirne le ragioni, che sono un ginepraio di orgoglio e desiderio.

    Nell’opinione generale, l’invidia è sempre stata considerata un vizio, e tra i più deplorevoli, un sentimento privatissimo, inconfessabile e, dunque, non condivisibile, che svolge il ruolo di detonatore di numerose dinamiche sociali.

    Stando alla morale cattolica, invece, ritroviamo l’invidia tra i vizi capitali, in diretta opposizione alla virtù della carità.

    C’è chi sostiene che l’invidia nasca da un profondo senso di inferiorità nei confronti di qualcuno o da una ammirazione segreta che nasconde le sue trame negli sguardi rivolti di traverso.

    A tal proposito, trovo oltremodo azzeccato il tormentato rapporto che Søren Kierkegaard ravvisa tra invidia e ammirazione:

    «L’invidia è ammirazione segreta. Una persona piena di ammirazione che senta di non poter diventare felice abbandonandosi , rinunciando al proprio orgoglio, sceglie di diventare invidiosa di ciò che ammira…L’ammirazione è una felice perdita di sé, l’invidia un’infelice affermazione di sé».

    Ginetta Rotondo

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