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PerècceZzioni di: Bohemian Rhapsody

Il tentativo maldestro di una biografia ?

di Maria Celeste Arcuri:
Bohemian Rhapsody, film del 2018 diretto da Bryan Singer e vincitore di ben quattro oscar, si presenta al pubblico come fedele biografia dello storico gruppo britannico i “Queen”. Se si parte dal presupposto che la maggior parte delle vicende sono state travisate, che la ricostruzione dei personaggi non ha assolutamente niente in comune con gli originali e che la timeline della storia è stata totalmente stravolta, è lapalissiano che il film sia tutt’altro che biografico. La storia è terribilmente romanzata e presenta una forzata drammatizzazione degli eventi, di fatti, Freddie Mercury interpretato da Rami Malek, è rappresentato come un eccentrico e ampolloso ragazzo di quartiere al quale tutto è dovuto. Le particolari tendenze del famoso frontman e la sua vita vissuta all’insegna del divertimento, sono ben note a tutti, tuttavia, al contrario di ciò che vediamo durante la pellicola, Mercury non mise mai da parte la collaborazione con gli altri componenti dei Queen per intraprendere la carriera da solista, tantomeno si sciolsero definitivamente, in realtà i quattro nel 1983 decisero di prendersi una pausa dai riflettori di comune accordo.

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Sorvolando sull’agghiacciante dialogo tra i membri del gruppo e il discografico “Ray Foster”, personaggio immaginario inserito per dare vigore alla trama interpretato da Mike Myers, il processo compositivo di Bohemian Rhapsody  non è stato curato adeguatamente, questo episodio infatti è riassunto in una sequenza di appena 5 minuti, il che è comprensibile se si considera la difficoltà alla quale si va incontro nel momento in cui si cerca di ripercorrere vent’anni di carriera musicale in 134 min., ma al contempo inammissibile se è lo stesso brano da cui il film trae il titolo. Anche i dettagli biografici del defunto Leader dei Queen non sono stati risparmiati, infatti molti degli episodi che vediamo sul grande schermo sono frutto della fervida immaginazione dello sceneggiatore Anthony McCarten.

Ne abbiamo la dimostrazione nel caso del coming-out del cantante, infatti a pochi minuti dal termine, lo spettatore si ritrova catapultato in un commovente attimo di stucchevole intimità familiare coronata da amore e comprensione da parte dei suoi genitori. Anche la fase in cui Mercury scopre di essere affetto da AIDS è arricchita di elementi fittizi, questo processo mirato all’ostentazione della componente drammatica si rivelerà catastrofico, infatti a posteriori per rendere coerente la vicenda, date e fatti subiranno bruschi e raccapriccianti cambiamenti. Questo film ha dunque ben poco di biografico, tuttavia: le ambientazioni, l’indiscutibile bellezza dei brani e il montaggio sono una componente salvifica.

Questa rubrica vuole divulgare un gran lavoro svolto durante un Laboratorio di Critica Cinematografica all’interno del corso di laurea del DAMS, all’Università della Calabria. Attraverso flash, più che analisi, di film più o meno recenti, si vuole proporre una luce su un messaggio potenzialmente trasmesso. Ogni scheda è infatti analizzata non in maniera oggettiva ed ancora meno con un occhio tecnico: ciò che l’autrice propone è l’utilizzo di un sistema di pensiero soggettivo e dettato dall’interiorizzazione delle pellicole. Ogni film o cortometraggio, infatti, può far emergere sensazioni, emozioni e riflessioni diverse in base a chi o come lo si guarda e in quale periodo della propria vita. (“La nostra percezione del film, cambia a seconda dei momenti che un singolo soggetto può vivere, e, conseguenzialmente, cambia anche il significato che gli si attribuisce. Per questo la mia analisi potrà e vorrà sempre essere al centro di discussioni e confronti senza alcuna impronta assolutista.” Maria Celeste Arcuri)
Maria Celeste Arcuri è nata a Crotone nel 1997 e studia all’Università della Calabria Discipline delle Arti della Musica e dello Spettacolo.