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PerècceZzioni di: Raya e l’ultimo Drago

“Un flagello nato dall’umana discordia in attesa di attaccare, sono un fuoco mai domo che consuma qualunque cosa che incontra, lasciandosi dietro mucchi di cenere e statue”

Di Maria Celeste Arcuri e Cassandra Gulotta:
Raya e l’ultimo Drago, 59° classico Disney, uscito in Italia il 5 marzo 2021 sulla piattaforma streaming Disney+, è un film d’animazione diretto da Don Hall e Carlos López Estrada, in collaborazione con i co-registi Paul Briggs e John Ripa. La pellicola ha inizio con la leggenda della prosperosa e paradisiaca Kumandra, terra ispirata al sud-est dell’Asia, in cui gli umani vivevano in armonia con i draghi, i quali gli assicuravano acqua, pioggia e pace. Questo finché non apparve il Druun:un orribile flagello che si diffuse come un incendio, moltiplicandosi a ritmo delle vite che ghermiva, tramutandole in statue”. I draghi si batterono per salvare gli umani, molti di loro, però, persero la vita in battaglia. Solo grazie alla “Gemma Drago”, creata dal potere di Sisudatu, l’ultimo drago rimasto in vita, i Druun furono sconfitti, ma ciò non bastò a riportare la pace a Kumandra, poiché gli umani decisero di dividere la terra in cinque regioni: Coda, Artiglio, Dorso, Zanna e Cuore. Passati cinquecento anni, le varie tribù iniziarono ad essere sempre più in conflitto per poter aumentare il proprio potere. La situazione degenerò in seguito a un tradimento, che riportò il terrore sulla terra, e spinse Raya, la principessa di Cuore, a intraprendere un lungo viaggio alla ricerca dell’ultimo potente drago rimasto con l’aiuto del suo fedele amico Tuk Tuk.
Anche in questa pellicola la tradizionale divisione tra bene e male è compromessa dall’assenza di un vero e proprio “Villain”. Effettivamente, come anche in “Soul” la Disney ha dimostrato la sua predilezione per situazione più realistiche rispetto all’adozione del tradizionale personaggio “brutto e cattivo” che agisce in nome della malvagità fine a se stessa. In Raya, il conflitto non è causato dunque da un personaggio specifico, ma dall’umana attitudine alla sfiducia e alla sete di potere, Il “cattivo” non è individuabile in un singolo, ma anzi, alla stregua di un tutti contro tutti, ognuno è il Villain di qualcuno, concetto per noi tanto reale quanto attuale.
Non a caso, il film si apre con una riflessione della protagonista sulla realtà distopica in cui vive, ribadendo più volte, anche nel corso del film, che tutto quel male, è frutto della discordia generata dagli uomini. Il motivo alla base dell’aridità sia del paesaggio, sia dell’umanità ed etica morale dei personaggi, è scatenato dalla mancanza di fiducia reciproca e dalla conseguente diffidenza, dalla necessità di scaricare le proprie colpe sull’altro, proteggendo a tutti i costi i propri interessi.
La situazione potrà raggiungere un punto di svolta solo nel momento in cui si riuscirà a collaborare, concedendo a chi non beneficia della nostra fiducia, la possibilità di riscattarsi senza partire prevenuti, facendo un passo in avanti per primi quando è necessario, anche se l’orgoglio ferito ci ostacola.

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Gli effetti speciali all’interno del lungometraggio di animazione sono davvero notevoli, alle volte da sembrare quasi realistiche; le statue di pietra, i tessuti e le pellicce degli abiti, le gocce d’acqua, che già avevano stupito il pubblico in Frozen II – Il segreto di Arendelle e in Soul, i capelli dei vari personaggi e i paesaggi rendono il cartone ancora più suggestivo. Ma il lavoro più strabiliante è stato fatto per la creazione di Sisudato, il drago protagonista della storia. In occidente queste creature magiche sono raffigurate come grossi animali alati e sputa fuoco che rapiscono le persone, portando caos e distruzione ovunque vadano, per questo motivo in molti racconti queste belve possono essere sconfitte solo da un prode cavaliere. Ne è un esempio la leggenda di San Giorgio e il drago, il quale riuscì a vincere nella lotta contro il mostro, salvando così la principessa di Silene.
Al contrario, i draghi rappresentati nella pellicola sono creature pacifiche ispirate ai Naga, delle vere e proprie divinità benevole, spesso associate a montagne sacre, foreste, o al mare, appartenenti alla cultura sud-est asiatico. Per creare il drago Sisu, gli esperti dello studio Disney hanno lavorato soprattutto sulla cresta, sui colori e sui movimenti del personaggio, avvalendosi dell’aiuto di un “antropologo visuale”, rendendo così Sisudato una creatura affascinante e straordinaria.
Un elemento decisamente interessante e perfettamente in linea con il contesto culturale e paesaggistico scelto per l’ambientazione del film, è la presenza di un riferimento abbastanza chiaro al Taoismo, infatti i due personaggi principali, incarnano perfettamente il concetto di “yin” e “yang”. Partendo dal presupposto che vengono da due terre che esprimono due ideali opposti, ossia pace e guerra, rispettivamente “cuore” e “zanna”, le due danno prova in più momenti della loro marcata diseguaglianza, tuttavia, lasciando intendere che in una è presente la voglia di stabilire una pace duratura, tanto quando nell’altra è presente la voglia di scontrarsi.