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PerècceZzioni di: La Principessa Mononoke

"L'uomo non è che una parte della natura"

Di Maria Celeste Arcuri:
La Principessa Mononoke, in lingua originale Mononoke-hime, è un film d’animazione datato 1997 scritto e diretto da Hayao Miyazaki e prodotto da Studio Ghibli. Gli eventi sono ambientati in una dimensione fantastica ispirata al Giappone del periodo Muromachi, una sorta di medioevo Nipponico. Il film fu realizzato quasi interamente con tecnica tradizionale, furono prodotti circa 144.000 fotogrammi, dei quali circa 80.000 revisionati dallo stesso Miyazaki. Furono integrati anche degli spezzoni in computer grafica, tuttavia furono utilizzati per dar vita solo a 5 dei 128 minuti di proiezione. Questo lungo e travagliato processo produttivo fu fondamentale per conferire alla pellicola una stupefacente potenza visiva, che insieme alla colonna sonora composta da Joe Hisaishi, regalano allo spettatore attimi di pieno coinvolgimento.

Uno spirito della foresta trasformatosi in demone, attacca il villaggio del giovane principe Ashitaka, il quale si ritrova costretto ad ucciderlo; tuttavia, durante lo scontro viene ferito al braccio e maledetto dallo spirito morente. Dopo aver appreso che il maleficio lo porterà inevitabilmente alla morte, il principe decide di raggiungere il luogo di provenienza del demone, alla ricerca di una possibile cura. Durante il viaggio un monaco errante confida ad Ashitaka che il “Dio Bestia” potrebbe effettivamente curarlo, tuttavia, mentre il giovane attraversa la foresta, popolata da “Kodama” alla ricerca di questa entità mistica, incontra San, chiamata dagli abitanti del villaggio vicino: “ragazza-lupo“.
Come ne “La città incantata” (PerècceZzioni di: La città incantata) e “Il castello errante di Howl” (PerècceZzioni di: Il castello errante di Howl), anche in questo film sono presenti creature che traggono origine dal Folklore Giapponese, ne sono un chiaro esempio i kodama o spiriti degli alberi. Queste simpatiche creature sono generalmente benevole ma possono rivelarsi vendicative e dispettose, soprattutto se si decide di abbattere un albero. Il loro numero aumenta o diminuisce a seconda della salubrità del luogo in cui vivono; infatti si crede che nei posti densamente popolati da Kodama la natura possa considerarsi incontaminata. Tra tutti i lavori realizzati da Miyazaki, La Principessa Mononoke è decisamente quello che incarna la critica più aspra nei confronti del genere umano, infatti, nonostante sia innegabile la componente ecologista in tutta la sua produzione cinematografica, in questa pellicola è quasi palpabile il disprezzo del regista nei confronti di tutta l’umanità, accusata di star irreversibilmente deturpando la natura, noncurante delle entità sacre che la abitano. Questo concetto può considerarsi assolutamente in linea con la morale shintō, alla quale, in realtà, si fanno innumerevoli i riferimenti, come il concetto di coesistenza del bene e male in ogni essere, individuabile in Lady Eboshi e San. Nessuno, infatti, può essere solo buono o solo cattivo per principio, si è sempre liberi di scegliere come operare in base a eventi e contesti.
Deus sive Natura, il Dio di Spinoza che si identifica con la sostanza unica, infinita ed eterna da cui tutte le cose dipendono, ma che al contempo non dipenda essa stessa dalle cose, è assolutamente paragonabile allo Shishigami o Dio della Foresta de La principessa Mononoke. Questa divinità dall’aspetto di un cervo dal volto umano di giorno, e di un gigantesco spirito umanoide di notte, è l’essenza regolatrice che dona vitalità e nutrimento a tutto l’ambiente circostante. Di fatto tutto ciò che fiorisce e vive all’interno della foresta dipende strettamente da questa entità, la cui scomparsa porterebbe inevitabilmente al collasso e all’estinzione di tutti gli esseri viventi. Tuttavia, a causa dei propri desideri espansionistici, assistiamo ad una sorta di inevitabile processo autodistruttivo delle popolazioni che abitano al confine della foresta, che accanendosi contro il “Dio Bestia” distruggeranno tutto l’ambiente in cui vivono e conseguenzialmente anche tutte le risorse che questo forniva loro per vivere, scatenando su di sé l’ira degli spiriti. L’unica soluzione che la pellicola suggerisce è trovare il giusto equilibrio, cercando di vivere nel rispetto di tutto ciò che ci circonda. Ricordando che la nostra esistenza è totalmente dipendente dall’ambiente in cui viviamo, che dunque distruggerlo significa conseguenzialmente distruggere noi stessi.