Le rubriche di Crotone Informa - Sanita' E Salute

Anche il Vaticano dietro la sanità privata

Una macchia nera del Concordato sulla povera società calabrese e non solo.

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Riceviamo e Pubblichiamo:

Salute pubblica e sanità pubblica gestita come servizio pubblico, non si conciliano per “i privati”. Quelli che non rischiano nulla e con le convenzioni si riempiono le tasche di soldi. Ma almeno, qualche tassa la pagano. Invece le strutture “private” legate alla Chiesa grazie al famigerato Concordato non pagano neanche l’ombra di tributi. Anche le strutture socio sanitarie calabresi. Più business che approdo evangelico. Ogni anno secondo La Stampa, le strutture sanitarie legate alla Chiesa incassano un miliardo e 700 milioni. Ospedali, cliniche, comprese le case di riposo e le strutture socio sanitarie per anziani. Centinaia di immobili, 78.328 posti letto, 70 mila operatori, 8000 medici soprattutto concentrati in regioni ricche come la Lombardia dove per trent’anni Comunione e Liberazione, ha pesantemente influenzato la gestione delle strutture con tentativi di espansione in Veneto, poi il Lazio e il Piemonte. Il Sud è trascurabile per il business sanitario, In Calabria e in Sardegna non ci sono ospedali, ma comunque sono presenti strutture “vicine “alla Chiesa. Una rete affaristica come quella legata all’immobiliare e al turismo che si gonfia di denaro. Grazie a regalie, privilegi, esenzioni d’ogni sorta elargiti ad ogni livello amministrativo e indipendentemente dal colore politico, voluti dal Concordato. Ma anche alla manodopera sotto pagata, o non pagata affatto dal Vaticano: si pensi ai bassi salari dei dipendenti non religiosi o al lavoro gratuito delle suore, che a differenza dei preti non percepiscono né stipendio né pensione.

Alla faccia dell’articolo 53 della Costituzione secondo cui “tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva”. Appare eloquente allora come la parola tutti, senza l’uso della parola cittadini, significa che il dovere di pagare le tasse si estende anche alle attività economiche per fini di lucro come quelle del Vaticano. Se non fosse così potrebbe accadere che siccome i beni patrimoniali della Chiesa crescono a dismisura (oggi sembra abbia 1/4 del patrimonio immobiliare italiano), verrà un giorno che le spese per lo stato saranno sostenute da una sparuta minoranza di cittadini. Per esempio gli uffici del catasto e le conservatorie non tengono i registri appositi dei beni ecclesiastici. Essi sono elencati nella massa degli altri beni pubblici e privati. Si tenga presente che gli enti ecclesiastici sono circa 59.000 e che le proprietà vaticane sono polverizzate sotto le più incredibili e diverse denominazioni. Potrebbero fare chiarezza i diretti interessati. Non risulta però che ciò sia nell’agenza del presidente della Conferenza episcopale e meno che mai in quella dei politici compresi i cosi detti sovranisti. Una macchia nera del Concordato – da abrogare – sulla povera società calabrese e non solo.

Rolando Belvedere
Presidente Sezione calabrese Associazione nazionale del libero pensiero Giordano Bruno

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