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L’odissea dei malati oncologici nella città di Pitagora

In questo primo anno di amministrazione, né il sindaco né la giunta comunale hanno speso parola su una tematica delicata come questa.

Lì dove il sole bacia il mare, con le sue colline verdi e la colonna di Capo Colonna sullo sfondo, c’è un male invisibile che alberga prepotentemente e si nutre di vite alimentando paura, sofferenza e un lungo calvario. Nella città dove Pitagora istituì la prima scuola c’è il più alto tasso di malati oncologici. Ammalati spesso considerati, purtroppo come numeri utili solo a statistiche e ricerche mentre il loro corpo lentamente marcisce sotto lunghe sedute di chemio e radio. Quando il cancro irrompe stravolge la vita di chi colpisce e anche di chi gli sta accanto. Si entra in un lungo tunnel dal quale, però, molti non ne escono più. Per sottoporsi alla chemioterapia, i malati di cancro del crotonese che decidono di farsi curare al San Giovanni di Dio, devono accedere al Day Hospital oncologico che si trova al quinto piano. Una volta stabilito il giorno di inizio del ciclo chemioterapico, bisogna presentarsi di buon mattino per effettuare il prelievo del sangue. Infatti, per assumere i farmaci chemioterapici è necessario che il corpo si in buone condizioni, altrimenti gli effetti collaterali dei medicinali  potrebbero causare più danni che benefici. Ogni giorno, sette medici più il primario la dottoressa Tullia Prantera gestiscono il reparto di Oncologia con i suoi dieci posti letto sempre occupati e il Day Hospital che registra una media di 25-30 pazienti al giorno. La sanità locale, però, non sempre riesce a dare concrete risposte e allora si è costretti a viaggiare e raggiungere altri centri più attrezzati alla cura dei malati oncologici. Il reparto di Medicina Nucleare dell’ospedale di Crotone è, ormai, chiuso da due anni per permettere l’esecuzione di alcuni lavori di riqualificazione. Lo stop alle attività sta generando non pochi disagi ai pazienti del Crotonese, soprattutto a quelli che lottano contro un cancro, costretti a spostarsi altrove per eseguire importanti esami. Da anni, l’Associazione Vivere Sorridendo, con il presidente Giovanni Marsala, mette al centro il malato oncologico e si batte per l’attivazione di servizi e iniziative di volontariato e di solidarietà in favore di persone affette da patologie oncologiche e dei loro rispettivi nuclei familiari. Le istituzioni, però, continuano a restare silenti dinanzi a questa situazione. In questo primo anno di amministrazione, né il sindaco né la giunta comunale hanno speso parola su una tematica delicata come questa. L’articolo 40 sulle “Funzioni in materia di igiene e sanità pubblica” dice che anche se la delega in materia sanitaria è regionale, il Sindaco rimane il primo referente della salute di una Comunità. Il sindaco è il responsabile della condizione di salute della popolazione del suo territorio e il carissimo Voce è bene che lo sappia. Un buon sindaco deve stare tra la gente, con la gente, mettendo da parte la protervia e la superbia e mettendosi in ascolto dei cittadini. Non si pretende certo di avere la bacchetta magica e porre rimedio a tutto e subito ma piccoli e semplici gesti che possono essere, però, significative per la comunità, una comunità che si trova a doversi leccare le ferite.