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Le rubriche di Crotone Informa - Geo Sfere

L’alluvione che devastò Crotone

Il lavoro della 1^A "Musicale".

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Ci sono delle date impossibili da dimenticare, perché hanno segnato degli eventi importanti nella storia. Per la città di Crotone, una di queste date è il 14 ottobre 1996, quando la furia distruttrice delle acque del fiume Esaro, straripato in seguito ad un’intensa alluvione, ha portato distruzione e morte. Nella mattinata caddero in particolare sul bacino del fiume Esaro circa 120 mm di pioggia, che andarono così a sovralimentare tutti i corsi d’acqua affluenti dell’Esaro provenienti dalla zona di Cutro. Nella località di “Stazione Isola Capo Rizzuto” si formò così un’incontenibile e violenta piena dello stesso fiume, che verso le ore 12 raggiunse il rione “Gabelluccia”, nella periferia occidentale di Crotone: una massa di acqua e fango sommerse i primi piani delle abitazioni dello stesso quartiere, estendendosi successivamente verso la zona industriale, dove interessò sia i fabbricati in riva sinistra, già allagati in precedenza per lo straripamento dell’affluente Papaniciaro, sia quelli in riva destra, presso il rione “Gesù”, dopodiché l’acqua raggiunse anche il centro storico cittadino incanalandosi lungo via Nicoletta. Molte persone rimasero sconvolte da quello che stava succedendo, persero la casa, la macchina e tutti i beni preziosi che potevano possedere. Purtroppo l’alluvione ha causato 6 morti, di cui due non sono mai stati ritrovati i corpi e per i quali i genitori non hanno neppure un luogo in cui piangerli. Molti sono i danni che ha provocato l’alluvione: numerosi prefabbricati industriali furono spazzati via dall’acqua e la zona commerciale e industriale della città risultò essere pesantemente devastata. L’acqua, in alcune strade del centro abitato, raggiunse perfino i quattro metri d’altezza.
Siamo riusciti a intervistare alcune persone che hanno vissuto in prima persona quel tragico episodio, una esperienza indimenticabile per loro e le proprie famiglie, perché vi assicuriamo che non è per niente bello assistere all’alluvione della propria città, dove tutto quello che è stato creato con tanti sacrifici, è stato distrutto da una terribile bomba d’acqua; Ecco a voi un paio di interviste!

TESTIMONIANZE DELL’ALLUVIONE DEL 1996

Eravamo in via 25 Aprile, la solita strada che facevamo, quella vicino lo stadio Ezio Scida, era abbastanza allagata, così mio padre decise di fare la strada di via Mario Nicoletta, che fino ad un certo punto sembrava percorribile, poi all’improvviso ci siamo ritrovati l’acqua che entrava in macchina e avevamo gli sportelli coperti [ecc…]
L’acqua ormai era diventata fango e qualsiasi cosa era rovinata, sembrava di non riuscire nemmeno a camminare dato che il fango manteneva tutto fermo. Fortunatamente non si è fatto male nessuno ma il negozio ha riportato danni sia grandi che piccoli [ecc…]”
“I bambini nelle scuole dovettero essere scortati fuori dalle maestre, ricordo che morirono 2 persone, nonostante l’intervento dei poliziotti e pompieri. L’arrivo di questo alluvione ci colpì alla sprovvista di costruzioni che potessero contenere il fiume ormai fuoriuscito dalle proprie barriere [ecc…]”

I miei genitori hanno entrambi assistito all’alluvione del 96 e l’hanno anche vissuta. Loro avevano un negozio vicino il fiume insieme ad altri loro amici e prima di quel giorno non avevano mai avuto tanta paura. Il loro era un negozio piccolo che si trovava vicino il fiume. Raccontandomi ho potuto capire dalle loro espressioni che è stata un’esperienza molto brutta, inoltre non solo erano preoccupati per loro ma anche per i nostri familiari. L’acqua ormai era diventata fango e qualsiasi cosa era rovinata, si aveva l’impressione di non riuscire nemmeno a camminare dal momento che il fango manteneva tutto fermo. Fortunatamente non si è fatto male nessuno ma il negozio ha riportato danni sia grandi che piccoli.

Io: Buonasera, siamo qui per intervistarla per raccontarci come ha vissuto l’alluvione del ’96. Quanti anni aveva e cosa stava facendo in quel momento?
Roberto: Avevo 17 anni e quel giorno stavo lavorando in un bar in centro. La mattina appena sono sceso da casa stava piovendo, io ho pensato che era una normale pioggia, come tutte le altre, dato che stava piovendo da circa una settimana. Ho preso la moto e sono andato a lavoro. Arrivato sul luogo di lavoro, dopo un paio di ore, vedevo che c’era meno gente rispetto al solito, perché solitamente il bar era pieno. Dopo un po’ di tempo, guardando da fuori, vidi che l’acqua era un po’ più alta di prima, a me non era stato comunicato niente dato che ero impegnato nel bar, così dopo aver finito di lavorare alle 15:00, sono uscito fuori per tornare a casa, ma mi accorsi che l’acqua arrivava fino ai marciapiedi e diventò difficoltoso camminare. Con l’acqua che mi arrivava fin su le caviglie, salì sulla moto, era anche un po’ difettosa, dato che la strada era tutta ricoperta di fango, così decisi di andare piano con la moto anche perché era impossibile andare più veloce. Tornato a casa, mi accorsi che la corrente non c’èra, i miei vicini mi diedero la brutta notizia che in molte altre zone della città l’acqua era arrivata alle macchine e a qualche pian terreno di alcune abitazioni, mi diedero anche la notizia dei 6 morti, dei quali 4 erano stati trovati i corpi e 2 no. Sono rimasto molto colpito e da una parte pensavo a tutte le persone che persero casa, macchina e molte cose preziose, questa non è di certo una cosa che capita tutti i giorni, e infatti è stato un evento unico, triste, che ha anche distrutto in parte la città, e impossibile da dimenticare.

Io: Ora passiamo a lei, cosa ci vuole dire dell’alluvione del ’96, nel modo in cui la ricorda?
Giovanna: Non ricordo precisamente i dettagli di quel giorno, però ci sono immagini che sono rimaste impresse nella mia memoria che non potrò mai cancellare. Avevo 19 anni, ricordo che quel giorno non andai a scuola perché dovevo recarmi a fare una visita medica e i miei genitori mi accompagnarono, e mio padre prese una giornata di ferie per questo motivo. Ricordo che mio fratello rimase a casa, non andò a scuola perché pioveva forte già dalla mattina, da premettere che era già da una settimana che avevamo abbondanti piogge. Era poco prima di mezzogiorno che finì la visita e dovevamo tornare a casa. Eravamo in via 25 Aprile, la solita strada che facevamo, quella vicino lo stadio Ezio Scida, era abbastanza allagata, così mio padre decise di fare la strada di via Mario Nicoletta, che fino ad un certo punto sembrava percorribile, poi all’improvviso ci siamo ritrovati l’acqua che entrava in macchina e avevamo gli sportelli coperti. In quel momento ho visto il viso di mio padre spaventato perché non riuscivamo a capire cosa stava succedendo, però le nostre conclusioni sono state i tombini intasati e il terreno ormai inzuppato d’acqua dalle forti piogge di una settimana. Alla fine siamo riusciti a tornare a casa. Ricordo che ci chiamò mia zia dal balcone e ci disse cosa era appena successo dalle zone di Gabelluccia e San Francesco che era straripato il fiume Esaro ed era crollato parte del cavalcavia nord. In quel momento ci siamo sentiti fortunati perché sarebbero bastati altri 10 minuti in quella strada e potevamo rimanere intrappolati come tante altre persone. Una volta a casa abbiamo provato a fare qualche giro di telefonata ma le linee telefoniche non funzionavano e per di più andò via la luce per tre giorni. Continuava a piovere forte, si sentivano sirene ed elicotteri ma noi non avevamo la pallida idea di quello che stava succedendo, anche perché dove abitavo era una zona alta e quindi non ha subìto nessun tipo di allagamento. Cercavamo di avere notizie tramite vicini per vedere se riuscivamo a sapere qualcosa in più, abbiamo avuto conferma del ponte crollato, lo straripamento del fiume Esaro e di altri affluenti, i bambini e ragazzi che quel giorno erano a scuola, li tenevano bloccati lì, in fabbrica gli operai salirono sul tetto e venivano salvati dagli elicotteri. Ci dissero che c’erano dei dispersi ma nessuno sapeva dirci di chi si trattasse e dove si trovassero. L’unica cosa che si sapeva di una ragazza che lavorava nell’OVS non ha fatto in tempo a scappare ed è stata travolta dall’acqua e il corpo non fu stato più ritrovato. Verso le 14:00, visto che aveva smesso di piovere, siamo scesi io, mio padre e mio fratello a piedi per renderci conto della situazione. Arrivati verso San Francesco si camminava già nel fango, si sentivano sirene di continuo e si vedevano i camion dei militari, in mezzo alla strada si vedevano detriti e rottami di tutti i tipi. Arrivati verso l’Alcmeone non si poteva più andare avanti, si era formata come una montagna di fango, la strada era scomparsa e non si poteva andare oltre. Da lontano riuscivo a vedere solo l’ex geometra che oggi è l’attuale Gravina e non si riusciva a vedere la porta d’ingresso, così abbiamo deciso di ritornare a casa, di altro non ricordo, so solo che la nostra serata passò a lume di candele.

Io: Cosa ricorda di quella violenta alluvione del ’96?
Marilena: Quella mattina mio padre non mi permise di andare a scuola: “Sta piovendo troppo” mi disse. Non c’erano mai state segnalazioni di avversità meteorologiche da parte delle autorità: le scuole, erano ufficialmente aperte anche con la “neve”. Mi sarei dunque beccata una ramanzina dai prof: “Bastano poche gocce di pioggia per assentarvi a lezione”. Ma quel giorno non era un giorno come tutti gli altri. Io abitavo in pieno centro (accanto al palazzo comunale), affacciandomi dalla finestra notai che sembrava una pioggia come tante altre, le strade si mantenevano pulite sotto l’acqua battente. Non c’erano telefonini o social come FaceBook, WhatsApp, Instagam…niente di niente! Come ogni giorno la nostra fonte di informazione era il Telegiornale, non c’era pranzo o cena senza il TG. Rimanemmo impietriti dalla notizia dello straripamento dell’Esaro e dei corpi dispersi, fu uno shock vedere quelle immagini terrificanti: auto che galleggiavano leggere come delle foglie trasportate dalla forza dell’acqua, case completamente allagate e attività commerciali distrutte. Per la prima volta sentii parlare di abusivismo edilizio, rischio idrogeologico, il fiume trattato come una discarica a cielo aperto. Il peso di quelle 6 vittime penso che riguardi tutti perché ognuno di noi ha il dovere di contribuire al rispetto e alla salvaguardia della nostra “casa comune”.

Io: buonasera signore vorrei farle delle domande riguardo al tragico evento cioè l’alluvione del 1996 a crotone cosa si ricorda?
Sig: Buonasera, certo. Mi ricordo le auto sommerse dall’acqua gente che cercava aiuto un evento molto brutto.
Io: Giusto un evento molto brutto e quali furono i danni?
Sig: ricordo che alcune fabbriche furono spazzate via da acqua e vento, il centro abitato di Crotone la pioggia raggiunse i 4 metri di altezza, e ci furono 6 vittime.
Io: Cosa si ricorda della sua giornata?
Sig: La mia giornata me la ricordo con dei ricordi brutti, la mattina la pioggia buttò gia 120mm d’acqua, e che gli affluenti dell’Esaro non riuscirono a contenere tutta quell’acqua.
Io: Si ricorda qualche danno fatto dalla pioggia a lei oppure a qualche suo amico?
Sig: Miei no perché non sono della Cittadina però mi ricordo il garage di un mio grande amico che era pieno d’acqua e che se ne liberò dopo una giornata intera di pioggia e mi ricordo che la sua macchina era distrutta e non era più praticabile e non voglio aggiungere altro.

 

Oltre ai nostri parenti però, anche noi ragazzi abbiamo assistito ad un’alluvione persino più forte, ovvero l’alluvione accaduta intorno al 21 novembre 2020 che ha colpito la Calabria, in particolare Crotone. L’acqua è andata oltre ai 200 mml di pioggia e le strade sono diventate dei veri e propri fiumi. Se il fiume quel giorno è straripato non è stata solo colpa dell’alluvione, ma anche dei cittadini che non sono stati in grado di mantenere gli argini del fiume puliti. Secondo il mio parere dovremmo iniziare a tenerci di più a tutto ciò che ci circonda e per non far ripetere una cosa simile dovremmo imparare a non gettare nulla nei fiumi e nei luoghi sbagliati. Per questo progetto ringraziamo il nostro prof di scienze naturali Antonio Giulio Cosentino e tutti i giornalisti di Crotoneinforma.

GLI ALTRI LAVORI

A Crotone nel 14 ottobre del 1996 ci fu una brusca bomba d’acqua che creò molti danni al comune Crotonese. In una sola mattinata caddero ben 120mm di pioggia che nella settimana se ne aggiunsero altri 330mm e questi millimetri d’acqua fecero esondare corsi d’acqua compreso il fiume Esaro e anche il torrente Passovecchio. Questo alluvione fece cadere giù l’economia e la socialità del Comune Crotonese. Nel mese di novembre di questo anno ci fu un brutto alluvione sulla costa ionica che colpì soprattutto il Comune Crotonese che fece brutti danni alle strade, alle case… Caddero 198mm di pioggia in una sola giornata, e i quartieri che hanno avuto più danni sono stati quelli al di sotto del livello del mare, infatti alcuni quartieri di quelli erano dei fiumi in piena con le macchine sommerse del tutto e detriti di legno e fango che scorrevano nei quartieri, e questo alluvione diciamo che riaprì la ferita del 14 ottobre 1996. Spero che una cosa del genere non accada mai più per riaprire un’altra ferita ancora più grande di questa, quindi cuciamo queste ferite con il tempo e pensiamo in positivo.

14 Ottobre 1996: Crotone viene colpita da una bomba d’acqua che fa straripare l’Esaro: provoca 6 morti. Secondo gli esperti, il motivo dello straripamento dell’Esaro è dato dalla presenza di abitazioni abusive accanto agli argini del fiume, insieme alla spazzatura e altre incurie che rendono difficoltoso il suo cammino (la natura riprende i suoi spazi). E’ un evento che stravolge le vite dei crotonesi sia a livello strutturale, economico e sociale. Con il fallimento di molte attività commerciali e cittadini che hanno perso tutto. Sono passati 24 anni e si è registrata una nuova alluvione che ha colpito la città in modo violento. La situazione rimane la medesima: gente che vive ancora nelle case abusive e il fiume trasformato in una prateria. L’uomo di oggi non capisce ancora che la natura va rispettata e tutelata: come può l’uomo essere orgoglioso di arrivare fino ai confini dell’UNIVERSO, ma non sa rispettare il suolo in cui vive? Non ci sono giustificazioni per i nostri errori perché non viviamo più nelle caverne, ora abbiamo la capacità di capire e comprendere cosa è giusto e cosa è sbagliato. Se solo non pensassimo a noi stessi ma al bene comune, a questo punto ci sarebbero meno imbrogli ma più tutela. Ringrazio l’equipe dei giornalisti insieme al nostro docente di scienze naturali A. Cosentino per averci dato la possibilità di conoscere questo evento tragico e di averlo approfondito scolasticamente. Ho compreso chiaramente la tutela dell’ambiente e il rispetto della natura e che nel mio piccolo devo contribuire come una piccola goccia di un grande oceano che è la “civiltà”.
PIERFRANCESCO SENDENTE
GRUPPO: “IDROVORE”

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