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Declino demografico, Passalacqua (II Commissione) invoca la presenza del Presidente Mattarella

Crotone sta accumulando criticità anche per colpa di una classe politica che è quasi assente nel formulare proposte e progetti validi.

La Calabria, al pari delle altre regioni del Mezzogiorno, sta vivendo una fase di notevole declino demografico. Lo spopolamento è un fenomeno che comporta gravi rischi per la società. Innanzitutto, non è un processo uniforme su tutto il territorio, ma interessa soprattutto le aree montane ed interne. In questi territori marginali, esso si traduce spesso in una perdita di tradizioni, memoria ed identità locali e nella disgregazione (col rischio di scomparsa) di intere comunità locali. Dal punto economico, poi, la perdita di popolazione su un territorio determina la scomparsa di gran parte dell’economia locale (per effetto della diminuzione della domanda di beni e servizi) e, naturalmente, un disincentivo all’avvio di nuove attività economiche ed imprenditoriali.
Inoltre, un territorio che si spopola rappresenta un deterrente anche all’investimento in servizi (si pensi, ad esempio, agli asili in aree caratterizzate da forte spopolamento e forte invecchiamento demografico). Infine, l’abbandono dei territori si traduce anche in una perdita della fisiologica funzione di “controllo antropico” del territorio, con una crescente disorganizzazione di governo e un’accentuazione dei fenomeni di abbandono delle abitazioni, degrado dei centri storici, dissesto idrogeologico.
ll dato sul Mezzogiorno è, peraltro, destinato a peggiorare se si considera che da qualche anno si è realizzata un’inversione della geografia della fecondità nel nostro paese (in ragione della quale si fanno più figli al Nord che al Sud), mentre al contempo si va verso una convergenza in termini di aspettativa di vita.
Pertanto, plausibilmente tra qualche anno (come prevedono anche gli scenari Istat) il tasso di incremento naturale delle aree meridionali tenderà a divenire ancora più sfavorevole, raggiungendo e superando quello delle altre aree del paese. Lo spopolamento non può essere inteso solo come mero abbandono dei territori marginali, ma come un progressivo processo di depauperamento di risorse umane e sociali e, di conseguenza, un limite ai processi di crescita, sviluppo, qualificazione e sostenibilità territoriale.
La Calabria sta vivendo una fase di intenso spopolamento, al pari di tutte le altre regioni meridionali.
Le cause della diminuzione progressiva della popolazione vanno ricercate innanzitutto in una dinamica naturale molto negativa: in tutte le regioni, i tassi di natalità sono troppo bassi per compensare i tassi di mortalità. Questa dinamica naturale sfavorevole è comune anche alle altre regioni del centro e del nord del paese che, però, beneficiano di tassi di incremento migratorio positivi – sia nella componente con l’estero che in quella interna – in grado di bilanciare e compensare lo squilibrio naturale. Dunque, ad aggravare la situazione del Meridione e della Calabria contribuiscono in larga parte anche le dinamiche migratorie.
La nostra regione non è attrattiva per i flussi migratori esteri (gran parte dei quali sono di passaggio) e, al contempo, perde flussi consistenti di popolazione (soprattutto giovani ad alta qualificazione) che decidono di spostarsi in larga parte verso le regioni del Nord e, in misura minore ma comunque non trascurabile, verso l’estero.

Non bisogna dimenticare che i processi di spopolamento riguardano, in particolare, le aree interne che perdono, così, le componenti più vive, giovani, qualificate e produttive della propria popolazione, divenendo spesso aree “fantasma” caratterizzate da elevato invecchiamento demografico e abbandono.
E’ evidente che tale dinamica demografica sfavorevole non faccia altro che aggravare la già difficile situazione socio-economica della nostra regione. Sarebbe, dunque, necessario prenderne atto e porre in essere interventi di politica sociale adeguati che lavorino congiuntamente su più aspetti: riqualificazione delle aree interne, integrazione dei migranti, inserimento lavorativo dei giovani e delle donne, investimenti sui territori al fine di sostenere le imprese presenti, rilanciarne l’attrattività economica e migliorarne i servizi.
In assenza di politiche serie ed integrate su tutti questi aspetti, sarà impossibile fermare la spirale negativa ingenerata dallo spopolamento. Interi paesi, intere comunità della nostra regione sono destinate a sparire nell’arco di 40-50 anni, al massimo.
La nostra città  rimane comunque un caso particolare nell’ambito della stessa Calabria, sembra più essere diventata un’ isola negli ultimi decenni dai tempi della chiusura delle fabbriche con  un’intera classe politico-dirigente insieme alla sua classe imprenditoriale e sindacale non è riuscita a trovare quelle filiere di sviluppo che avrebbero potuto attenuare di molto il fenomeno dello spopolamento. Inoltre, la mancanza quasi totale di infrastrutture adeguate e moderne ne frena lo sviluppo ed il collegamento con le stesse città importanti e nevralgiche della Calabria. Il nostro aeroporto Sant’Anna con due soli voli settimanali non riesce a decollare perché almeno ci vorrebbe un volo per la Capitale, Pisa, Torino e qualche città europea.

La ferrovia ionica nel suo ammodernamento mediante l’elettrificazione latita perché ha trovato un grande problema nell’ammodernamento della galleria di Cutro.
Non possiamo parlare poi di sviluppo di un territorio se non abbiamo almeno una superstrada a 4 corsie che colleghi Simeri a Sibari passando per il Passovecchio di Crotone, l’attuale statale 106 rimane una vergogna per gli amministratori nazionali e regionali ed una ferita aperta per tutti i calabresi che devono registrare decine di incidenti mortali ogni anno.
In un solo anno la città ha perso circa 4.500 dei suoi residenti, per non parlare dell’atavico fenomeno che vede i suoi giovani, la forza pulsante della società, abbandonare i propri affetti, le amicizie il luogo natio per trovare un futuro migliore in altre città italiane, europee etc.
Ecco perché trova una valida proposta da parte della III Commissione consiliare “politiche sociali”  che per prima ha inteso invitare a Crotone il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al fine di potere portare all’attenzione nazionale tutte le criticità che la città sta accumulando nei decenni anche per colpa di una classe politica che è quasi assente nel formulare proposte e progetti validi e risulta quasi rassegnata a questo destino di declino della città di Pitagora.
Antonella Passalacqua
Presidente III Commissione Consiliare
Politiche Sociali