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Guitti tra Covid e ripartenza: presente e futuro di un gruppo in continua trasformazione foto

Chiacchierata con Vincenzo Leto, presidente dell’Associazione Guitti Senza Carrozzone di Roccabernarda.

Ci stiamo lasciando alle spalle un secondo anno pandemico, forse più complesso e duro, almeno dal punto di vista psicologico, del precedente. Dagli esercenti ai comuni cittadini, passando per imprenditori, operai e giovani, tutti hanno risentito, economicamente e psicologicamente di questo tempo di restrizioni. Ma forse chi più continua, ancora oggi, a subire in maniera grave, gli effetti della pandemia, sono tutti gli operatori dello spettacolo, che a distanza di quasi un anno, ancora non sono riusciti a tornare alla loro vita “normale”. Ma non parliamo solo di chi opera e vive di spettacoli dal vivo, ma anche di tutte quelle realtà che devono lavorare in presenza. Di questo ma anche di tanto altro ne parliamo con Vincenzo Leto, attore e presidente dell’associazione culturale Guitti Senza Carrozzone, che opera oramai da tempo nel territorio di Roccabernarda, ma che ha anche potuto organizzare eventi culturali anche all’interno del capoluogo pitagorico.

L’INTERVISTA

L’associazione come ha vissuto quest’anno?
Be l’associazione si è dovuta reinventare. Noi principalmente abbiamo come attività il laboratorio teatrale e ci siamo dovuti trasformare utilizzando quella che oggi oramai viene chiamata didattica a distanza. Possiamo dire che è stato un percorso che si è evoluto; abbiamo puntato molto più sugli aspetti teorici, grazie soprattutto agli innumerevoli incontri fatti con professionisti del settore.
E tra questi incontri avuti, quale è stato quello più intenso?
I ragazzi hanno incontrato tutta una serie di professionisti del mondo dello spettacolo utilizzando la piattaforma zoom. Abbiamo avuto ospiti attori come Antonio Tallura, Gino De Luca, Renata Zamengo, Elena Gigliotti e Dora Romano; attori giovani e attori con più esperienza. Poi abbiamo avuto altri quattro incontri importanti, uno sulla figura del Casting director con Roberto Graziosi, un altro incentrato sul doppiaggio con Ugo Maria Morosi, un terzo sul mondo del performer e dell’artista a tutto tondo, con Mario Incudine e poi l’incontro con Moni Ovadia: le due ore che sicuramente ricorderemo per tanto tempo. Non posso sceglierne uno in particolare, tutti sono stati indimenticabili, ognuno per un motivo diverso dall’altro. Ma devo dire che tutti questi incontri sono stati straordinari e ringrazio tutti questi amici che hanno dato il loro tempo per poter parlare ai ragazzi.
Concerto Teatrale del Primo Maggio, ovvero la punta di diamante, che quest’anno aveva il compito di confermarsi; successo annunciato?
È stato un grande lavoro di squadra. No non fosse un successo annunciato perché sapevamo che le variabili erano tantissime. L’abbiamo fatto in un momento in cui rispetto lo scorso anno, eravamo un po’ più liberi e quindi non obbligati a stare a casa a non poter fare nulla. È stato incredibile perché abbiamo registrato circa 23.000 interazioni, che non sono arrivate solo il primo maggio, ma nel corso anche di tutta la settimana, a dimostrare che anche chi non aveva visto i video il primo giorno, ha voluto recuperarli dopo e questo è un grande segno di fiducia che ci hanno dimostrato tutti gli amici che da tempo ci seguono. L’evento sarà anche nei prossimi anni riproposto ma la volontà è quello di poterlo fare in presenza all’interno di Roccabernarda, che è il territorio dove operiamo. Tanti sono stati gli artisti che anno partecipato sia quest’anno che lo scorso anno, e la voglia è quella di poterli portare in presenza; è un sogno a cui lavoreremo per far sì che si realizzi. Quello di quest’anno è stato un lungo lavoro partito a Novembre e che ha visto anche altri eventi collaterali, come il Concorso Letterario Maria Zumpano, il Premio Antonio Pugliese e il Premio Fabio Bernardi. La cosa più bella è statala voglia degli artisti che hanno partecipato, di donarsi completamente al pubblico, che penso sottolinei quanto sia indispensabile l’arte. Poi un grazie va sicuramente a chi ci ha dato la possibilità, da un punto di vista economico, di poter realizzare tutto questo: Cesare Spanò, Michele Affidato, Elisabetta Brittelli, Antonio Arcuri e Nicola Bilotta, sindaco del Comune di Roccabernarda, hanno deciso di investire in maniera concreta sulla cultura ma soprattutto hanno dato fiducia ed hanno creduto in questo progetto.
Cambiamo argomento, se dovessi chiederti quale è stata la soddisfazione e la delusione più grande avuta nell’ultimo anno?
Penso che la soddisfazione più grande sia stata l’aver creato cose quando tutto era fermo è riuscita a creare una vera e propria web-series, dove i ragazzi sono stati anche attori. È stato un esperimento utile per, come dicevo prima, reinventarci e mi sento di ringraziare RTI Calabria, per aver avuto l’ardire e la voglia di voler condividere questo esperimento. Ma altre soddisfazioni sono arrivate anche dal Concerto Teatrale del Primo Maggio e dal Concorso Letterario. Forse la delusione più grande, è l’essersi scontrato con quei criteri legati alla partecipazione dei bandi, che a mio modo di vedere sono scandalosi. Non ti viene permesso di partecipare a te che sei un’associazione nascente, che magari hai delle competenze ma ti mancano questioni formali. Tutto il sistema dei bandi andrebbe rivisto, soprattutto quelli regionali. Non avere la possibilità non tanto di avere il bando vinto, ma di partecipare per mancanza di criteri è avvilente e tante altre associazioni nascenti hanno lo stesso problema. Poi qualcosa, almeno in Calabria, si sta muovendo e si è mosso, grazie al grande lavoro fatto da “Approdi”, che in questo momento buio è riuscita a fare qualcosa per i lavoratori dello spettacolo calabresi, chiudendo con la Regione Calabria, un ristoro minimo per tutti i lavoratori.
Invece dimmi, cosa hai imparato tu e cosa ha imparato l’associazione in questo tempo di Covid?
L’associazione è stata messa a dura prova, appena nata si è scontrata con la pandemia, ma mi piace sottolineare che non l’ha subita; siamo riusciti ad adattarci. Il Covid ci ha portato a quell’estremo per il quale se avremmo voluto continuare eravamo obbligati a cambiare per continuare ad esserci e questa cosa non era scontata. Tutto questo è stato reso possibile attraverso il gruppo, che è vero che sulla carta nasce da un anno, ma che opera in realtà già da quattro anni. La cosa più importante che la pandemia ci ha insegnato è stato l’esserci l’uno per l’altro. A turno si subiva un po’ tutti la depressione, la paura di non farcela, la stanchezza, ma allo stesso tempo c’era qualcun altro che aveva quell’ottimismo che ti consolava ed aiutava. L’equilibrio che si è creato, ha permesso di riaccendersi a vicenda un po’ come delle lanterne; è nata e si è sviluppata quella capacità di essere presente nonostante la distanza. Quando torneremo in presenza di sicuro questo gruppo non darà per scontato una carezza o un abbraccio ed anche lo stesso nostro cerchio, che abbiamo l’abitudine di fare ad inizio e fine lezione perché la nostra è un’associazione che si occupa prettamente di laboratorio teatrale, ci ricorderà di tutto quel tempo in cui non abbiamo potuto convivere con gli altri. Purtroppo però sono anche abbastanza certo che non inizieremo da subito a riprendere le nostre attività, perché ancora la sicurezza vera e propria non c’è l’abbiamo, ma siamo tutti fiduciosi che prima o poi torneremo a fare il nostro cerchio.
Passiamo adesso a qualcosa di più personale. Un anno senza poter recitare, che impatto ha sull’attore? E come si fa a recuperare mentalmente?
Posso dire che come attore, io sono un privilegiato, perché ho avuto la fortuna di continuare a lavorare con un importante serie internazionale che uscirà il prossimo anno: Bang Bang Baby targata Amazon Prime Video. Dunque io ho avuto questa grande fortuna perché ho potuto mantenere vivo il mio lavoro, però posso garantire che l’astinenza da palco è qualcosa che mai ci saremmo sognati. Ci sono colleghi che sono da un anno e mezzo a casa e che si sono dovuti reinventare, qualcuno pure facendo il rider per just-eat. Mentalmente è come se ti mancasse qualcosa; recitare è come bere o mangiare, immaginate un anno e mezzo senza bere e mangiare. Io mi auguro che al più presto si possa tornare a fare il nostro lavoro nel migliore dei modi. Il nostro settore, poi, vive un malessere, ma non da oggi, a causa di un sistema non equilibrato e ne paghiamo ancora di più le conseguenze; il mio augurio è che ci possa essere una vera e propria riforma teatrale.
Quanto importante diventa, ora che siamo un “po’ più liberi”, pressare per chiedere l’aiuto delle istituzioni, per poter ripartire con spettacoli e concerti?
In questo momento le istituzioni devono invogliare a tornare a teatro a tornare a fruire della cultura. Noi lo facciamo in minima parte, ma qua ci vuole un grande aiuto dai piani alti perché i teatri non si possono riempire per quanto si debbano riempire e questo porta alla mancata copertura dei costi di un determinato spettacolo, che poi significa riduzione degli stipendi, posti di lavoro in meno e così via. Serve un aiuto e un incentivo all’arte e alla cultura ora più che mai.
In chiusura, nell’incertezza generale dove non è possibile dare ancora date certe, cosa ci possiamo aspettare dai “Guitti” per questa estate o magari anche dopo?
Vorremmo dare tantissime date, perché abbiamo voglia di organizzare, ma non è facile visto il protocollo. Sicuramente organizzeremo qualcosa quest’estate a Prialonga ma nulla di certo. L’idea è quella di portare in giro lo spettacolo “Riderete anche stasera”, spettacolo firmato proprio da Guitti Senza Carrozzone, con me e Nicodemo Bilotta, talento cresciuto proprio grazie al laboratorio teatrale fatto a Roccabernarda. Penso poi che quanto fatto finora a Roccabernarda, dove lavoriamo principalmente, possa dare molto a tutta la comunità, non tanto per il lavoro fatto da me, ma piuttosto da quello che i ragazzi hanno appreso e continuano ad apprendere, riuscendo a portarlo anche al di fuori dell’associazione; per questo speriamo di poter tornare il prima possibile a rivederci di persona, perché tanto possiamo ancora fare su un territorio che ha tanto bisogno di arte e di cultura.