Quantcast

Le rubriche di Crotone Informa - Geo Sfere

L’alluvione: 2020-1996

Oggi vi presentiamo i lavori della classe 2^ A del "Linguistico".

Più informazioni su

ANALOGIA DI UN DISASTRO NATURALE: L’IMPOTENZA DELL’UOMO CONTRO LA FORZA DELLA NATURA

Il terreno già colmo d’acqua a causa delle piogge dei giorni precedenti, non resse l’improvvisa scarica di un turbolento acquazzone del 14 ottobre che causò vari danni, oltre a sei morti. Si dice che venne aperta la riserva d’acqua di Sant’Anna e che, scaricando nel fiume già in piena, straripò, causando allagamenti in tutta la città, ma, soprattutto nella zona del Gesù, dove l’acqua aveva superato i tre metri di altezza, non toccando, però le zone marittime. Le abitazioni di questa zona furono immediatamente ricoperte d’acqua fino ai primi piani e gli abitanti, notando le scale inagibili, entrarono in uno stato di panico unanime. Rimasero chiusi in casa per quasi due giorni interi, con problemi abbastanza gravi quali mancanza di luce e acqua nelle abitazioni. I sei morti, purtroppo, furono le persone rimaste in strada durante l’alluvione che vennero trascinate  via dall’imponente scarica d’acqua.
Emanuele Rosati, 47 anni (23 anni), via Poggioreale

La città, tra la notte del 20 novembre e la mattina del 21 del 2020 è stata colpita da una grande quantità d’acqua, causando danni irreparabili ad abitazioni e strade. La quantità d’acqua caduta al suolo è stata esagerata, a tal punto da ricoprire automobili e danneggiando irrimediabilmente, molti locali commerciali. Per meglio illustrare l’accaduto, si pensi che nella città di Crotone, sono caduti circa 334 millimetri di pioggia in ventiquattro ore, praticamente circa la metà della piovosità media annuale (663 mm), colpendo maggiormente le zone del centro abitato, le periferie di contrada Salica (307 mm) e Papanice (268 mm) ed i paesi della Provincia, quali: Isola Capo Rizzuto (369 mm) e Cirò Marina, quest’ultima la zona più colpita, con ben 450 millimetri di pioggia caduta (dati prelevati dal Crotonese 22/11/2020).
All’interno della città di Crotone la situazione è apparsa critica soprattutto nei quartieri più antichi, in quelli costruiti sotto il livello del mare, quali Gabella, Margherita, Marinella e quelli costruiti a ridosso degli argini del Fiume Esaro, quali Poggio Verde, Fondo Gesù, San Francesco, Lampanaro, Gabelluccia e Trafinello. In soccorso sono arrivati i vigili del fuoco e protezione civile, che hanno prelevato i cittadini dalle proprie abitazioni ormai allagate, ospitandoli in appositi alberghi. Molte le analogie con l’evento alluvionale del 1996, quando a causa delle intense piogge abbattutesi per tre giorni sulla città di Crotone, si verificò l’esondazione del Fiume Esaro, che  con tutta la sua furia, invase le strade adiacenti i suoi argini, uccidendo sei persone. A seguito di questo alluvione, venne redatto un progetto con annessa una mappa delle aree a rischio di inondazione nel territorio Crotonese.
In questa documentazione, vennero indicati alcuni interventi strutturali e non, finalizzati alla riduzione del rischio di inondazione: la ri-sagomatura del tratto terminale del fiume Esaro, la rimozione del ponte in ferro sul medesimo fiume, le verifiche idrauliche e la ristrutturazione di tombini e ponti e rilievo topografico dell’Esaro. Questo progetto, che è stato redatto nel 1997 dagli ingegneri PERRI, BEVILACQUA, CALOMINO, GUGLIOTTA e TRICOLI, prevedeva la realizzazione di 6 vasche di laminazione, due presso Località Passovecchio e quattro sull’Esaro, le sistemazioni idrauliche-forestali dei versanti ed il restauro di numerosi attraversamenti stradali e ferroviari che ostacolavano il deflusso della corrente, al fine di regolare la portata di piena del fiume Esaro ed evitare il sovraccarico d’acqua. Questa progettazione è in corso ancora oggi, dal 1996, con la realizzazione delle vasche di laminazione in diverse zone del Crotonese. Non sono ancora stati effettuati i giusti lavori e rinforzi alla città da parte del comune della provincia. D’altra parte i cittadini dovrebbero impegnarsi e prendersi cura dell’ambiente per prevenire, per quanto possibile, danni alla città ed alla popolazione contro future alluvioni o incidenti ambientali. È opportuno dunque, che avvengano le pulizie dei tombini e dei corsi d’acqua ed il completamento del Piano Versace per prevenire alluvioni future causate dalla fuoriuscita d’acqua proveniente dai fiumi, in particolare dall’Esaro. 

Aiello Sharon, Adamo Manila, Rosati Denise Ines,
Greco Ludovica, Bambara Alessandra

L’IMPOTENZA  DELL’UOMO DI FRONTE ALLA NATURA

Il 14 ottobre 1996 ci fu un’alluvione devastante nella città di Crotone, questa colpì anche diversi comuni vicino alla città. Fu causata dall’esondare del torrente Esaro. L’acqua arrivò a superare i 4 metri di altezza, sommerse abitazioni, auto e attività. La gente per cercare di salvarsi nuotava nell’acqua. Questa catastrofe causò la morte di 6 persone, migliaia di sfollati e danni a 358 imprese.
Il terribile ricordo
Oltre tutte le conseguenze da dover affrontare, questa catastrofe lasciò anche tante ferite nei cuori e nella mente dei cittadini, che non riescono a dimenticare la brutalità di quelle giornate.

Testimonianze:

SILVANA GAROFALO; rione fondo Gesù, piano terra.
Pioveva da ormai una settimana ininterrottamente, ma quella mattina quando mi alzai non pioveva più, nonostante la paura dei giorni passati, questa tregua dalla pioggia ci dava una piccola speranza che il peggio non arrivasse. Malgrado la tregua dalla pioggia, l’acqua cominciava a risalire dai tombini che non riuscivano più a mandarla via, così nel giro di poche ore la strada si allagò. Nel corso dei giorni precedenti il ponte grande cominciò a cedere. Alle 11:45 di quella mattina, dalla finestra di camera mia vidi arrivare a tutta forza dei cavalloni d’acqua verso casa mia, così in pochi secondi io e la mia famiglia salimmo ai piani superiori, anche se mentre salivo le scale l’acqua mi ingombrava i passi. Poco dopo il ponte grande cadde, provocando un forte boato, tanta paura e dando ancora più forza all’acqua. L’acqua arrivava da tutte le direzioni, poiché casa mia si trova difronte al fiume. Poco dopo cedette anche il ponte piccolo. Verso le 16:30 l’acqua cominciò ad andarsene e la protezione civile venne in nostro soccorso, nei giorni seguenti dovemmo buttare mobili, vestiti e cibo, poiché era stato tutto sommerso e tutto ciò ci costò tanta fatica, ma soprattutto ci lasciò tanta paura.
Francesco Macrì.
Quella mattina mi trovavo a scuola e già dall’inizio della giornata il tempo era cupo e grigio, quando le condizioni cominciarono a peggiorare, il dirigente scolastico diede l’ordine di far chiamare le famiglie per poi poter tornare a casa. Io per fortuna riuscii a tornare a casa in tempo.Da casa mia potevo osservare il fiume Esaro in piena e l’acqua che allagava tutto il circondario. Inoltre vedevo fuoriuscire dal fiume materiali di ogni tipo, come bombole di gas o resti di automobili. Ricordo quei giorni come giornate colme di paura e sofferenza.
Anastasia Amariti.
Quella mattina mi trovavo a scuola e tutto d’un tratto i genitori dei miei compagni di classe cominciarono a portare di fretta e furia i figli a casa, dopo poco mio zio venne a prendere me e mia cugina, ma purtroppo appena arrivati in macchina, rimanemmo bloccati dalla troppa acqua e dal troppo fango. Quando ormai le condizioni divennero critiche, vennero in nostro soccorso i vigili del fuoco che ci tirarono fuori dall’auto con una fune e ci portarono in salvo. Ricordo questo evento con grande paura.
Micol Amariti.
Era una giornata molto strana, ma nonostante ciò andai lo stesso a scuola.  Verso le 11 i miei vicini di casa mi vennero a prendere con aria preoccupata, per poi portarmi a casa, dove nel parcheggio trovai una situazione devastante. Una volta salita a casa trovai mia madre disperata perché non riusciva a rintracciare i miei fratello e mio padre. Poco dopo invitammo i bambini e le maestre dell’asilo che si trovava sotto casa nostra, a salire a casa, poiché la situazione si stava aggravando. Ricordo quella giornata con tanta tristezza.
Si potrebbe riverificare una simile catastrofe ai giorni nostri?
Purtroppo ad oggi si sono già verificate situazioni simili a quelle del 96. Nonostante tutte le iniziative prese e i lavori progettati per provare a migliorare questa situazione, nulla è mai stato portato a termine.
Un esempio molto recente
Un esempio di una simile catastrofe è successo poco tempo fa, sabato 21 novembre 2020, quando le strade si sono tramutate in veri e propri fiumi, ricoprendo di fango i ricordi di una vita.   Anche l’Esaro esondò, fortunatamente in una zona periferica. Quel giorno a Crotone si è rivissuto il terrore. Soffermandoci su quello che ancora oggi succede, dobbiamo continuare a vivere con la costante paura che con un po’ di pioggia in più possa scatenarsi un incubo.
Nonostante questo speriamo che prossimamente vengano presi provvedimenti, ma soprattutto speriamo che vengano messi in atto

Alessia Curcio, Federica Modesto,
Gaia Maffei, Angelica Macrì,
Maria Grazia Facente

LA STORIA SI RIPETE

Il 14 ottobre 1996 la città di Crotone, sul versante ionico della Calabria, subì una violenta inondazione a seguito della caduta di consistenti piogge che andarono a sommarsi a quelle che già avevano interessato in modo considerevole la provincia la settimana precedente, saturando così i terreni e causando piene e straripamenti di diversi corsi d’acqua presenti nella zona tra i quali il torrente Passovecchio e il fiume Esaro.

  • Nella mattinata caddero in particolare sul bacino di quest’ultimo circa 120 mm di pioggia (nella settimana si erano così raggiunti complessivamente i 330 mm), che andarono così ad sovralimentare tutti i corsi d’acqua affluenti dell’Esaro provenienti dalla zona di Cutro.
  • Nella località di “Stazione Isola Capo Rizzuto” si formò così un’incontenibile e violenta piena dello stesso fiume *(in seguito calcolata con una portata di oltre 1000 m3/s)*.
  • La piena raggiunse verso le ore 12 il rione “Gabelluccia”, nella periferia occidentale di Crotone: una massa di acqua e fango sommerse i primi piani delle abitazioni dello stesso quartiere, estendendosi successivamente verso la zona industriale, dove interessò sia i fabbricati in riva sinistra, già allagati in precedenza per lo straripamento dell’affluente Papaniciaro, sia quelli in riva destra, presso il rione “Gesù”, dopodiché l”acqua raggiunse anche il centro storico cittadino incanalandosi lungo via Nicoletta.

L’alluvione provocò 6 vittime (Paolo Pupa, Angela Trovato, Luca Buscema, Michela Cicchetto, Luca Tavano e Bruno Comisso) e danni ingentissimi: numerosi prefabbricati industriali furono spazzati via dall’acqua e la zona commerciale e industriale della città risultò essere pesantemente devastata. L’acqua, in alcune strade del centro abitato, raggiunse perfino i quattro metri d’altezza. Gli effetti dello straripamento furono poi aggravati dal pesante abusivismo edilizio: i quartieri di Gabelluccia e Gesù, quest’ultimo costruito a ridosso dello stabilimento della Montecatini, nelle zone di espansione del fiume. Furono distrutti quasi tutti i ponti. Vennero colpite 358 imprese con danni per 126 miliardi di lire del 1996. L’alluvione del 14 ottobre 1996 è una tragedia che ha segnato profondamente Crotone. La pioggia che si è abbattuta sulla città fece ingrossare il letto dell’Esaro che, come una furia, provocò il crollo dell’arcata del ponte e provocato l’inondazione dei quartieri storici della città. Segni ancora oggi visibili nel popolare quartiere Fondo Gesù, qui, da 24 anni gli abitanti fanno i conti con innumerevoli criticità. E’ infatti sotto gli occhi di tutti che le opere di messa in sicurezza di tutto il corso dell’Esaro vennero realizzate solo in parte e non soggette a manutenzione e controllo. L’alluvione del 14 ottobre 1996 per i crotonesi è una ferita che non si è ancora rimarginata e che probabilmente non si rimarginerà mai. È difficile per i crotonesi dimenticare quello che è successo nel 1996, soprattutto dopo che la storia si è ripetuta. Fortunatamente i danni sono stati minori ma hanno segnato comunque la comunità. Dopo 24 anni la storia si ripete, per i crotonesi è abbastanza difficile dimenticare l’accaduto del 1986..i danni sono stati molto meno ma le emozioni le stesse. Foto e video suscitano in tutti un senso di angoscia e paura. 24 anni fa non abbiamo vissuto quest’esperienza in prima persona ma adesso che l’abbiamo fatto possiamo dire che non è facile per la comunità rialzarsi. Purtroppo, ci sono tutt’ora magazzini e case in pessime condizioni, i commercianti si ritrovano senza lavoro.

Anastasia Iocca, Casena Baie,
Giulia Gentile, Roberta Leto

Più informazioni su