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Le parole della Chiesa e i fatti di mafia

Un analisi del Presidente sezione calabrese Associazione nazionale libero pensiero Giordano Bruno, Rolando Belvedere.

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Riceviamo e Pubblichiamo:

Monsignor Angelo Panzetta nella veglia di preghiera voluta da Libera l’associazione e numeri contro le mafie nella giornata dedicata alla memoria e all’impegno, non sembra fare sconti. “…non siamo una comunità omertosa e che si gira dall’altra parte”. Però la scomunica, la più grave tra le sanzioni per un cattolico previste dal diritto canonico non ha ancora toccato la mafia. I rapporti sono antichi. Non solo per l’attaccamento dei mafiosi alla religione, ma per la “religiosità” della struttura infatti i picciotti pure nel rituale di iniziazione hanno in mano un santino: i leggendari cavalieri Osso, Mstrosso e Carcagnosso non sono Cristo, San Michele, e San Pietro? Il Vangelo non è un grado? I mafiosi noti per le ammazzatine e per una serie di comportamenti regolati da un libro che si chiama codice penale, continuano a fare tante belle offerte e a frequentare da vivi e da morti la loro parrocchia e magari occuparsi delle processioni con i relativi “inchini” al boss. La scomunica invece pesa ancora per volere di papa Pio XII nel 1949 e Giovanni Paolo II nel 1983 rispettivamente sui meno fortunati comunisti, e i massoni. L’ha subita pure qualche prete come Alessandro Minutella della parrocchia di Romagnolo a Palermo per aver definito – tra l’altro – la Chiesa “prostituta indegna e venduta ai poteri del mondo” come riporta Libero in un articolo del 18 novembre 2018. C’è da chiedersi se il Padreterno dei cristiani sia quello dei mafiosi.

Rolando Belvedere
Presidente sezione calabrese
Associazione nazionale libero pensiero Giordano Bruno

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