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Colazione con Faillo foto

Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Gianluca Facente, scrittore, divulgatore e poeta crotonese, che da tempo opera sul territorio, per difendere e diffondere la cultura e la storia della nostra terra: Kroton

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Con Gianluca, abbiamo soprattutto parlato del suo terzo libro, Faillo il Pitionico, edito da Publigrafic, ed uscito, oramai, nell’ottobre del 2018.

Oggi il romanzo, che ha visto già tre ristampe, è diffusissimo non solo a Crotone e in Calabria, ma ha viaggiato in tutta Italia, varcando anche i confini del nostro paese, grazie all’amore dei nostri conterranei.

 

Il viaggio di un “buon virus” che forse, oggi, sta già facendo molto bene mi verrebbe da dire?

SI si; le iniziative sono tante; l’Italia, in questo momento ha bisogno di figure positive.
La pecca del popolo italiano, ma in particolare quella del popolo calabrese e crotonese, è aver tagliato quel cordone ombelicale con il passato, invece è importante mantenere dei legami, anche con la cattiva storia.

Perché e dove nasce questo romanzo?

Io ho studiato al Liceo Scientifico, la mia passione era invece di profilo classico; fortunatamente ho avuto mio padre che era un grande appassionato di storia, le mie zie, una preside e l’altra maestra vecchio stampo, e ho avuto la fortuna di avere due cugine professoresse di italiano e di storia, con una preparazione di tipo classico, che mi hanno inculcato questa passione; la scuola mi ha aiutato un po’ con il latino, tutto il resto è stato colmato da questo amore; di questo devo anche ringraziare mio fratello.

Come ti sei scontrato o incontrato con questo personaggio?

Faillo è un personaggio enorme, importante per la storia in generale.
Io faccio la differenza tra personaggi di Crotone e personaggi che hanno operato a Crotone; e anche tra i personaggi crotoniati, Faillo mantiene quella sua posizione di preminenza, perché, rispetto agli altri, ha una letteratura a parte; è citato in alcune tragedie greche è dipinto sulle ceramiche di Eutimide dove è considerato Kalos; e per finire è un eroe nazionale in Grecia.
Faillo, io l’ho cercato in realtà.
Avevo letto in Erodoto e sono andato a studiarlo, soprattutto in alcune ricerche della dottoressa Corrado, ma anche in altre fonti; è un personaggio di cui storicamente si sa pochissimo; si sa che vinse a Delfi la gara di Stadion e Pentathlon; si sa che andò a combattere a Salamina e sopravvisse alla battaglia, perché vinse il Pentathlon due anni dopo.

Quanto hai lavorato alla descrizione dei luoghi per dare l’effetto al lettore di vedere quei posti?

Tracciare un profilo dell’antica Kroton Megas, per quanto i nostri archeologi si stiano arrovellando il cervello nelle ricerche, è molto difficile, perché sembra essere ovunque ma sembra essere da nessuna parte.
Si hanno però alcune certezze, come la posizione dell’Acropoli, che probabilmente partiva dall’ospedale fino al castello di Carlo V; considera che un terzo di questo territorio, conteneva la città medievale.
Non abbiamo idea di ciò che è stata la nostra città; ecco perché, forse, timorosi ne raccontiamo la storia, perché forse non ci crediamo nemmeno noi.

Il senso della libertà, della ribellione che emerge nel romanzo, il fare “la cosa giusta”; si è perso questo senso, oggi, di difendere la propria cultura le proprie origini?

Il messaggio è proprio questo ed è contenuto nel viaggio romanzato di Faillo, che in realtà si trovava già in Grecia.
Di fatto la sua è l’unica nave occidentale che partecipa; Gelone mette il veto sulla partecipazione di tutti i popoli magno greci.

Risponde ai messi panellenici, ma pretende di guidare tutta l’offensiva e Cleombroto a Temistocle gli dicono stai dove sei che ci pensiamo noi.
Quella con i Persiani, fu l’ultima possibilità, per dimostrare che essere prima buoni cittadini e poi tutto il resto, si può, ed è quello che fece Faillo, armando una nave e combattendo contro Serse.

Ultimamente stai girando un po’ le scuole della provincia; a Crotone l’avevi già fatto in passato?

A Crotone sono andato un po’ in tutte le scuole con Faillo, non le ricordo tutte, ma ricordo i docenti, tutti mi hanno invitato e di questo li ringrazio.
In particolare ricordo una rappresentazione teatrale di Faillo, che mi ha commosso, c’erano dei bambini che avevano una gioia nel recitare Faillo che mi ha davvero commosso.
Questa è la dimostrazione che c’è del fermento.

I ragazzi come si sono posti, nel corso di questi incontri, davanti a questa figura?

La gente ha bisogno di questi personaggi ha bisogno di riscoprire gli eroi.
Oggi Faillo è stato riconosciuto come eroe; oggi l’elmo lo si vede ovunque.
Fin ora i bambini esultavano vedendo l’immagine di Batman, il pipistrello su campo giallo; adesso riconoscono la forza simbolica dell’elmo di Arone e lo identificano come protettore ed eroe, come emblema di Faillo, nel nome del quale riunirsi e ritrovarsi e questa cosa mi mette i brividi.

Invece, l’esperienza di Catanzaro, presentare il tuo romanzo in un contesto diverso, come è stato?

Be’ è stato un successo; io mi presentavo in doppia veste, come autore e come presidente di Fen Cultura.
È accaduto qualcosa di diverso; io a volte qui mi sento rispondere “tu parli di Faillo di Kroton, è il passato, quelle quattro pietre, non vedi che la città sta morendo”…E la storia cosa c’entra? Faillo, Milone, Pitagora, che c’entrano? Oppure “a si scriviamo libri”…Ma perché, scrivere libri è un demerito?
Li invece (Catanzaro) è diverso; li si parlava di imprese, si parlava di rinascita; io la prima cosa che ho detto è stata di smettere di restare disuniti, perché per rinascere bisogna dare luce alle nostre eccellenze, ai nostri simboli.

Tra qualche mese una nuova iniziativa, lontano da casa!

Si saremo nella provincia di Cosenza, a Rossano – Corigliano, li parleremo di Faillo, ma anche di Calabria unita e del prossimo mio lavoro, che sarà un romanzo storico, sul recupero della città di Sibari.
Perché anche Sibari ha tanta storia e merita di essere recuperata, del rapporto con Kroton e di come è finita.

Non solo scrittore ma anche divulgatore. Per quanto riguarda i famosi giri nel centro storico, non vi hanno permesso di fermarvi?

Guarda non c’è l’hanno permesso e Antonio (Arcuri) non si è voluto fermare, è un fiume in piena.
C’è gente che ha cercato di capire chi fossimo e cosa volessimo; noi siamo due appassionati, amiamo la nostra città e cerchiamo di trasmettere questo amore alla gente.
Il nostro esempio, deve essere indirizzato a risvegliare nei nostri concittadini la voglia di fare una passeggiata nel cento storico e spiegare ai propri nipoti e ai propri figli, cosa rappresentano quei palazzi.

 

 

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