Le rubriche di Crotone Informa - perècceZzioni

PerècceZzioni di: The Nightmare Before Christmas

Fuggire dalle responsabilità e dalle aspettative della società per ritrovare se stessi e tornare da eroi

di Maria Celeste Arcuri e Danilo Corapi

Una società di individui omologati, privi di una propria originalità e di propri obiettivi sarebbe una comunità povera, senza possibilità di sviluppo. Al contrario, si deve tendere alla formazione di individui che agiscano e pensino in modo indipendente, pur vedendo nel servizio della comunità il proprio più alto compito vitale.
(A.Einstein)

Pluripremiato film d’animazione diretto da Henry Selick, “The nightmare before christmas” è una delle pellicole più emblematiche della carriera di Tim Burton. Prodotto dalla Touchstone Pictures nel 1993, in brevissimo tempo si è guadagnato il clamore di un pubblico abbastanza vasto, infatti, sebbene ambientazioni e personaggi siano stati inizialmente considerati inadatti e atipici per un film d’animazione mirato a divertire i più piccoli, nell’ultimo ventennio è diventato una delle produzioni cinematografiche più amate e commercializzate della storia. Nei 73min. di visione, ci si imbatte in una serie di riferimenti artistico-letterari di notevole importanza, a partire dalla inconfutabile presenza dei più famosi soggetti della Gothic novel, in più sequenze assistiamo a palesi omaggi a quadri di artisti come Munch o Füssli, a richiami alle opere di William Shakespeare e Charles Dickens e alla riproduzione di pose plastiche familiari alle maestose sculture di Michelangelo.

Sulle note del rinomato brano “This is Halloween” (LINK) ideato dal compositore Danny Elfman lo spettatore viene condotto all’interno delle ambientazioni principali del film abitate da lugubri e spaventosi personaggi, fedeli sudditi del “Re delle zuccheJack Skeletron. La pellicola, incentrata sul dissidio interiore del re di Halloween Town, ci offre diversi input sul modo di rapportarsi con i cambiamenti talvolta necessari, a cui andiamo incontro nel corso della vita e alla malsana necessità di voler apparire per come non si è realmente. Può capitare in alcuni periodi della propria vita, di proiettarsi nei panni di qualcuno ben lontano dalla nostra realtà personale, tuttavia il desiderio di soppiantare la persona che più ammiriamo, farebbe di noi nient’altro che una copia superflua potenzialmente distruttiva, infatti, questo processo oltre a ledere sensibilmente la nostra personalità, genera un senso di vuoto e inadeguatezza che una volta insinuatosi infimamente nella nostra mente, ci convincerà che essere chi non siamo sia l’unica strada percorribile per raggiungere la felicità, rendendo la nostra unicità una componente sacrificabile. Il film tuttavia si conclude offrendo allo spettatore un messaggio quasi rassicurante, ovvero che per ritrovare se stessi, non è necessario compiere gesti estremi ed avventati, stravolgendo di conseguenza la propria vita, ma bisogna lavorare sulla propria interiorità procedendo a piccoli passi, magari circondandosi di persone che si sostengano e valorizzino senza sottoporci al peso delle aspettative, persone che al pari di “Sally” ci amino incondizionatamente per ciò che siamo.